Nessuno telefona al colonnello (di A.Porcu)

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Nessuno dei politici che ha preso impegni con il sindaco di Anagni finora lo ha chiamato, pensando che le sue dimissioni fossero solo un pretesto politico. Invece no.

Nessuno telefona al colonnello.

 

Chi ha scelto Fausto Bassetta come sindaco di Anagni tre anni fa ha commesso un immenso errore di valutazione. Paragonabile solo a quello che si sta replicando in questi giorni: lasciano il telefono muto e silenzioso.

 

Il colonnello dei carabinieri rispondeva all’identikit ideale del candidato di cui la politica aveva bisogno. Le macerie dello scandalo Fiorito ancora roteavano nell’aria della città in cui Francone era stato sindaco. E Fausto Bassetta era il contraltare perfetto: ufficiale dei carabinieri, giurista, stimato professore nella scuola ufficiali dell’Arma, persona integerrima, senza ombre nemmeno a volerle cercare negli angoli più remoti. Una persona per bene. Quello di cui Anagni aveva bisogno.

 

Uno solo il difetto all’attivo: non è un politico. Chi lo ha scelto, sbagliando valutazione ha pensato che fosse un pregio: supponendo così di poterlo ‘gestire’ meglio.

 

Le prime sedute di Consiglio comunale hanno rivelato subito quanto fosse fallace quella valutazione. Proprio perché non è un politico Fausto Bassetta non ha cambiali da pagare, non ha conti da saldare con alcun ras locale o provinciale delle preferenze, non deve costruirsi alcun percorso e quindi non ha necessità alcuna di cercare la benevolenza di assessori o presidenti vari.

 

Per questo fa come gli pare.

 

Proprio chi lo ha voluto è stato tra i primi a non volerlo più. Ma ormai la frittata era fatta e l’elezione avvenuta.

 

Tutto il suo percorso amministrativo è stato scandito da questo schema. Fausto Bassetta non è uno sprovveduto. E nemmeno un indeciso. Semplicemente è uno che fa ciò che ritiene sia giusto fare. E se questo non si accorda con gli schemi della politica, con le sue liturgie ed i suoi riti, con i suoi dare e avere… peggio per chi lo ha messo li.

 

Le dimissioni rassegnate in pieno consiglio comunale sono la chiara dimostrazione di tutto questo. Ha detto di essere pronto a stracciare il mandato proprio nel momento in cui aveva in mano tutti gli assi: una giunta appena ricomposta, una maggioranza per concludere la consiliatura, Domenico Beccidelli (ispiratore e sostenitore della spina nel fianco della maggioranza, Progetto Anagni, finalmente fuori dai piedi) (leggi qui ‘I quattro assi sprecati da Bassetta’).

 

I suoi compagni di maggioranza pure in quel momento hanno commesso un errore di valutazione. Ritenendo che quelle dimissioni fossero un gesto politico: un modo per imporre al Pd di rientrare nei ranghi dopo averlo criticato appena poche ore prima, in una conferenza stampa nella quale la ricomposizione della giunta era stata paragonata ad «un mercato delle vacche».

 

Nulla di più sbagliato. I motivi delle dimissioni di Bassetta sono solo quelli che Bassetta ha annunciato in consiglio: la politica gli ha fatto delle promesse, i politici gli hanno promesso una serie di cose per l’ospedale e la città di Anagni. E lui non li ha visti.

 

A giocarci la faccia non ci sta. Perché prima che un sindaco, Fausto Bassetta è un uomo con la divisa da carabiniere cucita nell’anima: a far giocare gli altri con la sua faccia e la sua reputazione non ci sta.

 

Lo ha ripetuto nelle ore scorse, durante la cerimonia di consegna all’Argentina dei 19 elicotteri riconfigurati dall’azienda di Domenico Beccidelli. Per parlare, Bassetta e Beccidelli hanno aspettato che i rotori girassero: protetti dal rumore, lontani da orecchie indiscrete, si sono dette poche parole. Quelle che contano: «Se non ci mettono la faccia anche loro e non mantengono le promesse per me le dimissioni sono irrevocabili» ha detto Fausto Bassetta. Ma se Nicola Zingaretti telefonasse adesso, dicendo che rinnova tutti gli impegni per l’ospedale, nessuno gli crederebbe perché è già in periodo elettorale… «Peggio per chi non glielo ha suggerito prima».

 

Per questo motivo il colonnello non si sta macerando nell’attesa di quel trillo. In fondo, se si dovesse togliere la fascia, sarebbe una sconfitta per la politica e non per lui. Per questo è il primo ad essere contento che nessuno telefoni al colonnello.

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