Massimo e la sfida al tumore, ogni giorno nel cantiere (di A. Tagliaferri)

FOTO: © Can Stock Photo / emirkoo

Il diario di Ada Tagliaferri. In reparto oggi c'è Massimo. Che sfida il suo tumore. Andando sui cantieri: per vedere i figli al lavoro nella ditta che ha creato. La sua vera eredità

Ada Tagliaferri

Infermiera mancata con la vocazione per la pulizia, di ospedali e di anime. Un viaggio all'alba e al tramonto tra corsie e barelle

È arrivato il caldo e Ada non sa più cosa indossare. Menomale che al lavoro con la divisa è tutto più facile, ormai da tempo lavora in quel reparto, quello in cui Gabriele, l’infermiere col nome dell’angelo, gestisce pazienti dalle storie cliniche più delicate.

Oggi fa particolarmente caldo. Il cielo è spaccato a metà, da una parte l’azzurro più profondo senza neanche una nuvola, dall’altra il viola quello intenso. Sembra come quella foto che gira sui social, quella dei due oceani che si incontrano ma non si uniscono, qualcosa di inquietante ma anche qualcosa di più grande che ti fa capire che da te non dipende proprio niente e sei solo uno spettatore passivo del mondo e della natura.

Ada, particolarmente filosofica nell’ultimo periodo, ha visto soffrire troppi ragazzi e questo, come madre, l’ha demoralizzata è mandata in paranoia. Ha fatto fare a Grazia tutte le analisi possibili sorprendendo anche la pediatra con richieste a dir poco fuori luogo.

Oggi però con il cielo a metà Ada arriva in reparto felice. Come suo solito sale, si cambia, indossa la divisa e via a pulire quel reparto con tutto l’amore che c’è, come se fosse la sua stessa casa. Quando entra in sala osserva una coppia, avranno tra i 55 e i 60 anni. Lui un bel signore energico, lei con in mano i ferri dell’uncinetto e un accento tutto particolare, non un dialetto, qualcosa di diverso. Quella signora dai capelli castani ondulati non parla, sembra cantare.

Ada si incuriosisce e si avvicina e subito la signora le chiede “Lei ha figli?“. Ada si rende conto che in questo reparto la domanda più comune è proprio questa “lei ha figli?” perché forse di fronte alla morte o alla paura della morte l’unica cosa che veramente da forza è la vita e come può essere meglio rappresentata la vita se non dai figli.

Sì ho una figlia ma è piccola“. La signora risponde “Noi ne abbiamo quattro. Tutti i maschi. Avrei voluto tanto una femminuccia e invece mi trovo a vivere in una caserma! Mi chiamo Maria“.

Ada è affascinata da questa signora bella che dimostra la sua età, una bellissima signora che non vuole apparire più giovane, che indossa una camicia color pastello ha degli orecchini molto delicati con delle perle e i capelli sono semiraccolti, che ha un trucco molto leggero e realizza fiori all’uncinetto. Spiega che sta facendo tanti quadrati, ogni quadrato ha un fiore diverso. “Alla fine li unirò per fare una copertina per il mio nipotino“.

Lì esplode in una grassa risata quell’omone steso sulla poltroncina “Ma quale nipotino! prima che vedremo qualcuno qua, sarò bello che morto”. In un’altra circostanza probabilmente sarebbe sceso il silenzio, ma sia la signora che l’omone scoppiano a ridere e Ada non può fare altrimenti.

L’omone si chiama Massimo. Massimo ha avuto un tumore allo stomaco è stato operato ma poi sono apparse metastasi, adesso c’è qualcosa che non va con i polmoni. Lo spiega chiaramente ad Ada “Stiamo qui per l’ennesima volta a fare la chemioterapia. Ma dobbiamo proprio fare di corsa perché poi devo passare dai ragazzi in cantiere prima che combinino qualche danno. Ancora è troppo presto per me, non posso andare via perché non sanno fare troppe cose”.

