Nessuno scrive al candidato

Le ventiquattrore successive all'annuncio della candidatura di Vicano. Domina il silenzio. E non è un segnale incoraggiante. Ma fu lo stesso pure per Cristofari e Marini. Il silenzio di Schietroma. Le frustate di Pizzutelli. L'indifferenza nel centrodestra

Il silenzio. Non è naturale il silenzio intorno al candidato. Meno ancora lo è nelle ore immediatamente dopo il suo annuncio. Invece è il silenzio a colpire il giorno dopo la conferenza di Mauro Vicano per dire che è pronto a partecipare alle Primarie per scegliere il candidato sindaco di Frosinone.

Nessuno ha esultato. Nessuno ha dichiarato il suo appoggio. Non una delle forze civiche che dovranno aiutarlo nella scalata verso il municipio. Non uno dei Partiti che potrebbero affiancarlo. Nemmeno il suo amico Fabrizio Cristofari, lo stimatissimo presidente dell’Ordine dei medici che cinque anni fa venne accolto dallo stesso silenzio quando annunciò la sua candidatura a sindaco. E che ora gli ha messo a disposizione una parte della sua civica d’allora. Ciò che impressiona è lo scenario: praticamente lo stesso trovato ora da Mauro Vicano. Con il centrosinistra impegnato in una estenuante discussione che non produce il nome di un solo candidato, una parte che vuole le Primarie ed una che dice assolutamente no; il Partito Democratico diviso nonostante Vicano sia stato il suo capogruppo per anni; i potenziali alleati che pongono i loro veti su di lui.

La solitudine del candidato

Mauro Vicano

Il silenzio impressiona più della solitudine. Quella nella quale ieri è avvenuta la presentazione. Mauro Vicano ha scelto di essere da solo: nessun testimonial, nessun volto che desse forza al suo gesto di rottura con cui mettere fine alle discussioni ed ai veti.

Il manuale di ogni candidatura che si rispetti prevede che il giorno dopo l’annuncio parta il tam tam dei sostenitori. I gruppi civici, poi le associazioni, i big di Partito che fanno gli auguri, i big più in alto che benedicono la scelta, fino ad arrivare ai gruppi che esultanti manifestano la loro disponibilità a scendere in campo; il segretario cittadino del Pd che dichiara di avere mezza lista pronta ed essere impegnato a scegliere chi ammettere e chi no nella restante metà dei posti.

Qui nelle ventiquattrore che hanno seguito la conferenza stampa non c’è stata nemmeno l’esultanza di una bocciofila.

L’indifferenza dei convitati

Sardelitti, marini e Schietroma

Più ancora colpisce l’indifferenza dei destinatari di molti messaggi lanciati da Vicano nel corso della sua conferenza di giovedì. Aveva detto a Gian Franco Schietroma ed ai Socialisti di volersi confrontare perché lui viene politicamente da lì. Al Movimento 5 Stelle di voler comprendere le ragioni del loro veto. A Michele Marini di essere pronto a coinvolgerlo nella sua squadra di governo ma di non avere alcun potere sulle sue legittime aspirazioni con cui essere ristorato dell’affronto subito dieci anni fa quando la spaccatura nel centrosinistra gli impedì di essere rieletto sindaco e spianò la strada a dieci anni di centrodestra.

Nessuno di loro ha risposto, né in una direzione né nell’altra. È il chiaro segnale che la faccenda non li riguarda, non li entusiasma, non ritengono che faccia parte del loro percorso politico.

Gli unici segnali al candidato

Stefano Pizzutelli

Sono tutti da valutare gli unici segnali arrivati in queste ore. Il primo è di Stefano Pizzutelli, consigliere comunale uscente eletto cinque anni fa da uno schieramento civico, ambientalista e riformista. «Il fatto che Vicano abbia presentato la sua candidatura alla stampa prima che un programma condiviso venga stabilito dalla coalizione, lo porta fuori dalla coalizione».

Per quale motivo sarebbe fuori? Il ragionamento politico di Stefano Pizzutelli è lineare: «Il percorso logico parte dalla definizione del perimetro della coalizione, dalla definizione del programma, per poi individuare il metodo di scelta del candidato sindaco e scegliere la candidata o il candidato».

Rivendica che «Su questo percorso ci siamo impegnati a fondo». Proprio per questo mette in discussione il Partito Democratico, il suo atteggiamento dei mesi scorsi e di questi giorni. Chiede un segnale chiaro. Per Stefano Pizzutelli «è difficile fare un percorso del genere se c’è un candidato, presumibile emanazione del Partito più forte della coalizione, che sta facendo campagna elettorale da un anno, come si legge da qualche parte».

Il tavolo del centrosinistra ora «è in stand by perché abbiamo chiesto al PD un chiaro segnale di ricambio e di discontinuità e anche, finalmente, l’indicazione di una rosa di candidati. Aspettiamo una risposta in tempi rapidi e da canali ufficiali». E se si arrivasse ad una rottura? «Noi continueremo il nostro percorso insieme a  tutti coloro che intravedono un futuro con un candidato o una candidata sindaco, che porti novità, aria pulita, entusiasmo».

Il fronte del centrodestra

Antonio Scaccia (Foto: Stefano Strani)

Dall’altra parte della barricata, il centrodestra prosegue nella sua marcia di avvicinamento alle Primarie che definiranno il nome del candidato sindaco.

Francesca Chiappini, coordinatrice della storica civica Lista per Frosinone ha indicato il suo candidato per le Primarie. È l’assessore al Commercio Antonio Scaccia, già vice del sindaco Nicola Ottaviani. Nei giorni scorsi il coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone ha detto che se il presidente d’Aula Adriano Piacentini vorrà scendere in campo sarà lui la bandiera dei berlusconiani in questa partita.

Dal fronte dei Fratelli d’Italia, il coordinatore cittadino Fabio Tagliaferri non si stacca un secondo dalla Diretta di Enrico Mentana sul La7. Aspetta un segnale di rottura tra Giorgia Meloni ed il resto della coalizione: ha le liste già pronte per scendere in campo e trasformare il primo turno di voto nelle Primarie con cui scegliere il sindaco. Possibilità al lumicino. Alle primarie sta decidendo se appoggiare Scaccia o Piacentini. Non vuole mettere un nome di bandiera e tantomeno scendere in campo con il suo nome. Non lì.

Nessun segnale dall’assessore alla Finanze Riccardo Mastrangeli che nei giorni scorsi aveva lasciato capire come di fronte ad un quadro interno meno ostile avrebbe preso in considerazione la candidatura. Oggi ha ricordato «la procedura di Riequilibrio Finanziario,
attivata nel 2013 per il risanamento del debito di circa 50 milioni di euro delle precedenti gestioni amministrative, aveva escluso la possibilità di sostituire il personale in quiescenza
».

Ha messo l’accento sul fatto che «dopo nove anni di azioni efficaci e puntuali, si stanno liberando nuove risorse che hanno già consentito la ripresa delle assunzioni di nuovo personale, soprattutto all’interno degli uffici tecnici e amministrativi. Senza contare, inoltre, che, siamo comunque riusciti a evitare ogni aumento tariffario per i servizi erogati».

Come a dire: voi pensate alle elezioni, io penso a governare e risanare.

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