Il neo Medio Evo e la luce delle università come Cassino

«Stiamo sprofondando in un neo Medio Evo: dove i post su Facebook fanno il Sapere. Mentre la scienza e tecnologia stanno sconfiggendo malattie mortali, il post dell’ultimo sconosciuto viene considerato al pari di chi ha fatto quelle scoperte scientifiche»: è un invito alla ribellione quello che il ministro Beatrice Lorenzin fa durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico a Cassino. Un invito alle università, come quella di Cassino, a riappropriarsi del dibattito scientifico. A far brillare quel Sol per noctem, il sole della conoscenza nel buio dell’ignoranza. Che – al destino il senso dell’ironia non manca – è il simbolo dell’ateneo cassinate.

Nel nuovo Medio Evo denunciato da Beatrice Lorenzin gli uomini dimenticano in fretta e con troppa facilità. «Abbiamo già dimenticato i bambini con la poliomielite: eppure chi ha la mia età li ha visti. Abbiamo dimenticato i bambini morti per morbillo: e oggi stanno tornando a morire per malattie che avevamo debellato. Troppe mamme non vaccinano». In questo nuovo medio Evo, dove c’è la democrazia dei post, non si ascoltano più gli scienziati. «Troppe mamme non ascoltano più i medici. Ma vanno su internet, leggono poche righe su un blog e pretendono di capirne più di chi ha passato anni sui libri e tra le corsie d’ospedale».

Il Medio Evo e la sua barbarie seguita al crollo dell’Impero Romano d’Occidente: lo Stato non esisteva più, nessuna autorità si contrapponeva alla prepotenza, nessuna luce della cultura illuminava un’Europa che sprofondava nell’ignoranza e nella superstizione. Dove ogni ciarlatano poteva spacciarsi per maestro.

«Vi ricordate cosa accadde con Stamina? Un intero Paese andò appresso a Le Iene, trasmissione di intrattenimento senza base scientifica. Nessuno volle ascoltare la comunità scientifica internazionale. Nessuno volle dare retta al buon senso dei medici e dei ricercatori. Solo alla fine dovettero ammettere come stavano le cose. E nel frattempo quanto ci è costato?

Elenca tanti esempi del neo Medio Evo. Come quelli che non vaccinano perché hanno letto sul web che fa male. Ma poi come si rendono conto che c’è la meningite vanno tutti insieme in ospedale e pretendono venga fatto in un giorno quello che per anni hanno ignorato. Fino alle proteste con cui tutelare le zanzare: fatte da chi ignorava che stanno cambiando le specie presenti in Italia. E se una sola, in arrivo da alcuni Paesi in particolare, si accoppia con le nuove specie… ci ritroviamo un esemplare killer a volare in Italia.

Prima di Beatrice Lorenzin a denunciare il neo Medio Evo è stato il geologo Mario Tozzi. Quaranta minuti di lezione: sull’uomo e le sue colpevoli dimenticanze. «Perché non è il terremoto ad uccidere ma il modo in cui gli uomini costruiscono. Perché se in un posto c’è un fiume e ci sono pure le case, non è il fiume a trovarsi nel posto sbagliato»

Insomma, non esiste la catastrofe. Siamo noi a non volerla vedere. Fingiamo di non vederla. «Come è accaduto con il Rigopiano: le nevicate non erano evento eccezionale. Ce le siamo solo scordate. Nel ’85 a Pescara c’erano sedici gradi sotto lo zero. Addebitando alla straordinarietà ci scarichiamo dalle nostre colpe».

E il neo Medio Evo è un fenomeno di casa nostra, tutto italiano. «Prendete ad esempio i terremoti. Di quelli che scuotevano Amatrice, si scriveva già nel Seicento, ma nulla è stato fatto per rendere più sicure quelle case. Invece negli altri Paesi hanno imparato da ogni tragedia. La Turchia da alcuni anni ha scoperto che alcune decine di migliaia di cittadini abitano lungo una faglia: ha avviato un piano nazionale di messa in sicurezza degli edifici. Da noi non è ancora obbligatorio nemmeno il Fascicolo del fabbricato con tutta la storia della casa nella quale abitiamo. Eppure il nostro paesaggio appenninico è costruito dai terremoti: eppure fingiamo di non vederli»

Un neo medio Evo che si trascina da sempre: «Leonardo da Vinci ideò le casse di espansione sull’Arno per contenerne le acque in caso di esondazione. Noi le stiamo realizzando adesso. Se piovesse oggi come negli anni Sessanta, Firenze tornerebbe sotto acqua ancora una volta.

Non è un destino cinico e baro a perseguitarci. E questo buio nel quale ci siamo rannicchiati. E dove la speranza ci arriva dalla luce della conoscenza che le università come Cassino possono tornare ad accendere.

§
error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright