Nessuno sfiducia Di Maio: non per salvarlo, bensì per logorarlo

Foto: © Imagoeconomica, Benvegnu' Guaitoli

Il capo politico sempre più isolato anche in caso di conferma della fiducia. Intanto i quattro incarichi che ricopre contemporaneamente sono troppi. Craxi e De Mita ne avevano soltanto due. Infine, emerge la solita logica dello scaricabarile sull’anello più debole. Vuoi vedere che la colpa è tutta di Rocco Casalino?

Ai tempi della Prima Repubblica ai potenti del momento, Bettino Craxi e Ciriaco De Mita, veniva rimproverato di concentrare troppi incarichi. Che poi in realtà erano due: quello di Presidente del Consiglio e di Segretario del proprio Partito. Parliamo di Psi e di Democrazia Cristiana.

Oggi, che non sappiamo in quale Repubblica siamo (la terza, la quarta o chissà), Luigi Di Maio di cariche di prima fascia ne concentra quattro: capo politico del Movimento Cinque Stelle, vicepresidente del consiglio dei ministri, ministro del Lavoro, ministro dello Sviluppo Economico.

Troppi per il senatore Gianluigi Paragone e per diversi altri esponenti grillini. Oggi il voto sulla piattaforma Rousseau non potrà che confermare la fiducia a Di Maio come capo politico. Ma non sarà un segnale di forza, bensì di estrema debolezza.

Gli altri leader del Movimento non si espongono più di tanto: non Alessandro Di Battista, non Roberto Fico. Le voci critiche in realtà sono state poche: Roberta LombardiJacopo Fo, lo stesso Paragone. (leggi qui I 5 Stelle di Frosinone a Di Maio: «Dimettiti e poi ragioniamo»).

All’assemblea dei gruppi parlamentari Di Maio si è difeso attaccando, dicendo di essere stato lasciato solo. Da chi? La realtà è che il Movimento ha perso 6 milioni di voti in un anno, e che il reddito di cittadinanza si è trasformato in un boomerang per l’incapacità di gestirlo sul territorio. Il fatto non è solo lo strapotere di Salvini che ha obiettivamente oscurato i Cinque Stelle, il fatto è che il Movimento non è riuscito a dare alcuna scossa sul piano economico. Anzi, ha incassato sconfitte su tutti i fronti.

All’interno del Movimento Cinque Stelle nessuno vuole elezioni anticipate in tempi brevi, perché si rischia davvero una sorta di estinzione politica. E il fatto che alla fine nessuno spinga più di tanto per sfiduciare Di Maio va letto con l’intenzione di continuare a far logorare il vicepremier e capo politico.

Nel frattempo comincia ad emergere sempre più la tesi che fra le ragioni della sconfitta c’è anche una comunicazione sbagliata. Vuoi vedere che è tutta colpa di Rocco Casalino, ex star del Grande Fratello? E che invece Davide Casaleggio non c’entra nulla?

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