Maria cambia tono, si fa più seria “Massimo non dire sciocchezze. Dopo andiamo a casa, i ragazzi impareranno il mestiere così come lo hai fatto tu. Non puoi stargli dietro per sempre, devi stare tranquillo”.

Massimo risponde con serenità “Proprio perché non potrò stargli dietro per sempre, proprio perché non potrò più stare con loro, voglio esserci fino all’ultimo. Voglio vederli lavorare. Voglio rimproverarli. Voglio insegnargli. Almeno questo me lo dovete, non dirmi di no”.

Maria fa spallucce “In 30 anni di matrimonio non sono mai riuscita a dirti di no. Non penso che ci riuscirò adesso”.

Massimo si illumina, inizia a raccontare ad Ada “Io ho 4 ragazzi sai, i primi tre già lavorano nella mia ditta. Noi costruiamo, fin da piccoli li ho portati in cantiere. C’è chi per i figli vuole il pezzo di carta, io non li ho mai costretti. Certo gliene ho dato la possibilità ma non li ho forzati. Così i fratelli lavorano insieme, litigano come è giusto che sia si scontrano ma è bello vederli tutti in gruppo. È bello vedere come riescono a realizzare dal nulla delle costruzioni e ristrutturare case e rendere felici i proprietari. Perché in questo lavoro tanto è pure questo. Non è che tu costruisci solamente, prendi il sogno di qualcuno il progetto di un uomo o una donna, e trasformi in realtà, qualcosa di concreto, il luogo in cui andare a vivere o il luogo in cui aprire un’attività commerciale. Ci hanno chiamato anche per fare i giardini anche quello è divertente ma non fa per i miei ragazzi. Il più piccolo va ancora a scuola, non è tanto appassionato vuole fare il ragioniere a lui piacciono i numeri, così se non farà l’università potrebbe dare comunque una mano ai fratelli. Purtroppo però nessuno di loro ha voglia di mettere su famiglia e di ragazze ne passano fin troppe per casa, figuriamoci un nipotino o una nipotina con una coperta a fiori!”.

Maria spiega ad Ada che ogni volta che Massimo finisce la chemio si rimette in macchina e raggiunge i suoi ragazzi sul cantiere. Ovunque sia: in provincia, fuori provincia. Trascorre con loro un paio di ore, quello che può e poi torna a casa. La sera quando si ritrovano tutti a cena non fa altro che chiedere di come sia stato messo a posto quell’angolo piuttosto che quel muro a quel controsoffitto. I figli si lamentano spesso di questo atteggiamento così oppressivo e non capiscono che in realtà è solo una manifestazione di un profondo amore nei loro confronti un desiderio irrefrenabile di godersi ogni minuto ogni istante con loro.

Massimo della poltrona freme, ha in mano un foglio di carta millimetrata e con una matita sta facendo uno schizzo, sicuramente lo porterà ai suoi ragazzi.

A dirla tutta Massimo non sembra neanche malato, è un uomo muscoloso ben piazzato sorridente, dallo sguardo luminoso. Terminata la sua giornata di infusione Massimo se ne va, sottobraccio alla sua amata dall’accento spagnolo. Ha fretta di raggiungere i suoi ragazzi.

Ada si ferma ad osservarli quando arriva Gabriele “Ah, hai conosciuto Massimo! Bella Maria eh? Lei è nata in Venezuela da genitori ciociari, poi è tornata a conoscere i nonni e ha conosciuto Massimo. Sembrano due fidanzatini. Ora, con questa pessima notizia delle metastasi al cervello sembrano ancora più uniti e forti di prima”.

Gabriele se ne va, Ada resta nel silenzio del corridoio, un nodo alla gola, “È per questo che lui “vuole insegnare” ai suoi figli, ha paura di non avere più modo di interagire con loro e trasmettergli le sue conoscenze. L’eredità di questi ragazzi sono proprio queste ore sui cantieri”.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright