I messaggi di Astorre: attenti, ci sono pure altri interlocutori

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di CARLO ALBERTO GUDERIAN
già Corrispondente da Mosca

Lo scossone politico potrebbe scatenarsi in qualsiasi momento. I segnali ci sono tutti: Bruno Astorre, il signore delle preferenze nel Pd in Provincia di Roma (2 dei 6 consiglieri eletti in Campidoglio sono dei suoi), li ha lanciati in modo chiaro nell’intervista rilasciata l’altro giorno a Ciociaria Editoriale Oggi (leggi qui lintervista).

Il primo segnale: qualcosa si è rotto nell’equilibrio che ha portato ad eleggere come segretario provinciale del Pd Simone Costanzo (Astorre/Franceschini) in alleanza con Francesco De Angelis e Sara Battisti.

Ad incrinare quel patto è stata l’operazione condotta da Francesco De Angelis ad Isola del Liri, riportando nel suo fronte il sindaco Vincenzo Quadrini: un’operazione che è stata interpretata in maniera ostile dal momento che va a toccare le aspettative di Antonella Di Pucchio, cioè la candidata del Pd a sindaco della città proprio contro Quadrini, soprattutto la responsabile delle liste di un fronte interno (quelle di Simone Costanzo e cioè di Bruno Astorre in provincia di Frosinone).

Non a caso Astorre dice «Gli attori protagonisti non sono più soltanto Francesco De Angelis e Francesco Scalia». Un modo per sottolineare che gli interlocutori adesso sono pure altri: Antonio Pompeo, Antonella Di Pucchio e tutta quella parte di Pd che è stanca di un dualismo nel quale si insinua poi il centrodestra con i patti contro l’uno o contro l’altro.

Altro segnale sta nella frase: «L’appello all’unità e alla compattezza non è un mantra sterile ma una necessità politica impellente». Che tradotto significa: ‘Basta con un Pd che ha un socio di maggioranza ed uno di minoranza, entrambi impegnati a rosicchiarsi quote di mercato per poter ribaltare l’equilibrio. Non è più tempo di portare avanti questo tipo di operazioni, non fanno altro che alimentare spaccature’.

E che non esista più un patto al quale restare necessariamente fedeli, Astorre lo mette in evidenza quando risponde alla domanda “Ma a marzo in provincia di Frosinone non c’era stato un congresso unitario?”. Il grande mediatore del Pd mette in chiaro che “No, non c’è stato un congresso unitario ma un’assemblea unitaria, mentre il congresso si è rivelato difficile, duro, incerto fino all’ ultimo”.

E per chi non avesse capito, il messaggio diventa ancora più chiaro quando Astorre sta attento a non pestare i piedi ad Antonio Pompeo, rispondendo alla domanda su Pd e Forza italia che governano insieme la Provincia. Potrebbe innescare una polveriera, De angelis e la sua area hanno detto più volte che gli elettori non comprendono quell’alleanza, lo stesso Simone Costanzo ne aveva chiesto la rottura. Ora però Astorre cambia la rotta: «Sono dinamiche locali che devono essere analizzate dai responsabili sul territorio». Altro segnale a Pompeo.

Un altro messaggio chiaro c’è quando Astorre rivendica il merito di avere fatto da pontiere tra Renzi e Zingaretti. Lui e non altri sul territorio. E poi, evidenziando i risultati positivi ottenuti da questo dialogo. Il che rende ancora più incomprensibili – è il messaggio – gli scontro in provincia di Frosinone.

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