Mattone ciociaro: Polito vuole un “presente 4.0”

Il presidente Federlazio Frosinone prende spunto dal report regionale 2020 e traccia la rotta per la Ciociaria: innovare per sopravvivere, perché da noi Covid ha colpito davvero duro.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

L’edilizia nel Lazio così come l’ha letta il rapporto 2020 dell’Osservatorio Federlazio, con più ombre che luci e con l’ombra più lunga di tutte. Cioè il Covid e quello che Covid ha fatto alla regione che sul mattone poggia il 15% dell’imprenditoria complessiva. E che ha sotto il suo ombrello il 5,5% della forza occupata.

Nella provincia di Frosinone le speranze di ripresa del settore sono altrettanto congelate. Lo erano in una terra che su quel settore di attività concentra il 15,3% delle imprese e il 13,2% dell’occupazione, cioè più del trend regionale. Terra in cui se va in crisi la gente che dà polpa, vite e carne a quelle percentuali va in crisi tutto un sistema.

Ed è un sistema disomogeneo, dove la crisi ha si colpito i grandi, ma ha letteralmente massacrato i piccoli.

Trend decrescente già nel 2012 ma…

Un cantiere edilizio Foto: Daniele Mascolo / Imagoeconomica

Quali speranze? Quelle che erano maturate nel 2019, con gli indici della produzione edilizia ridotti drasticamente dal lockdown. Erano timidi perché in Ciociaria c’era già un trend decrescente dal 2012, con meno imprese e meno addetti del settore. Ma il 2019 sembrava l’anno buono per una risalita che quasi alla fine della china ho trovato il Covid.

Ecco perché il Presidente della Federlazio di Frosinone Nino Polito non si limita ad analizzare le dolenti note di cifre inquietanti, ma traccia anche una rotta. Anzi, lo fa indicando la sola rotta possibile, che è quella dell’edilizia 4.0, quella che non vede il futuro come concetto da enunciare. No, quella che il futuro deve renderlo subito presente.

Polito: quel po’ di fiato interrotto

Polito tutto questo lo sa bene e nelle sue considerazioni parte dal momento clou: la pandemia.

«I dati contenuti nel Rapporto 2020 dell’Osservatorio Federlazio sull’Edilizia nel Lazio – dichiara – mostrano come la pandemia abbia congelato anche nella provincia di Frosinone quelle flebili speranze. Speranze di ripresa del settore che si erano pur timidamente affacciate nel 2019». (Leggi qui Federlazio, ecco come Covid ha cambiato gli scenari).

«Fermo restando in provincia il trend decrescente del settore dal 2012 al 2019 in termini di numero di imprese (-3,7%) e di numero di addetti (-25%) c’è un fatto. Cioè che il 2019 aveva comunque ridato un po’ di fiato al comparto almeno rispetto all’anno precedente».

Edilizia
Il Provincia di Frosinone il 15% delle imprese è del comparto edilizio Foto © Imagoeconomica

A questo punto Polito snocciola cifre e divide i settori. «Parliamo di un settore, quello delle costruzioni, che nella provincia di Frosinone concentra il 15,3% delle imprese e il 13,2% dell’occupazione. Dal che si può comprendere quanto la pandemia abbia impattato sul tessuto economico locale. Lo stesso andamento delle compravendite di immobili nella provincia, sempre nel periodo 2012-2019 evidenzia una specifica criticità nella nostra provincia. (Con una crescita del solo 4,9% contro una media del 24,9% dell’intera regione – nda)».

Stessa crisi, effetti differenti

«A questo va aggiunto – prosegue Polito – che la crisi non ha investito tutte le imprese edili in egual misura. No, essa ha fatto selezione sul mercato. Lo ha fatto acuendo la distanza tra le imprese più solide e più strutturate, che hanno resistito meglio, e le imprese più piccole e più tradizionali, che invece sono state travolte».

NINO POLITO

E la chiosa guarda senza mezzi termini alla sola possibilità che il settore possa risorgere: quelle delle grandi rivoluzioni che Covid ha accelerato. «Per il futuro occorrerà – conclude il Presidente della Federlazio di Frosinone – che le imprese intenzionate a rilanciarsi sui mercati adottino strategie. Strategie fondate su investimenti legati alla cosiddetta Edilizia 4.0».

Quali? «Vale a dire a una edilizia che guardi alla sostenibilità ambientale, all’economia circolare, al risparmio energetico nella scelta dei materiali. Poi alle applicazioni digitali nella progettazione. Inoltre che partecipino anch’esse alla rivoluzione tecnologica che sta interessando più in generale l’industria manifatturiera».