Il mese più lungo che ha cambiato la politica italiana

Dal blitz della Lega all’accordo giallorosso. Ma adesso si apre una partita nuova e delicata. Pd e Cinque Stelle non possono fallire sull’economia, altrimenti l’onda del Carroccio arriverà a conquistare Umbria ed Emilia Romagna. Mettendo in crisi un esecutivo fragilissimo.

Un mese fa la situazione era questa: Matteo Salvini aveva appena aperto la crisi di governo, convinto di chiuderla in poche ore con la prospettiva di elezioni anticipate alle quali la Lega si sarebbe presentata da sola o, al massimo, con Fratelli d’Italia. Con l’attuale legge elettorale presumibilmente i due Partiti sovranisti avrebbero superato il 40% e quindi avuto la maggioranza nelle due Camere.

Matteo Salvini © Stefano Carofei, Imagoeconomica

Il Movimento Cinque Stelle, invece, era alle prese con una prospettiva poco rassicurante considerando i sondaggi: il dimezzamento dei voti rispetto al 4 marzo 2018. Nicola Zingaretti, al contrario, sognava di rafforzare ulteriormente il Pd e portare il suo progetto Piazza Grande, con qualche alleanza, tra il 26% e il 28%. Ridimensionando il peso di Matteo Renzi, che a quel punto non avrebbe potuto più avere la maggioranza dei gruppi parlamentari.

Poi è cambiato tutto: gli errori di strategia di Salvini, la ritrovata unità delle correnti del Pd che hanno riportato il Partito al governo dopo meno di un anno e mezzo di opposizione, l’istinto di sopravvivenza dei Cinque Stelle. La svolta l’hanno impressa Beppe Grillo e Matteo Renzi, Dario Franceschini e Nicola Zingaretti.

Foto © Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

Il quadro è completamente stravolto: Pd al governo, Lega all’opposizione, Cinque Stelle ago della bilancia e prima forza parlamentare. La “chiave” è stata rappresentata dalla democrazia parlamentare. In Italia il sistema è ancora questo e, nonostante tutto, regge. Salvini, esattamente come Silvio Berlusconi nel 1994, è andato a sbattere su questo equivoco. Se cade un governo si torna in Parlamento. Non si torna automaticamente ad elezioni.

È illuminante l’articolo di apertura pubblicato questa mattina su Il Foglio, dove Claudio Cerasa smonta in maniera definitiva la leggenda di un complotto politico per far cadere il Conte 1. È stata solo ingenuità politica.

… se Salvini conoscesse meglio i partiti che combatte avrebbe capito in un istante che l’unità del Pd sarebbe stata possibile mantenerla solo con un accordo di legislatura con il M5s (…)

Ha pensato di poter vincere in un qualsiasi contesto politico il referendum su se stesso senza preoccuparsi di aver creato invece lui stesso, a colpi di scemenze sull’euro, sull’Europa, sulla Russia, le condizioni per perdere quel referendum.

Salvini si trova all’opposizione non perché qualcuno ha tramato contro di lui ma perché Salvini ha fatto di tutto per rendere il salvinismo estremista incompatibile con la difesa di una democrazia liberale.

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Naturalmente questo nulla cambia dei problemi dei vari Partiti e dei possibili scenari. Certamente Pd e Cinque Stelle dovranno ottenere risultati per evitare che l’assedio della Lega e di Fratelli d’Italia si faccia insostenibile. Ma potrebbe perfino non bastare, perché i risultati delle regionali dell’Umbria e poi della Calabria e dell’Emilia Romagna potrebbero imprimere forti accelerazioni. In un senso o nell’altro. Pd e Cinque Stelle non possono non allearsi per provare a contenere l’avanzata della Lega.

Nel frattempo bisognerà fare la manovra economica. Da lì si capiranno tante cose.

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