Salvini lancia la sfida per Roma e Regione: “Incapaci, vado in procura”

Matteo Salvini lancia dalla Regione Lazio la sfida a Zingaretti e Raggi. Ma in realtà è a Giorgia Meloni e FdI che cresce più della Lega. "Sono due incapaci". Rispolvera il caso mascherine: "Vado in Procura a portare le carte”. In sala anche Barillari: "Non passo alla Lega"

L’uomo che si è giocato la poltrona da vicepremier dopo un mojito in spiaggia al Papeete e la pretesa dei pieni poteri invocati sulla sabbia di Sabaudia ha fatto fa il suo ingresso nel palazzo di via della Pisana accerchiato da una corte striminzita ma solo a causa delle misure anticontagio. La sintesi della prima visita fatta da Matteo Salvini oggi alla Regione Lazio sta in due frasi ed uno scivolone. Le frasi: Zingaretti “è un incapace, il Governatore “deve essere ascoltato dai magistrati sul caso mascherine. Lo scivolone è del suo Stato Maggiore: “In questi giorni notiamo ancora più la chiusura di 16 ospedali del Lazio in questi sette anni di fallimento della Regione”; chi ha scritto il copione non gli ha detto che a chiudere gli ospedali è stata Renata Polverini alla guida di un governo regionale nel quale c’erano anche alcuni suoi attuali alfieri.

La madre di tutte le battaglie, la sfida per il futuro politico di Matteo Salvini al timone della Lega passa per il Lazio e la necessità di vincere o la Pisana o il Campidoglio. O la Regione guidata dal Segretario Nazionale del Pd o il Comune che è la Capitale d’Italia. Che mai come questa volta può essere riassunto nel garibaldino ‘O Roma o morte‘. Perché se non centrerà almeno uno dei due obiettivi, il Capitano sa che verrà messo in discussione dal suo interno. In quanto il Ko in Emilia Romagna ci poteva anche stare ma una Lega che segna tanto e non vince vedrà sempre gli altri mettersi lo scudetto e governare.

La sfida a distanza con Giorgia

Matteo Salvini con il Gruppo della Lega in Regione Lazio

Il cliché usato durante la visita in Regione Lazio è lo stesso che gli ha consentito di raccogliere una marea di consenso e far sfiorare alla Lega la vittoria contro Bonaccini.

L’errore, politico e mediatico, è altrettanto uguale: come la citofonata al Pilastro ed il buco nell’acqua di Bibbiano. Colpa di un canovaccio buono per galvanizzare chi è già sul Carroccio ma non altrettanto chi è nel limbo del dubbio e comincia a guardare la versione moderata di Giorgia Meloni andata in scena qualche sera fa da Maurizio Costanzo. (leggi qui I protagonisti del giorno. Top e Flop del 13 giugno 2020).

Lei parla del papà che le ha negato l’affetto da piccola, si commuove raccontando della bimba che l’aspetta per giocare, si rende umana confessando che – come tutte le donne – tiene al guardia alta per controllare cosa combina il marito. Invece il Matteo Salvini andato in scena oggi è ancora quello del mojito e di Sabaudia.

La vera sfida è contro Fratelli d’Italia, che nel Lazio cresce dannatamente più della Lega. (leggi qui Salvini: “Via alla campagna per Roma”. Ma l’obiettivo è FdI).

Incapaci

Francesco Zicchieri con Matteo Salvini e Pasquale Ciacciarelli

È un attacco frontale quello che Matteo  Salvini lancia contro il Governatore / Segretario dem e la sindaca a Cinque Stelle di Roma. Ma nulla di nuovo c’è nella narrazione: sembra venuto a ripetere ciò che i suoi dicono da settimane, salvo poi mantenere le presidenze di Commissione con Zingaretti.

Tuona Salvini: “Zingaretti e Raggi sono due incapaci” il primo “deve essere ascoltato dai magistrati sul caso mascherine nel Lazio, come hanno fatto con il governatore della Lombardia Fontana“; la sindaca di Roma, invece, “neanche con i poteri di wonder woman riuscirebbe a fare qualcosa di buono per la capitale“.

Il titolo della conferenza stampa è Voce ai Territori , la cronice sono i suoi consiglieri regionali. Dal capogruppo Angelo Tripodi a Laura Corrotti, dagli ex Forza Italia pentiti del berlusconismo Laura Cartaginese e Pasquale Ciacciarelli, da Daniele Giannini.

Nella sala Mechelli c’è tutto lo stato maggiore leghista del Lazio. Lo guida Claudio Durigon insieme al coordinatore del Lazio Francesco Zicchieri ed alla sua vice Francesca Gerardi. I presenti sono una buona parte “delle 50 persone che ci servono, preparate e competenti“, su cui Salvini punta per la sfida del prossimo anno per la fascia tricolore in Campidoglio, “sperando che si possa votare anche per la Regione“. 

