Nessuno vota, ma vince sempre Zingaretti

Minimo storico di affluenza per le suppletive al collegio della Camera di Roma Centro: 11%. Successo di Cecilia D’Elia e quindi ancora una volta di Nicola Zingaretti. Intanto nella partita del Quirinale Enrico Letta non fa passi avanti e il Pd ignora le apertura di Matteo Renzi. Con il rischio di andare a sbattere.

C’un fantasma che si aggira sulla politica italiana e si chiama astensionismo. Alle suppletive per il collegio della Camera del Centro di Roma (dove sono stati eletti prima Paolo Gentiloni e poi Roberto Gualtieri), ha votato appena l’11,33 % degli aventi diritto. Più del 88% è rimasto a casa. Va bene il tempo di pandemia e la recrudescenza della curva, ma non basta a spiegare il disincanto degli elettori.

Su questo i leader politici dovrebbero riflettere molto. Invece non lo fanno e continuano a sfidarsi pensando di avere chissà quali eserciti di elettori. Non è così.

La vittoria di D’Elia. E Zingaretti

Foto Carlo Lannutti © Imagoeconomica

Detto questo, ha vinto Cecilia D’Elia del Partito Democratico: ha ottenuto il 59,43% dei consensi. Simonetta Matone, del centrodestra in quota Lega, è arrivata al 22,42%. Poi Valerio Casini di Italia Viva con il 12,93%, Beatrice Gamberini di Potere al popolo con il 3,24% e l’indipendente Lorenzo Vanni con l’1,97%.

Hanno votato 21.010 su 185.394 cittadini (11,33%). Alle precedenti  suppletive, nel marzo 2020, votò il 17,66%.

Sul piano politico, a Roma e nel Lazio, ennesima vittoria di Nicola Zingaretti, che infatti ha detto: “Felice per la vittoria del centrosinistra nel cuore di Roma. Complimenti, buon lavoro e un grande abbraccio a Cecilia D’Elia e un immenso grazie alle volontarie e ai volontari che in queste settimane controcorrente hanno combattuto per questa bella vittoria”. Il termine chiave è “controcorrente”.

La partita per il Quirinale

Cecilia D’Elia (Foto Leonardo Puccini © Imagoeconomica)

Nel frattempo il Pd è impegnato nella complicatissima partita per il Quirinale. Ai microfoni del Tg3 Enrico Letta non ha cambiato di una virgola la sua impostazione. Dicendo: “In questo Parlamento nessuno ha la maggioranza, dobbiamo trovare un’intesa su un presidente istituzionale, super partes e sulla prosecuzione della legislatura per affrontare Covid, Pnrr e il drammatico caro energetico che impatta sulle bollette. Sbaglia il centrodestra perché è evidente che la candidatura di Berlusconi è un vicolo cieco: cerchiamo questo nome, cerchiamolo insieme”.

Draghi al Quirinale? Non è il momento di fare i nomi, il nome dovremo deciderlo con i nostri alleati e il centrodestra. Oggi diciamo che Draghi gioca un ruolo fondamentale per il Paese e va tutelato. L’ipotesi del Mattarella bis? Non è il momento di parlare di nomi, serve prima un accordo tra le forze politiche per un patto di legislatura, poi daremo i nomi”.

Quando sarà il momento di parlare di nomi visto che tra una settimana iniziano le votazioni e in campo al momento c’è solo l’ipotesi di Silvio Berlusconi.

La rotta di Matteo

Matteo Renzi (Foto Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Il Pd continua ad ignorare anche la posizione di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha spiegato nei giorni scorsi dopo che il centrodestra aveva acceso il semaforo verde per Silvio Berlusconi.

Lo ha fatto dicendo: “Il mio messaggio è per Salvini e Meloni, loro rischiano la sindrome di Bersani. I numeri ce li hanno loro, se sono capaci portano a casa il risultato. Se no, vengono colpiti dalla sindrome di Bersani. Nel 2015 avevamo 420 voti, oggi il centrodestra ne ha 460. Se loro sono capaci, costruiscono la maggioranza. Se no vanno a sbattere, ed è la prima partita di Champions. Non è più di precampionato o Coppa Italia. Lì si vede chi è capace e chi no. Se il centrodestra propone un candidato che fa l’interesse dell’Italia e degli italiani, se è autorevole, credibile e adatto siamo pronti a votarlo. Bisogna vedere chi è, qual è. Ma il centrodestra dovrà presentare un nome diverso da Berlusconi. Sarà in grado? Vedremo”.

Sembra un’apertura al Pd. Ma il Partito Democratico non intende coglierla. Perché?

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