Nascosti tra le righe, tutti i dubbi del professore

La recessione italiana, se dovesse esserci, non sarà colpa di quella tedesca. La crisi dell'Automotive di Berlino non contagerà Cassino Plant. Sono scenari diversi. E le soluzioni saranno diverse perché i provvedimenti messi in campo dai governi sono all'opposto

Con la chiarezza che gli è propria, il professore Vincenzo Formisano, ordinario di Economia all’Università di Cassino, intervenendo alla trasmissione A Porte Aperte su Teleuniverso, ieri sera ha delineato lo scenario all’interno del quale verrà definito il futuro dello stabilimento Fca Cassino Plant.

In larga parte coincide con gli elementi che Alessioporcu.it ha fornito nei giorni scorsi: il futuro prossimo di Cassino dipenderà da uno scenario globale (leggi qui Perché Fca rischia di lasciare il deserto a Cassino), dalle politiche che verranno attuate in altri continenti (leggi qui Giulia e Stelvio, la salvezza arriverà dagli Usa), dal modo in cui sapremo gestire le difficoltà che sono dietro l’angolo con una recessione che rischia di essere mondiale (leggi qui Quelli che ballano mentre il Titanic Ciociaria si prepara ad affondare).

Su un aspetto è stato chiaro in modo particolare: i problemi e le soluzioni dipenderanno da noi. Non dagli altri. La crisi legata alla recessione che ha imposto una frenata all’Automotive tedesco (le vendite di auto in Germania sono scese del 37% nel periodo settembre-ottobre 2018) viaggia per fatti suoi. Fa parte di un problema di sistema. Non avrà conseguenze su Cassino Plant.

Il problema dell’Automotive italiano e quindi il destino di Cassino non dipenderà dalla locomotiva tedesca.

Allo stesso modo, le soluzioni dipenderanno dalla nostra capacità interna di gestire il problema. E qui le differenze con la Germania balzano all’occhio. I tedeschi hanno gestito la crisi del diesel incentivando le vendite (in modo da svuotare i piazzali ed evitare che le vetture rimanessero sul groppone delle fabbriche). In Italia abbiamo appena tassato gli acquisti, colpendo buona parte dei modelli fatti a Cassino. E non stimolando per niente il mercato interno a Giulia e Stelvio.

Tra le righe delle sue frasi, il professore ha dato per scontato che in uno scenario di pre recessione, si agisca prevedendo un alleggerimento del peso fiscale sulle imprese e sui consumatori (è quello che consentì dieci anni fa alla Germania di attraversare il guado).

Il resto lo deduciamo noi. Il nostro documento finanziario ha un’impronta del tutto diversa: Quota 100 e Reddito di Cittadinanza non rappresentano uno stimolo alla produzione ma all’assistenzialismo; il taglio dei fondi all’industria ed alla ricerca, così come lo stop alle grandi opere, vanno nella direzione opposta a quella tracciata dalla Germania.