E’ morto Michele De Simone, il comunista coerente

Dicevano che avesse un difetto: la coerenza. A leggere il foglio matricolare della sua vita politica è così. Michele De Simone è stato lineare: prima dirigente provinciale nel Partito Comunista Italiano, poi in Rifondazione Comunista, nel Partito dei Comunisti Italiani, infine nei Socialisti Riformisti. Una storia tutta a Sinistra. Che si è spenta durante la notte.

Michele De Simone è morto nell’ospedale Santa Scolastica di Cassino. Era ricoverato in Medicina per fare degli accertamenti. Poi, verso le tre della notte ha avuto una grave crisi respiratoria. Inutile il tentativo di rianimarlo da parte dei colleghi anestesisti di turno. Ci hanno provato oltre ogni speranza: lo conoscevano bene e di quasi tutti era amico, lavorava lì come Analista.

La politica gli era entrata nel sangue da giovane. Si era formato nella sezione Pci di San Giorgio a Liri e lì aveva iniziato a muovere i primi passi. In Consiglio Comunale c’è entrato negli Anni Ottanta, rimanendoci fino alla fine. Si è occupato soprattutto di sociale e di sanità: le sue specialità. In Regione, ai tempi di Piero Marrazzo, era stato chiamato come consulente dall’allora assessore Mario Michelangeli, per occuparsi dei Diritti dei Consumatori.

Pochi sanno che è Michele De Simone che si deve l’attivazione del servizio di trasporto dei malati all’ospedale, destinato a coloro che avevano bisogno di visite o trattamenti. Fu lui a far comprare al Comune un mezzo poi messo a disposizione dei malti. A lui si deve anche la creazione del primo CUP a distanza: i cittadini di San Giorgio potevano far timbrare le impegnative presso la sede del Municipio grazie ad un servizio fax gratuito, evitando così di dover andare a Cassino.

In Regione promosse il progetto “Digital Bridge” con il quale fornire assistenza digitale agli studenti del Camerun e del Saharawi. La Regione fece installare un collegamento satellitare che consentiva di comunicare a costi ridottissimi con due associazioni italiane. Fu tra i sostenitori della necessità di abbattere il digital divide, la differenza che si crea tra chi ha internet veloce e chi non lo ha. Preesentò per questo un progetto per consentire a tutti i cittadini del Lazio l’accesso a internet entro la fine del 2009.

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