“Mamma i grillini”: l’ultima chiamata di Storace a Berlusconi

Cosa c'è dietro al tweet di Francesco Storace. E perché si rivolge direttamente a Silvio Berlusconi. Il gioco a scacchi della candidatura nel Lazio. E le prossime mosse

Francesco Storace è stato presidente della Regione Lazio e anche ministro, oltre che parlamentare e consigliere regionale.

E’ uno di quelli che viene da lontano, dal Movimento Sociale Italiano: è stato uno dei protagonisti della svolta di Fiuggi che ha condotto alla nascita di Alleanza Nazionale, anche se non ha mai risparmiato critiche a Gianfranco Fini.

Con Maurizio Gasparri la rivalità è sempre stata altissima, però il punto non è questo. Storace ha twittato un concetto all’apparenza semplice, perfino scontato: se il centrodestra candida qualcun oltre oltre a Sergio Pirozzi, perde. Anzi, consegna la presidenza della Regione ai grillini. Non a Nicola Zingaretti e al  centrosinistra. Ai grillini. E aggiunge che gli era sembrato di aver capito che per Berlusconi erano i penstastellati il nemico politico numero uno.

Affermazioni che danno il senso del travaglio politico del centrodestra laziale. Francesco Storace è il regista dell’operazione politica che ha portato all’autocandidatura del sindaco di Amatrice alla presidenza della Regione Lazio. Si aspettava il fuoco di sbarramento di Fratelli d’Italia guidati da Giorgia Meloni, anche se Pirozzi a quel partito faceva riferimento. Probabilmente si aspettava anche l’apertura del leader della Lega Matteo Salvini.

Non si aspettava le titubanze di Forza Italia, magari confidava che scattasse puntuale il “ghe pensi mi” di Berlusconi.

Indipendentemente da come andrà a finire, quello che emerge è che l’unità del cartello elettorale del centrodestra si costruisce non soltanto attraverso continui e difficili compromessi, ma anche con contrapposizioni che prima esplodono e poi vengono ridimensionate sul piano ufficiale.

Francesco Storace si rivolge direttamente a Silvio Berlusconi con il riferimento all’ipotesi di una vittoria dei Cinque Stelle e non di Zingaretti. E’ come se invitasse il leader degli “azzurri” a fare uno scatto da decisionista solo al comando. Difficile che Berlusconi possa farlo, visto che Matteo Salvini fa capire in ogni momento che corre sì per governare, ma che di certo non lo spaventerebbe il ruolo di opposizione di un governo di larghe intese. Perché in una ipotesi del genere crescerebbe anche la Lega, oltre al Movimento Cinque Stelle.

Il centrodestra non ha alternative all’unità per vincere: alle politiche, ma pure alle regionali nel Lazio e in Lombardia. L’elemento nuovo però è che sta emergendo l’unità di facciata.

I Cinque Stelle attaccano. Nicola Zingaretti ancora no: lui aspetta il possibile accordo con Liberi e Uguali, poi si concentrerà sugli avversari.

Silvio Berlusconi non ha carta bianca da Matteo Salvini. Sarà questo uno dei temi fondamentali della lunga campagna elettorale.

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