Moro e quella possibilità umana che fu impossibile

Dopo un sequestro durato 55 giorni, il cadavere del presidente Dc Aldo Moro viene trovato nel portabagagli di una R4 che le Brigate Rosse hanno parcheggiato in via Caetani, a metà strada tra le sedi della Dc e del Pci. Si conclude così la più fosca vicenda della Prima Repubblica, iniziata il 16 marzo con la strage di via Fani

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Non sono democristiano. Quel parlare per parlare per ore non mi piaceva, colpa della malattia di non avere in piacere le messe. Non mi piaceva la politica che devi rispettare preti e americani. Una politica nella quale l’Italia restava una usurpazione di un papa che era pure re.

Insomma distante anni luce da Aldo Moro, dal moroteismo, dalle convergenze parallele nella consapevolezza matematica che si incontreranno all’infinito, ma un infinito che a noi non è dato. Poi in quegli anni, nel ’78, avevamo l’idea di un mondo che si sarebbe cambiato, capovolto, che nulla sarebbe stato come prima. E il prima era un marasma di cose.

Il giorno del sangue dei poliziotti

Facevo il compito di matematica la mattina del rapimento di Aldo Moro, non potevamo uscire dall’aula e ci “arrivai con ritardo“. Alla fine della fatica “funzionale” arrivò la notizia e la mobilitazione, avevamo un collettivo studentesco e cominciammo una discussione infinita.

Militavo nel collettivo ma anche nella Federazione dei Giovani Socialisti. Avevamo sensibilità per la nuova nuova Sinistra, libertaria come noi e, come noi, fuori dal Partito Comunista. Ragionavamo insieme per una nuova società che tenesse conto non più del lavoro come fatica, ma del lavoro come spazio che le macchine avrebbero ridotto, reso residuale rispetto al “tempo libero”. Pensavamo alla felicità che era oltre il bisogno che, per noi, era stato “ridotto” dall’azione socialdemocratica dentro la società europea.

Ma, quel giorno c’era il sangue. Di poliziotti, poi di Moro.

Lo ‘schiaffo’ di Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Pierpaolo Pasolini aveva definito loro, i poliziotti, i nuovi proletari. E noi, noi studenti, borghesi o aspiranti tali. Ce lo scrisse su Il Corriere della Sera il giornale dei borghesi: “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri”.  

Ma noi, noi figli dei poveri, avevamo conquistato il liceo, poi saremmo andati all’università. Poi… aspiranti borghesi. Insomma le cose non erano più lisce neanche a chi pensava avanti, tanto avanti. Eravamo un nuovo soggetto sociale, figlio di un riformismo che aveva mischiato le cose.

Il Pci sul rapimento Moro, come al solito, era dalla parte giusta, senza se e senza ma. I democristiani erano dalla parte giusta, la Chiesa va difesa anche se è la sua pallida imitazione, lo Stato.

Scegliemmo l’uomo Moro

Noi? Già noi (dico noi riformisti, noi nuovo soggetto sociale di poveri-borghesi), noi avevamo per nascita le società di mutuo soccorso, le umanitarie, le cooperative, i sindacati. Noi non avevamo un leviatano, ma l’umano. Scegliemmo, con fatica, l’uomo non lo statista, non il credente, non il militante politico ma l’uomo. Moro era un uomo segregato, che rischiava la vita e, per noi, ogni vita è tutte le vite.

Volevamo salvare un uomo, con determinazione, con fatica. Con atroci sospetti di connivenze eppure davanti a noi avevamo “uomini delle Br”, come li definì Paolo VI, cresciuti nei valori dei cattolici, nel loro rigore e nel loro rifiuto della democrazia liberale. E questo humus era sterile, era acido, era cattivo.

Pensavamo, e pensiamo, che lo Stato non è forte se usa i muscoli, l’intransigenza, ma se evidenzia l’intelligenza. A noi non servivano i martiri da mettere negli altari, ma uomini con il pensiero a domani, magari pensandolo diverso da noi. Le nostre buone ragioni si persero dentro “religiosi” silenzi. Anche Paolo VI che pensò da “padre” e non da capo, restò solo.

Moro si poteva salvare?

Francesco Cossiga con Aldo Moro

Moro si poteva salvare? Non conosco la risposta ma certo si poteva tentare, ostinatamente. I comunisti avevano bisogno che alla sua sinistra non nascessero fiori ma rovi facili da estirpare; la Dc aveva bisogno di martiri, non c’era spazio per pensare ad un uomo, un uomo e basta.

Oggi ricordiamo quell’uomo dentro una R4, in via Caetani tra le Botteghe Oscure e Piazza del Gesù. Io voglio solo ricordare che, forse, dico forse la storia poteva andare diversa se tra rigore e resa ci fosse stata la possibilità umanitaria. 

Forse l’Italia sarebbe stata diversa. Ma Moro fu assassinato.

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