Harry e Megan, l’invidia guardando la tv (Diario di una mamma ciociara)

Ragazze, alzi la mano chi non ha guardato (e rosicato) guardando Megan che impalmava il roscio. Anche Mamma Ciociara lo ha fatto. Piangendo, mentre pensava al suo di matrimonio. La cronaca (e rosicamento) minuto per minuto.

Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

Un altro principe si è sposato, l’ultimo? Non si sa, ce ne sono altri, ne verranno di nuovi ma sabato mattina anche le più snob tra le snob hanno buttato un occhio alla tv per vedere l’attricetta sposare il rosso malpelo dei cieli, l’erede di lady D.

Nemmeno Mamma Ciociara ha resistito alla tentazione. Anzi, nulla ha fatto per tentare di resistervi. Un modo in più per togliere dalla mente l’amarezza della sera prima, scatenata da un Frosinone in vena di suicidi calcistici.

Mentre il Papà Ciociaro si aggirava come un facocero alla ricerca di cibo nei piatti, lei dopo aver sfamato la prole finalmente può accendere la tv per vedere il tg.

 

Sei metri di velo colore del cielo” così come recitava la fata madrina mentre “rivestiva” Cenerentola, ieri tutte abbiamo aspettato con invidia e curiosità di vedere arrivare Meghan. E lei è arrivata, mentre noi eravamo abbrutite da una mattinata appena passata di corsa  tra i banchi del mercato, le patatine in busta per un figlio, il passeggino della piccola carico come un mulo e l’ascella pezzata che neanche un maratoneta ubriaco.

Inizia la proiezione della favola. Nulla esiste più intorno: sei proiettata dentro alla favola, come se da Buckingham Palace ti avessero spedito l’invito e tu fossi in prima fila senza avere dovuto fare tutta la maratona necessaria per prepararti alla cerimonia (leggi qui Tremate… è tempo di cerimonie (Diario di una mamma ciociara). A riportarti con i piedi e la mente nel mondo reale però arriva una voce maschile alle tue spalle. È lui, seduto in bermuda e t shirt adolescenziale non ben identificata, che bofonchiando chiede: “Che tenerà mai stu Henry? E’ pure rosso”. La risposta deve essere a bruciapelo e mirata: o lo zittisci subito oppure commenterà tutto il matrimonio: “Tu che ne sai, che di rosso hai solo il conto in banca? Lui è comunque un principe!”.

 

Così in tv va in scena la fiaba della principessa. Una fiaba lunga, ricca di dettagli. Signorini che sembra sia stato a spicciare la loro stanza fino ad un attimo prima sbirciando tra i cassetti: sa pure come sono i tanga di lei ed i boxer di lui.

Tu intanto inizia a destreggiarti tra pasta e prosciutto cotto a pezzettini per sfamare i tuoi cuccioli, e mezzo chilo di rigatoni al sugo per sfamare lui, che nel frattempo si è già mangiato mezzo chilo di provolone piccante e ha tagliato tutti i “culi” della pagnotta lasciando un mollicone gigante.

 

La cerimonia volge al fine. Ora si può parlare. L’unico essere dotato (si fa per dire) di raziocinio lì intorno è il facocero. Ti devi adattare. Così inizi a coinvolgerlo. “Il vestito poteva essere più bello, troppo povero. Questo velo poi? Ma a che ha pensato? Da stracciona! L’acconciatura sembra che gliel’ha fatta Antonietta a domicilio. Trucco uno schifo”.

Lui ascolta e finge di non capire. Anzi non si applica neanche a fingere, si rifiuta proprio, si alza e cerca nel frigo altro da macinare.

Lei mangia poco, in quel momento ha acquisito quel non so che di regale, per osmosi. Ma nella sua mente il pensiero è uno: ricorda il suo abito, che avrebbe dovuto essere effetto sirena ma che invece in confronto alla mise di Givenchy della Meghan, sembrava più un modello tellina di Baia Domizia. Ricorda la location del ricevimento, con le luci a neon e le tovaglie che emanavano quel “lievissimo” odore di detergente industriale. Ricorda la musica della serata, tra Meneito, balli di gruppo, Colita e gli immancabili momenti karaoke del parente che aveva invitato solo per correttezza, ma che si è presentato con tutta la famiglia, nipoti e pronipoti compresi. Per non parlare delle foto, scattate in pose assurde che di naturale avevano solo la pianta sullo sfondo. E lei in quel momento Meghan l’ha odiata.

 

Da oggi quella stronzetta si sveglierà senza un pensiero, senza preoccupazioni, l’unica grande rinuncia sarà il lavoro. Poverina lei che non potrà più lavorare per fare la moglie di Henry.

Il livore sul volto di Mamma è sempre più visibile, e il facocero lo sa, se ne accorge e ci prova. Le mette una mano sul braccio e le dice, masticando settantasette rigatoni: “Ma alla fine noi non siamo felici così?”

Potrebbe anche andare lo slancio, ma la puzza di provolone che dalle dita del re di casa passano sul braccio della regina fanno scattare il livello da “accettabile rodimento di culo” a “Defcon 1″.

La risposta, anche in questo caso, deve essere rapida e decisiva: “Certo che sono felice, come potrei non esserlo? Io che la mattina mi sveglio per capire come incastrare il mutuo, le bollette, la spesa, le urgenze e il sorriso?” Lui ritira la mano dall’aroma caseario e risponde caustico : “Non ti va mai bene nulla! Non è che tu sei come quella là”.

 

Le cose non migliorano e un matrimonio celebrato in Inghilterra tra due estranei sembra essere diventato il metro di paragone per una vita condotta nella provincia. Anche perché quella cattedrale la senti ‘vicina’ ed a portata di mano. Lì tra quelle navate, non la principale, la scorsa estate ci si è sposata quella ragazza che hai conosciuto all’università di Cassino: lei ha detto sì a Londra dopo avere riportato sulla terra colui che fu il potentissimo segretario dell’abazia di Montecassino (leggi qui Antonio (non più don) Potenza si è sposato a Westminster). Anche per questo la senti un po’ come la chiesa del Sacro Cuore a Frosinone.

 

Il pranzo passa, lui capisce l’antifona e si alza diretto al letto per un sano e ristoratore pisolino. Lei imperterrita continua a girovagare tra canali e dirette alla ricerca del dettaglio, giusto per farsi rodere un po’ in più.

Poi esausta e sfinita dallo zapping frenetico, dopo l’ennesima cazzata di Signorini  e l’analisi del pizzo effettuata da Enzo Miccio capisce la realtà dei fatti. Rosso o non rosso inutile sognare una carrozza. Hai lui, il tuo re del provolone e tutto sommato anche i suoi eredi al trono non sono male, con le mani sporche e gli occhietti vispi. Certo quei due megatroni di miliardi in più sul conto fanno la differenza, ma quando c’è l’amore non serve altro.

Poi ti riprendi, i neuroni tornano a funzionare correttamente e gli insulti verso quella sciacquetta ripartono serrati come neanche nel peggiore dei derby. Perché l’amore è bello ma vuoi mettere un principe rosso di pelo a un re di auricchio? E poi si sa… la sposa si deve sempre fare a pezzi perché “io ero più bella. Lei con tutti quei soldi poteva fare lo stravedere. Invece pareva l’ ultima delle straccione“.

E lui dall’alto dei suoi sogni, immaginando ancora il Frosinone all’87mo minuto ed un piede in Serie A, ruota appena la stazza sul materasso. E – parafrasando Dante – “fece del cul trombetta“.

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