Il calesse di Melilli ed il candidato Pd a Frosinone

Il cocchiere tira le redini e fa stridere il freno mentre la carrozza coperta fa il suo ingresso in via Fratelli Rosselli a Frosinone. Il palafreniere salta giù dalla cassetta e accudisce i cavalli, cambiati alla posta di Osteria del Curato tra Anagni e Roma. Mentre il valletto, sistemata la divisa, apre la porta dalla quale scende Fabio Melilli, segretario regionale del Partito Democratico del Lazio. Giunto a Frosinone direttamente da Poggio Moiano di Rieti. Appositamente per rilasciare un’intervista.

Ha affrontato un lungo viaggio, quasi cinque ore di carrozza, per sottoporsi a quelle domande. E fornirvi risposta. Nel Pd di Matteo Renzi la rivoluzionaria invenzione del professor Antonio Meucci da Firenze chiamata Telefono non è ancora arrivata. «Ci stiamo modernizzando» ha assicurato nei giorni scorsi Matteo da Rignano mentre conferiva con i suoi accoliti riuniti alla stazione Leopolda. Di certo si riferiva all’introduzione dell’invenzione del maestro Meucci anche nelle sezioni del Pd così da risparmiare a Fabio Melilli lo scomodo e faticoso viaggio da Poggio Moiano fino a Frosinone, solo per un’intervista. «Quel giorno – pare lo abbia rassicurato Matteo – potrai rispondere alle domande direttamente dal telefono, stando comodamente a casa».

Nelle settimane precedenti, il segretario regionale Melilli aveva inviato una lettera a Frosinone per annunciare il suo arrivo. Vergata di suo pugno, con una piuma d’oca, alla luce di un lume a olio, appena ricevuto in sezione per rimpiazzare le vecchie e superate candele di cera.

Grazie a quella missiva, ad accoglierlo c’era il suo amico Simone Costanzo, segretario provinciale di Frosinone. Che, parendogli scortese presentarsi da solo a ricevere cotanto ospite, si è fatto accompagnare da Antonella Di Pucchio, responsabile della sua corrente politica, vincitrice dell’estrazione a sorte tra tutti i membri della Segreteria Provinciale. Sara Battisti, vice segretario, saputolo ha avuto da ridire: ma prendersela con la sorte è come tentare di fermare il vento con le mani.

Fabio Melilli da Poggio Moiano di Rieti in calesse è un segretario fortunato. Appena mette piede sul suolo frusinate, sbuca da dietro una siepe del bar alle spalle, il suo vecchio amico Francesco De Angelis: compagno di tante battaglie politiche, sostenitore di tante sue strategie. Non sapeva che Fabio sarebbe arrivato. Era lì per caso.

I due si abbracciano. E dall’altro lato della strada sbuca Mauro Vicano, presidente della Società Ambiente Frosinone che il volgo chiama Saf, compagno di corrente di Francesco De Angelis, sodale di Simone Costanzo. Nemmeno lui immaginava che da Rieti sarebbe arrivato Fabio Melilli. Ma quando ha visto quella carrozza transitare su via Aldo Moro si è incuriosito ed è sceso a vedere.

Tra un sorriso ed una pacca sulla spalla, ecco giungere Michele Marini: l’unico che non era lì per caso. A lui, il messo postale, nei giorni scorsi aveva recapitato un altro dei plichi giunti poc’anzi dal modernissimo servizio postale a cavallo che collega la contea di Rieti con il resto del mondo. «E che caz.. ci stà a fà tutta sta gente qui? Pensavo che Fabio volesse parlarmi da solo…» ha rimuginato tra sé e sé l’ex sindaco di Frosinone. Perché in quella missiva, scritta con inchiostro di seppia, il segretario regionale gli annunciava la sua visita. Non per un’intervista ma per convocarlo. E parlare di elezioni comunali.

Si appartano. Melilli gli dice: «il Pd deve essere unito a Frosinone. Dopo avere perso Roma non possiamo perdere pure nelle province».
Michele fa notare: «Si, ma hai visto che mi hanno fatto cinque anni fa? Oggi candidano quello che ha consegnato la città al centrodestra. Lo premiano anziché isolarlo. E io dovrei stare zitto?»
«Ti capisco, tu hai ragione. Ma adesso è il momento di guardare avanti. Non si può perdere. Arriverà anche il tuo momento, se stai con noi»

Il tempo stringe. Dai balconi del principale quotidiano della provincia di Frosinone Ciociaria Oggi hanno già esposto i tappeti con le insegne. Come usa quando arriva un ospite di riguardo. Fabio Melilli e la sua improvvisata corte, compostasi per fortuna (Di Pucchio) e per caso (De Angelis e Vicano) devono salire per assistere all’intervista. E Marini? Lo lasciamo a terra al freddo? «Sali Miché»
«No, no, grazie, che ci fa? Aspetto qui».

Ci vuole del bello e del buono per convincere Michele a salire ed assistere pure lui all’intervista per la quale il segretario si è messo in viaggio.

Destino ladro: Michele finisce nella fotografia che l’indomani viene pubblicata a corredo di quelle dichiarazioni, decisive per i destini del referendum.

S’incazzano tutti. Il primo è il dottor Fabrizio Cristofari. Per chi non lo sapesse è il candidato sindaco del Pd a Frosinone. Ma si sono dimenticati di informarlo. Lui si incazza (leggi qui) e al telefono Simone Costanzo gli dice: «Ma no, Fabrì: Fabio è venuto qui per parlare con Michele e fargli capire che deve essere dei nostri, non si deve mettere di traverso e cercare di farti le scarpe alle elezioni come tu hai fatto con lui cinque anni fa». Fabrizio non è scemo e fa finta di crederci.

S’incazza pure Sara Battisti, che è la meno scema di tutti. Mangia pane e politica da quando ha terminato lo svezzamento con i Plasmon. E capisce che la questione puzza. Melilli, Costanzo, De Angelis, Vicano, Di Pucchio: tutti della stessa cappella. E io? Pure a lei appapilano la questione dell’intervista e del rabbonimento verso Michele. Siccome non ci sta a passare per tonta, rilascia una dichiarazione. «Dobbiamo trovare il modo di porre rimedio a questa gaffe. A prescindere dai criteri con cui siano stati individuati gli invitati, è stato un errore che durante un’intervista del Segretario Regionale del PD rilasciata a Frosinone, non sia stato invitato il candidato ufficiale del PD alle elezioni comunali del capoluogo».

Non parliamo di Ermisio Mazzocchi: il sacerdote dell’ortodossia di Partito è ancora scandalizzato: «Dove andremo a finire, dove andremo a finire…» ripete da giorni.

Il problema di fondo è che nel Pd ci sono una marea di scheletri nell’armadio. Storie di sgambetti e fregature fatte sul filo di lana (leggi qui la teoria del complotto). A Cassino ancora stanno smassando le macerie dall’ultima elezione. A Frosinone quella visita fa scattare subito il sospetto.

Così il povero Fabio Melilli da Poggio Moiano, capita la caciara che si è innescata, è costretto a rilasciare una nuova intervista a Ciociaria Oggi (del che chiederemo una percentuale al direttore generale Massimo Pizzuti, per avere incrementato l’attenzione su un argomento che altrimenti nessuno avrebbe notato). Assicura che il candidato sindaco di Frosinone per il Pd «è Cristofari. Punto e basta. Nessuna dietrologia. Marini dovrà lavorare nell’interesse del Pd e vincere questa partita».

Questa volta ha usato il telefono. Niente calesse.

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