Matrimonio in crisi tra il Pd e Daniela Bianchi?

Niente piatti rotti o vestiti buttati dalla finestra. Non è nello stile del personaggio. Ma tra il consigliere regionale Daniela Bianchi ed il pd inizia a tirare qualche venticello di crisi.
Il lungo articolo con una riflessione sullo stato del Partito – pubblicato in queste ore sul suo blog – assomiglia alla lucida analisi che si fa quando un rapporto non è più sui binari giusti. L’ultimatum con cui dire: ci amiamo ma così non va bene.

I passaggi chiave. Si comincia con i ricordi romantici:“Torno da una serata in giro per piazze. Il Pd rinnova il suo rito con le feste dell’Unità, che poi sono state  per un periodo anche feste democratiche, ma non si può pensare di affidare il destino ad un nome. Come tutti i riti sono rassicuranti perché  scandiscono un ritmo e alla fine il panino e un bicchiere di birra diventano come il cornetto Algida, come i tramonti, come un pallone e una partita in acqua, simboli di una stagione. Anche se poi dopo il cornetto algida abbiamo scoperto il magnum e i tramonti li abbiamo lasciati sulle cartoline che nessuno spedisce più (restano le partite di pallone…ma quella è un’altra storia)“.

Poi inizia l’analisi dei problemi della coppia: “Guardo con profondo rispetto i volontari, la gente, “le compagne, i compagni”…(ma c’avete fatto caso che da un po’ di tempo ogni volta che si pronuncia questa parola pare d’obbligo fare una premessa che ne rafforzi l’uso, quasi a giustificarsi per l’utilizzo?) dice che siamo la maggioranza, poi però a fari spenti il commento corre alla sfiducia dei cittadini…ascolto, anche concetti distanti  dalla coscienza del popolo di centrosinistra“.

A questo punto, il dito nella piaga. Come accade quando nella coppia lei dice: ‘Tu rimproveri questo? Si ma sappi…’ e giù una serie di contestazioni che seppelliscono il povero maschietto che ha osato sollevare un problema. A svolgere questo ruolo, nel resoconto di Daniela Bianchi, è il sindaco Domenico Alfieri di Paliano, candidato in pectore di Francesco Scalia alla segreteria provinciale. Durante la Festa ha detto : “Nel Pd ciociaro solo lotte intestine…bisogna lavorare all’unisono… Un Pd che affronti in modo serio le tematiche del lavoro e dell’ occupazione, la sanità, dei bilanci dei comuni sempre più disastrati come le tasche dei nostri cittadini sempre più vuote, dell acqua pubblica, delle nostre strade dissestate, del disagio giovanile, della sicurezza e di tanto altro. Del resto ai Cittadini non interessa nulla, anzi, ci fa perdere quel poco di credibilità che ci è rimasta, sempre se si ha ancora.. un Partito che in provincia ha 3 parlamentari, 2 consiglieri regionali, il presidente della provincia, il presidente dell Asi, il presidente della Saf non può e non deve avere questa immagine rissosa ed inconcludente.“

La risposta di Daniela Bianchi equivale ad un servizio di porcellana mandato in frantumi. “Chi comincia il rinnovamento? Ci sono le condizioni? Chi ci sta a sedersi tutti insieme intorno ad un tavolo e a determinare un Progetto Politico che parli di lavoro, sanità e crescita del territorio in maniera strutturale? A chi lo deleghiamo il compito di questa convocazione? Al Segretario al Presidente? Alla corrente maggiorente? A chi?

E se non bastasse, c’è anche un servizio in cristallo da dodici: “Senza un progetto politico a cosa servono 3 parlamentari 2 consiglieri regionali e un presidente della provincia? (e tralascio volutamente la presidenza Saf e Asi perché in un contesto che funzioni non dovebbero neanche entrare nel novero della conta delle posizioni). Senza un progetto politico, sono/siamo (mio malgrado) solo pedine su uno scacchiere, atte a determinare posizionamenti e mosse, ma sempre e solo in vista dei soliti obiettivi.

Senza un progetto politico, questo partito della maggioranza, su questo territorio (e non solo), può ambire realmente ad accompagnare i processi di trasformazione economica e sociale, senza lasciare che il meccanismo delle tessere imbrigli le decisioni dentro l’obbligo della conta? Senza lasciare che il futuro ci passi accanto e ancora una volta non faccia fermate“?

E poi il ‘C’eravamo Tanto Amati’: “Lanciai un appello qualche mese fa, caduto nel vuoto, di aprire alla possibilità di un confronto aperto nei nostri circoli. (…) Una proposta per aprire una discussione concreta, che trovasse, o almeno tentasse di trovare, risposte alle domande che rimangono irrisolte e portano spesso la dirigenza del PD frusinate a fuggire le risposte condivise e collettive, contraendo l’azione del partito fino all’ immobilismo o peggio al contrasto. Sarebbe stato opportuno alla vigilia di una stagione decisiva in cui il PD dovrà giocare un ruolo fondamentale sulle amministrative dei nostri grandi comuni che vanno al voto.  Sarebbe stato un bene. Sarebbe stato bello. Sarebbe stato PD. Ma si è deciso di andare avanti con i soliti metodi. E allora con irriverenza, scarsa conoscenza delle liturgie, poco incline ai calcoli e agli effetti, non solo  chiedo se questo è un PD…ma rinnovo la domanda e chiedo di chi è questo PD?

La chiusura è sibillina: Sarà presto settembre

Ma cosa c’è dietro? Settembre è il mese cruciale per il partito Democratico: a livello nazionale come su scala locale. Il mese in cui si deciderà se ci sarà rottura o meno. Il mese in cui i dissidenti già usciti avvieranno il dibattito per coalizzarsi. Il mese in cui i malpancisti decideranno cosa fare. Chi frequenta Roma dice che fintanto che Bersani e D’Alema non metteranno piede fuori dal Partito non ci sarà nessuna rottura seria. Ma a quel punto, proprio Nicola Zingaretti potrebbe essere l’uomo giusto per mettersi a capo della nuova formazione di sinistra che potrebbe nascere tra poco. Dopo settembre.  

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