Mario Abbruzzese molla: «Sindaco e alleanze? Non sono più materia mia»

Mario Abbruzzese si ritira dallo scenario politico di Cassino. Lascia tutto nelle mani di Pasquale Ciacciarelli. Candidato sindaco e alleanze "Non sono più materia mia".

Mario Abbruzzese si ritira dalla scena di Cassino. Non parteciperà alle trattative per la formazione della lista di Forza Italia da schierare alle prossime elezioni comunali. Non intesserà alleanze ed accordi, né con la Lega né con Fratelli d’Italia e tantomeno con i civici. Lascerà il campo «alla nuova classe dirigente che nel frattempo è cresciuta e può camminare con le sue gambe». A guidare la delegazione e decidere cosa fare sarà l’ex coordinatore provinciale e consigliere regionale del Lazio Pasquale Ciacciarelli.

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Cosa sta accadendo a Forza Italia?

È chiaro che Forza Italia sta vivendo un momento di grande difficoltà.

Dovuto a cosa?

Alla posizione innaturale che sta occupando in questo momento in Parlamento. È la forza politica che ha guidato il centrodestra alla vittoria nelle scorse elezioni ma è relegata ad un ruolo marginale di opposizione. Questo non le consente di individuare il punto di sintonia con gli elettori.

Perché non riuscite a sintonizzarvi con i vostri elettori?

Perché siamo all’opposizione di una forza politica che proprio noi abbiamo chiesto di votare e che con noi abbiamo portato alla vittoria elettorale.

Colpa della Lega che vi ha messi all’angolo?

Se la Lega è al governo ci sta grazie ad un placet di Silvio Berlusconi. Credo che il fallimento del quadro di centrodestra uscito vincente dalle urne il 4 marzo 2018 stia proprio in questa deroga che il presidente Berlusconi ha concesso con grande generosità, solo per aspirare un Governo al Paese. Gli errori, anche se per eccesso di bontà, alla fine si pagano.

I limiti del ‘contratto’ tra Lega e M5S stanno emergendo ogni giorno: dopo le Europee prevede un governo tutto di centrodestra?

Sarebbe un accadimento naturale perché l’omogeneità che si trova nel centrodestra non può esserci con altri Partiti. Meno di tutti con un movimento come il 5 Stelle, con il quale la Lega ha nulla da spartire. Tra l’altro, il centrodestra quando si presenta unito vince sempre, l’ultima dimostrazione l’abbiamo avuta in Abruzzo.

Vi è chiaro che il centrodestra di oggi non è più quello del 2018?

Lo dicono i fatti. Lo dicono i numeri. Il centrodestra di un anno fa non esiste più.

La levata di scudi fatta nelle settimane scorse dai tre consiglieri regionali del Lazio di Forza Italia per reclamare un cambio di rotta ed un rinnovamento radicale nel partito è figlia di questa mutazione nel centrodestra?

Quella lettera è figlia del malessere che c’è nel Partito. Dettato dall’immobilità di Forza Italia. Credo che sia sbagliato lavorare contro qualcuno. È meglio lavorare per qualcosa. Dobbiamo lavorare per comporre una grande squadra: Forza Italia ha ancora tanto da dire al Paese, rappresenta i moderati, che sono ancora una fascia molto ampia della popolazione. Una forza fondamentale per costruire l’equilibrio tra i sovranismi della Lega e di Fratelli d’Italia.

Quella lettera a chi è stata utile?

Ha sviluppato un momento di confronto nel gruppo dirigente regionale. Ed il confronto è sempre positivo. Perché si parla, ci si chiarisce. Infatti, adesso tutto è tornato alla normalità.

Questo confronto con quello che lei chiama ‘il gruppo dirigente regionale’ e che noi per sintesi chiamano con il nome del coordinatore regionale Claudio Fazzone, ha contribuito alla caduta del sindaco di Cassino?

Perché dovrebbe?

Perché i 4 dissidenti di Forza Italia che con la loro firma hanno determinato la caduta dei Carlo Maria D’Alessandro fanno riferimento a Fazzone. Che con lei non ha mai avuto un rapporto fraterno…

Non c’entra niente. Quello che è accaduto a Cassino non ha niente a che vedere con il dibattito regionale in Forza Italia.

Cosa è accaduto allora a Cassino, se non è stata una vendetta?

Credo che a Cassino ci siano stati degli errori. Soprattutto si sono rotti i rapporti personali: quando si perde la fiducia tra sindaco e gruppo consiliare i risultati sono devastanti, come anche in questo caso.

È più deluso o amareggiato da quello che è accaduto a Cassino?

Sono deluso. Perché l’elezione di Carlo Maria D’Alessandro a sindaco è stata una vittoria sudata, inaspettata, composta da un gruppo dirigente insieme a tanti giovani, a tanta gente piena di entusiasmo, che aveva aperto una strada. Tutto questo ora arresterà la crescita del Partito.

Quanto sarà difficile riannodare i fili spezzati?

Le lacerazioni si pagano nel tempo. Non credo che la fiducia interna ritornerà.

Preoccupato per il futuro politico di Forza Italia, nel Lazio ed a Cassino?

Non sono preoccupato. Ci hanno dato per spacciati già tante altre volte. Silvio Berlusconi e Antonio Tajani stanno mandando segnali efficaci, con i quali parlare a quella parte moderata del Paese che chiede un governo forte dell’esperienza e della serietà che noi possiamo fornire. Lo dimostreremo già nelle prossime elezioni Europee. Sono certo che segneranno una tappa importante: i numeri diranno che il Paese vuole ancora Forza Italia come perno del centrodestra unito.

Quando inizia a costruire la prossima alleanza elettorale per Cassino?

Mai. Io ho finito.

Prego?

Io sono il vice coordinatore nazionale Enti Locali di Forza Italia, sono nella cabina di regia della campagna elettorale per le Europee. Devo occuparmi esclusivamente di questo. Perché siamo di fronte ad una sfida decisiva. Dobbiamo costruire un’affermazione autorevole in tutto il centro Italia.

Non si occuperà delle elezioni a Cassino? Non fanno parte del Centro Italia?

Ormai a cassino sono stati allevati molti giovani bravi e dinamici. Sono convinto che loro potranno occuparsi in maniera efficace di Cassino. Io devo occuparmi di 156 Comuni del Lazio che vanno al voto per le Europee. C’è una classe dirigente capace di individuare il migliore candidato sindaco, in grado di lavorare per arrivare alla composizione di un’alleanza. Sarà Pasquale Ciacciarelli a coordinare quei lavori. Io ora sono un semplice dirigente di Partito che ha una delega da onorare e rispettare fino in fondo, soprattutto di fronte ad una scadenza come le Europee.

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