Nando Ferrauti prende il volo: è finita con la Asl

Dopo 41 anni lascia la Asl lo storico direttore del Dipartimento Salute Mentale. Nando Ferrauti va in pensione. Con qualche amarezza

Ha cominciato giovanissimo, occupandosi di droghe e di dipendenze. Era l’alba degli anni Settanta ed i giovani si facevano di Lsd, l’eroina veniva sparata in vena come se non ci fosse un domani, i Ragazzi dello Zoo di Berlino non aveva rivelato il dramma umano che spingeva quella generazione ad annientarsi dentro un buco. A quel tempo il giovane dottor Fernando Ferrauti veniva chiamato dal ministro Carlo Donnat Cattin per collaborare con il suo dicastero. E costruire una risposta.

Al Ministero della Salute c’è tornato quando a guidarlo è andato un altro ministro: Francesco Storace. Altri tempi, altri uomini, altri problemi, altre risposte da costruire.

Il papà delle Rems

Foto: Thomas Windisch

Pochi sanno che c’è quel dottore della provincia di Frosinone dietro alla realizzazione delle prime Rems in Italia, le strutture che hanno sostituito i carceri psichiatrici, eliminato gli psicofarmaci con i quali stordire i pazienti fino ad annientarli. C’è Ferrauti dietro al percorso che ha portato quei reclusi a finire invece in spazi aperti: sorvegliati ma non detenuti, curati e non sedati.

In Europa non ci credevano capaci di farlo. A sorpresa, una mattina di qualche anno fa si presentò a Pontecorvo una commissione del Parlamento Europeo investita di tutti i poteri d’inchiesta: manco i carabinieri avevano l’autorità per bloccargli il passo. Perché c’era in ballo una faccenda dannatamente seria: l’Ue doveva verificare se mettere lo Stato Italiano sotto procedimento per il trattamento dei detenuti psichiatrici. Tedeschi, olandesi, belgi ed altri ancora si ritrovarono nella prima Rems aperta da Ferrauti: trovarono un modello che indicarono come esempio. Al momento di andare via, al termine di alcuni giorni d’ispezione, dissero: “Caro dottore, grazie a lei l’Italia oggi si è risparmiata un bel po’ di milioni di euro”.

E del corso anti violenza

Foto: Lucidwaters / Can Stock Photo

Mai banale: uno dei suoi ultimi progetti è stato un altro esperimento. Prendere gli uomini violenti e curarli, aiutandoli a riconoscere i segnali della violenza ed imparando a disinnescarli. Un successo: appena s’è saputo ci sono stati mariti che si sono presentati alla Asl dicendo “Vengo io prima che mi mandi qui un giudice o peggio ancora distrugga la mia famiglia”.

Ha organizzato lui la rete di psicologi che effettua servizio nei penitenziari della provincia di Frosinone. Intercettando decine di drammi prima che diventassero irreparabili, curando ferite invisibili che hanno portato a sbagliare, indicando strade oltre le sbarre.

In tempo di Covid ha messo su in quarantott’ore la rete di ascolto per le persone in difficoltà psicologica, soffocate dalla pandemia, costrette a stare chiuse in casa contro ogni volontà ed ogni natura umana. Nessuno credeva che avrebbero chiamato: sono arrivate centinaia di telefonate al punto che è stato necessario organizzare in turni giorno e notte. (Leggi qui Coronavirus da paura: così crescono le ansie).

Il medico bionico

Nemmeno convenzionale. Pochi sanno che per una larga parte è ‘bionico’: gli omeri ricostruiti dopo un incidente in parapendio. S’era messo in testa di arrivare in volo prima di due avversari francesi, durante una gara provò a tagliare sulla cresta di una montagna tra due picchi. Sbagliò di poco, si salvò per miracolo. Promise in casa che avrebbe mollato il parapendio: prese il brevetto da pilota d’aliante. Chi c’è stato a bordo sostiene che volare con lui non sia una passeggiata sul velluto.

Bionica anche una gamba: macinata ad uno dei tornanti di Forca d’Acero che aveva affrontato con una certa fretta in sella ad una delle sue moto. Al primo soccorritore disse “sono un medico, finisca di vomitare e poi si metta a guidare: mi porti a Frosinone che al resto penso io”. Lungo il percorso avvertì l’equipe di Ortopedia, descrisse con precisione i danni, strinse i denti per svenire solo quando fu nelle mani dei colleghi. Promise in casa che avrebbe mollato le moto, tenne solo un chopper realizzato su misura per lui: quella moto ha le sembianze di una donna con i capelli al vento.

Addio alla Asl

L’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone Foto: Archivio Zeppieri

Oggi è stato il suo ultimo giorno di lavoro per la Sanità Pubblica. Dopo 41 anni di Asl allo scoccare della mezzanotte è pensionato.

Di quei quarantuno anni ben 31 anni li ha trascorsi da Direttore di Dipartimento: “determinati non da miei meriti ma solo dal fatto che in campagna è difficile trovare i ricambi”. Lo ha scritto nella lettera di commiato.

Esce dalla Asl con un senso di amarezza. “Non sono stati professionalmente anni semplici ma il mio sincero dispiacere è che non vedo fulgide albe per la sanità e la società italiana”.

Per dire addio cita Richard Bach l’aviatore statunitense reso immortale dall’opera Il Gabbiano Johnatan Livingstone e dal racconto Nessun luogo è lontano. “Vi attendo, miei ospiti , per portarvi in volo cosa che io considero fra le esperienze più belle che sia possibile vivere. Piloterò con la delicatezza della seta, con l’energia della sportività, via via fino all’acrobazia più violenta. Vi aspetto. Nessun luogo è lontano”.