I tre sbadigli di Mario che condannarono la relazione di Carlo (di M. Molisani)

Il discorso di fine anno tenuto dal sindaco di Cassino Carlo Maria D'Alessandro. Condannato da tre sbadigli di Mario Abbruzzese (che ad uno non mette nemmeno la mano davanti alla bocca)

Mario Molisani

L'ombra nei palazzi del potere

Il 29 ottobre 1787 quando venne rappresentata per la prima volta al Teatro di Vienna, l’opera piú famosa di Wolfang Amadeus Mozart, il Don Giovanni, l’imperatore austriaco Giuseppe II, per la noia, sbadigliò una volta. Se il regnante fosse giunto al terzo sbadiglio il capolavoro dell’istrionico musicista sarebbe stato cancellato dal cartellone e l’opera giudicata un vero insuccesso.

Il 28 dicembre 2017 il commander in chief Mario Abbruzzese è seduto in prima fila nella sala Restagno del Comune di Cassino, come l’imperatore Giuseppe II, per assistere al discorso di fine anno di CMD’A, al secolo Carlo non più snellissimo D’Alessandro, sindaco del Comune di Cassino per grazia di Dio, per volontà di M.A. e pure per la testardaggine di Peppino Petrarcone.

 

LO SBADIGLIO DI MARIO

L’esordio di CMD’A nella lettura della relazione non è dei migliori, sembra quasi che sia con la testa in un altro luogo e in un altro tempo.

I più maligni giurano che il suo spirito sia già in sala Di Biasio per la conta dei conseglieri che potrebbero mancare all’ appello del consiglio comunale fissato per oggi 29 dicembre alle ore 9 in punto.

Dopo cinque minuti è già un tripudio di cifre, numeri e proporzioni sui finanziamenti ricevuti durante questo primo anno e mezzo di mandato.

«Più di due milioni di euro» afferma il primo cittadino.

«Tanto non li avrete mai perchè non avete il Durc in regola» mormora invece qualcuno di sottecchi in sala.

È a questo punto che il commander in chief M.A. spalanca le fauci e si lascia andare ad un lungo ed intenso sbadiglio (senza mano a coprire la bocca).

 

Carlo non più snellissimo D’Alessandro se ne accorge. Memore di quanto accadde a Vienna è terrorizzato. Bisogna correre ai ripari.

Benedetto largo al Factotum Leone inizia a dimenarsi sulla sedia accanto a CMD’A per far capire la drammatica scena che si sta consumando in sala.

Carlo non più snellismo, dopo un momento di smarrimento, capisce il messaggio. Cambia ritmo. Parla di Sociale dei 250 mila euro del 2016 confluiti nel fondo sosteniamo e dei quasi 100 mila del 2017 grazie ai quali oltre 250 famiglie bisognose sono state aiutate. Menziona, petto in fuori, il progetto Capoclasse energetico con cui è andato in onda sul Tg1. Arriva a citare Cassino Reload il piano di rigenerazione urbana ideato dall’amministrazione che sa tanto di quarto capitolo del film Matrix.

 

IL SECONDO ED IL TERZO SBADIGLIO

M.A è invece sempre più annoiato, guarda il telefono, sposta il cappotto dalla coscia destra a quella sinistra, si guarda le punte dei piedi. Ed è all’improvviso che si consuma un’altra tragedia: il secondo impietoso sbadiglio. E subito dopo un altro con annesso scatto all’indietro del collo.

Un colpo al cuore per CMD’A.

La situazione precipita. Leone guarda il muro di fronte a se come in trance. Carlo non più snllissimo è affranto, arriccia continuamente le sopracciglia ma non si rassegna e tenta il tutto e per tutto.

 

TUTTO PER TUTTO

Inizia, quindi a parlare freneticamente e con tono autoritario di lavoro (per la cronaca in sala ci sono rappresentanze dei lavoratori dell’ideal standard e dei giovani interinali Fca invitate dal Sindaco).

«Serve un’area di crisi complessa. Il mio auspicio è che vinca e vada a governare la mia parte politica di riferimento».

Non fa in tempo a finire la frase che il commander in chief sfodera uno dei suoi più grandi e famosi sorrisi.

CMD’A capisce che quella è la strada giusta e allora diventa un fiume in piena e si erge a paladino “di un territorio che deve riacquistare la sua dignità e centralità“.

Cita Papà Francesco: “Il vero potere è il servizio” e augura a tutti un buon 2018 con i soliti buoni propositi dei politicanti.

 

DIETRO IL SIPARIO

Mario sorride. Finisce tutto tra sorrisi e pacche sulle spalle.

Di soppiatto Carlo non più snellissimo D’Alessandro si avvicina al suo mentore e chiede un giudizio sull’opera teatrale.

«Troppi numeri, noiosa, meglio il finale» sentenzia Mario so fare anche gli spaghetti Abbruzzese.

CMD’A fa spallucce.

 

All’epoca dell’imperatore d’Austria Giuseppe II, dopo tre sbadigli, la sceneggiata sarebbe già finita. A Cassino ci sono ancora tre anni abbonadanti di mandato.

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