Grazie Barillari. E lui smentisce

Davide Barillari

A sentire Salvini c’è il grillino ortodosso Davide Barillari, scomunicato e messo fuori dal Movimento 5 Stelle proprio per la sua ortodossia. Se qualcuno non si fosse accorto che è lì ci pensa Tripodi ad evidenziarlo: lo ringrazia pubblicamente per la presenza. E Barillari, più furbo di una volpe, si prende la luce dei riflettori per poi correre su Facebook a smentire un suo passaggio alla Lega.

 “Prima che i giornalisti si inventino il solito scoop inesistente, lo dico io. Non sto passando alla Lega. Dobbiamo unire le forze per far cadere Zingaretti… Tutte le forze di opposizione in Regione Lazio dovrebbero lavorare insieme: Lega, Fratelli Italia, Forza Italia. Abbiamo i numeri in aula per mandare Zingaretti a casa: facciamolo!“.

Un pezzo della squadra c’è

L’ex capogruppo di Forza Italia Danilo Magliocchetti appena approdato alla Lega, con Matteo Salvini

 Da mesi circola il nome di Claudio Durigon come possibile candidato Governatore una volta che Nicola Zingaretti avrà finito il suo secondo mandato. Il Tam Tam da alcuni giorni dice che il Governatore potrebbe sloggiare prima. Il motivo lo scrive oggi il sito Affaritaliani sostenendo:

 ragionano ai piani alti del Nazareno: perché lasciare Conte a Palazzo Chigi con l’eventualità che poi fondi un suo Partito e quindi, come dimostrano tutti i sondaggi fatti finora, porti via consensi proprio al Pd? A quel punto, se servisse un profondo cambio di passo, meglio un esecutivo guidato da Zingaretti spostando magari Conte al ministero degli Esteri (visti gli ottimi rapporti internazionali). E a sua volta Di Maio in un altro dicastero. La maggioranza resterebbe la stessa anche se, probabilmente, almeno da parte di +Europa e di Forza Italia potrebbe esserci un’opposizione meno intransigente.

Ai piani alti della Regione commentano con la frase con cui Mark Twain commentò il titolo di giornale che annunciava la sua morte: “Francamente, mi sembra esagerato”.

Sta di fatto che nessun nome esce, neanche oggi, per la sfida al Campidoglio. Nome che – se c’è – resta copertissimo. Ma il profilo lo delinea Matteo Salvini: potrebbe essere “quello di un manager, perché non è detto che il sindaco debba avere una tessera di partito in tasca. Noi – scandisce il leader leghista – siamo pronti, qui, in sala c’è già un pezzo di squadra, le idee le abbiamo“.

Vado in Procura

Matteo Salvini Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Intanto bisogna mandare a casa il presidente della Regione in carica. Che è anche il secondo partner del governo nazionale. Così Salvini fa sapere di essere pronto ad andare in Procura: “io che non ho mai creduto che debbano essere i giudici a risolvere i nodi politici“. Cosa andrebbe a fare a Piazzale Clodio? A portare le carte del presunto malaffare sul caso delle mascherine acquistate dalla Regione Lazio.

Ci vado io – assicura – in Procura. Se serve porterò personalmente i documenti perché ci sono milioni di euro pagati in tasse dei cittadini del Lazio, finiti nel cesso“. “Aspettiamo – chiede – che sia sentito il signor Zingaretti sui milioni di euro buttati via, alla faccia dei cittadini di Roma e del Lazio. E quando accadrà vorrà dire davvero che la giustizia è uguale per tutti“.

Mafiosi e trombati

Matteo salvini misura la temperatura

Tra i commenti finali c’è spazio per ogni genere di cabaret politico.

Invece di venire a fare lezioni nel Lazio, Salvini ci spieghi come mai i mafiosi, come accertato dalla Procura, a Latina votavano per i candidati della Lega. Magari lo aiuterebbe a rendere piu’ credibile e trasparente la squadra di 50 persone che vorrebbero mettere su…“. Non va per il sottile il vicesegretario del Pd Lazio, Enzo Foschi

Dalle file della Lega speravano che qualcuno aprisse le danze. E così la risposta è altrettanto a tono. “Il trombato politico Enzo Foschi, noto per essere imputato sulle spese pazze del Pd alla Pisana, ne risponderà in tribunale. A che titolo Foschi, in organico nell’ufficio del presidente, critica l’operato dei consiglieri regionali eletti dai cittadini? Fino a prova contraria Salvatore Buzzi ha finanziato Nicola Zingaretti alle regionali del 2013, sostenendo gli esponenti del Pd elettoralmente e assumendo del personale nelle cooperative”.

Le reazioni continuano fino al tramonto. Ma è cabaret. La sostanza è altra: Matteo Salvini vuole il Lazio e vuole Roma. A mancare sono i voti delle preferenze e non quelli politici che lui ogni volta ha garantito in abbondanza. Sarà una partita nella quale tutti, nella Lega, si giocheranno tutto.