Natalia: «Una Forza Italia più green e moderna»

L'Agenda green per Forza Italia. A scriverla è il sindaco di Anagni Daniele Natalia. Forte dell'esperienza che ha devastato l'ambiente della sua città. Ma anche delle moderne soluzioni già sperimentate. Vuole aprire un dibattito nel Partito

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

È sindaco. Di una città che sul fronte dell’Ambiente ha pagato un prezzo altissimo. Giustificato per anni come un sacrificio inevitabile sull’altare dell’industrializzazione. Erano gli anni Settanta e c’erano altri uomini. Le conseguenze le paga oggi la sua generazione. Daniele Natalia è riuscito a riportare le aziende sul suo territorio: grazie ad un protocollo che rende chiare le cose sotto il profilo delle autorizzazioni. Oggi è anche vice coordinatore di Forza Italia per la Provincia di Frosinone. E da quell’esperienza di sindaco in una città dall’ambiente devastato, vuole aprire un dibattito politico nel suo Partito. facendo in modo che arrivi fino in Regione. (Leggi qui Quella sintesi politica che Natalia deve tracciare).

Daniele Natalia
Sindaco, quanti forni usa?

Storicamente erano altre forze a ricorrere alla politica dei due forni. Io preferisco ascoltare tutt’e due i fornai e vedere se riesco a fare una sintesi: suggerendo di fare ad uno i panini ed all’altro le pagnotte, oppure mettersi insieme. È così che la politica va più lontano.

In Ambiente non ci sono vie di mezzo: non c’è spazio per due forni.

Lo sottoscrivo e aggiungo che l’unica via è quella che concilia lo sviluppo e l’ambiente. Non è cerchiobottismo: le moderne tecnologie ce lo consentono, a differenza del passato. Oggi alcuni fingono di non saperlo perché le nuove tecniche hanno un costo notevolmente più alto: non c’è spazio per questi alibi, si può crescere, si deve rispettare l’ambiente, se costa di più non è importante.

Le diranno che non agevola le imprese…

Se lo facessero, sbaglierebbero. Ogni albero salvato, ogni grammo di polveri sottili in meno, ogni litro di acqua risparmiato, hanno un valore economico enorme anche per le aziende oneste: sono costi sociali in meno, sono spese minori per sostenere le cure di chi si ammala, sono spese ridotte per bonificare. In parte gravano su di loro.

Un aggettivo fa la differenza: ha detto aziende ‘oneste’. In questo territorio abbiamo avuto esperienze che molti disonesti nel campo dei rifiuti. Come si tengono lontani?

Qui mi taccio come sindaco e lascio parlare il dirigente provinciale di Forza Italia. Occorre una normativa chiara, snella, coraggiosa. La proporrò alla prossima riunione del nostro Coordinamento Provinciale e chiederò che i nostri consiglieri regionali la portino in Aula. Dobbiamo apporofittare di questa fase della Transizione Ecologica e stimolare un assessore regionale del M5S che non sta brillando per attivismo, al pari del Centrosinistra con il quale si è alleato. Qui si confonde la Transizione Ecologia con l’Ambientalismo. Sarebbe un errore.

Circular factory (Foto: Recondoil)
In cosa consiste la proposta che porterà al Partito?

Riprende in larga parte due esperienze che giudico positive. La prima è quella che ha portato il Comune di Anagni a sviluppare un protocollo per snellire le procedure a carico delle aziende intenzionate ad investire nelle aree inquinate. Sta funzionando, sta attraendo investitori, sta tutelando l’ambiente, sta garantendo le imprese perché individua un percorso chiaro e competenze ben definite. (Leggi qui Un calcio alla burocrazia: varata la Delibera che abbatte i tempi in zona Sin).

Non basta questo a tenere lontani i disonesti che vogliono inquinare.

Verissimo e qui entra in gioco la seconda esperienza che intendo valorizzare e portare all’attenzione del Partito coinvolgendolo ai massimi livelli grazie al nostro Coordinatore Regionale Claudio Fazzone. È il cosidetto ‘protocollo cucina a vista‘ che è stato proposto dagli ambientalisti, portato all’attenzione degli industriali, approvato da una parte di loro. Poi però tutti se ne sono dimenticati. Quel protocollo è semplice e dannatamente efficace. (Leggi qui La sfida agli industriali. Ma pure ai falsi ambientalisti).

I temi centrali?

Rende pubblici ‘a vista’ tutta una serie di elementi di ogni industria e di chi c’è dietro. E quegli elementi ci dicono subito se abbiamo a che fare con imprenditori veri o malintenzionati. Quel protocollo lancia a tutti una sfida morale: chi vuole investire deve rendere accessibili a tutti quelle informazioni. Spiegando chi realizza la nuova attività; dove intende collocarla; cosa produrrà; come lo produrrà; quanto investirà; perché viene realizzata l’attività. Soprattutto, da avvocato, da sindaco e da politico, mi piace un principio che introduce: l’autorizzazione ambientale ha una faccia, una reputazione, un’affidabilità.  e se il titolare trasferisce la proprietà la verifica sulla reputazione di chi subentra riparte d’ufficio. Voglio sapere chi c’è dietro. In questo modo, nessuno può minacciare alcun imprenditore onesto per infiltrarsi nella sua azienda.

L’impianto di Sant’Agata Bolognese
Dicono che lei voglia realizzare una centrale per ottenere il metano bio ad Anagni.

Magari. Soporattutto dopo avere letto un vostro articolo su quanto accaduto a Sant’Agata Bolognese me ne è venuta davvero la voglia. Però come Comune non ho la forza per farlo. È vero che c’è un progetto su questo tema e riguarda il nostro territorio. E non è un progetto qualsiasi ma è il progetto della Saf, cioè di una società pubblica, che appartiene a noi Comuni e sulla quale abbiamo il controllo noi sindaci. L’impianto voluto e votato in assemblea Saf proprio da noi sindaci. E sarà realizzato in partnership con il primo player italiano: A2A che dà il massimo delle garanzie in termini di affidabilità, qualità e sicurezza. Non vedo per quale motivo perdere un’occasione che è allo stesso tempo Green, Circular, certificata dalle maggiori associoazioni ambientaliste nazionali, crea economia, fornisce servizi ai cittadini. Mi dite perché dovrei lasciarlo ad uno degli altri Comuni che sono pronti a farlo? (Leggi qui “Ora vi racconto come il bio metano ha cambiato il mio Comune” ).

C’è una grande occasione che questo territorio ha perso a causa dell’ambientalismo selvaggio?

Rispondo con una provocazione: non dimentico che il professor Paolo Vigo, già magnifico rettore dell’università di Cassino propose di riscaldare gratis tutte le case di Cassino con il teleriscaldamento alimentato dal vapore del termovalorizzatore di San Vittore. Non è stato fatto. Mi spiegate perché Vienna, Stoccolma, in parte Berlino, si riscaldano così e se diciamo che vogliamo farlo in Ciociaria si storce il naso?

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