Il massacro di Niccolò e il pensiero ad Emanuele

Il Corriere della Sera descrive così gli ultimi sviluppi dell’uccisione di Niccolò, il ragazzo italiano massacrato di botte in Spagna:

“Alle 5 del pomeriggio la polizia municipale ha messo i sigilli alla discoteca  dove nella notte tra venerdì e sabato è stato massacrato Niccolò Ciatti, 22 anni compiuti da appena un mese. Si indaga anche sul locale, se è vero, come stanno verificando gli inquirenti, che quella sera c’erano solo nove uomini della sicurezza a controllare oltre duemila ragazzi. Anche per questo i tre ceceni che sono stati fermati con l’accusa di omicidio hanno potuto colpire e andare via senza problemi. Lunedì, per uno di loro, quello che ha dato il calcio mortale al volto di Niccolò già a terra, è stato confermato il carcere, gli altri sono stati liberati e possono rientrare in Francia dove vivono come richiedenti asilo”.

 

Impossibile non andare con il ricordo, ma anche con l’emozione, la commozione e la rabbia al massacro di Emanuele Morganti, avvenuto pochi mesi fa ad Alatri. E sul quale non è stata fatta ancora luce.

 

Sempre il Corsera:

“Gli amici che in quel momento erano con Niccolò hanno spiegato subito alla polizia che era stata un’aggressione brutale, senza motivo, forse uno spintone nella calca. «Sembrava un ring» hanno detto. Era molto peggio. Le immagini delle telecamere interne mostrano come Niccolò sia stato percosso selvaggiamente sotto gli occhi di centinaia di ragazzi, come dentro un’arena bestiale e indegna. Viene colpito con pugni e calci, cade, le spalle a terra, le gambe appena piegate, forse ha già perso i sensi. È a questo punto che un calcio lo raggiunge al volto, uno degli amici prova a sollevarlo, mentre i tre continuano indisturbati. Non ci sono agenti, né buttafuori, gli altri ragazzi si sono allargati a cerchio, alcuni filmano con i cellulari, nessuno interviene”.

 

Il padre del ragazzo ha detto: «Nessuno li ha fermati, nessuno ci ha aiutato nemmeno a sollevare il corpo e portarlo fuori, dove dopo mezz’ora è arrivata l’ambulanza». L’aggressione non è avvenuta in strada, ma in una discoteca stracolma. «Tutti sono stati a guardare impotenti — si dispera il padre —. Forse qualcuno poteva risparmiargli quelle pedate sulla testa, quelle botte al cuore che me l’hanno ammazzato».

 

Impressionanti le analogie con il mortale pestaggio di Emanuele Morganti. Le indagini proseguono, ci sono nuovi elementi al vaglio della magistratura per la ricostruzione di quel che avvenne quella notte. Ma il punto non è questo. Il punto è l’omertà che continua  a regnare a distanza di tanti mesi. Perché un fatto è sicuro: in diversi hanno visto, anche quel locale era stracolmo e in tantissimi si sono riversati in strada. Nessuno è intervenuto, nessuno ha chiamato in tempo reale polizia o carabinieri, nessuno ha neppure urlato per dire che l’aveva già fatto (magari mentendo, solo per spaventare le  bestie assassine).

 

Niente di niente. E’ questa indifferenza che lacera l’anima dei familiari, degli amici ma anche dell’intera comunità. Quando si assiste ad un pestaggio del genere si mette in conto che può finire malissimo, quando vengono sferrati calci e pugni in testa si mette in conto che la vittima può morire. La paura si confonde con la voglia di non esporsi. Però si può scegliere di restare tranquilli quando, tornando a casa e ascoltando un telegiornale, si scopre di aver assistito ad un omicidio?

 

Vale la pena di leggere Sant’Agostino, precisamente il colloquio con Evodio sull’Uomo e il libero arbitrio. Il capitolo è quello “Il male e il suo principio”.

EVODIO – Dimmi, ti prego, se Dio non è principio del male.
AGOSTINO – Te lo dirò se mi precisi di quale male intendi chiedere. Di solito si considera il male sotto due aspetti: uno, quando si dice che un individuo ha agito male; l’altro, quando lo ha sofferto.

E. – Dell’uno e dell’altro vorrei sapere.
A. – Ma se tu hai scienza o fede che Dio è buono, e non è lecito pensare diversamente, Dio non agisce male. Ancora, se ammettiamo che è giusto, ed è sacrilego negarlo, come distribuisce il premio ai buoni, così anche la pena ai malvagi. Certamente tali pene sono un male per coloro che le subiscono. Ora la pena non si subisce ingiustamente. Bisogna crederlo perché crediamo anche che l’universo è governato dalla divina provvidenza. Dunque Dio non è principio della prima categoria di male, ma della seconda ne è principio.

E. – V’è dunque un altro principio di quel male se è evidente che Dio non lo è?

A- Certamente. Sarebbe assurdo che si faccia da solo. Se poi insisti nel chiedere chi ne è l’autore, è impossibile risponderti. Non è un essere determinato, ma ciascun malvagio è principio della propria azione malvagia. Se ne dubiti, rifletti sul motivo or ora detto, che le azioni malvagie sono punite dalla giustizia di Dio. Non sarebbero punite giustamente se non fossero compiute con atto di volontà.

 

Il massacro di Emanuele, come quello di Niccolò, è stato un atto di volontà.

“Ciascun malvagio è principio della propria azione malvagia”. E la pena è giusta, per i colpevoli e per chi li protegge.

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