L’ultimatum di Zingaretti: «Se qualcuno fa il furbo noi andiamo via»

Nicola Zingaretti a "Non è l'Arena" mette in chiaro: "Pronti ad andare via se qualcuno fa il furbo". I messaggi a Matteo Renzi. Ed a Luigi Di Maio. La stretta di mano con Salvini

Non ci sta a farsi logorare. Nicola Zingaretti lo dice a chiare lettere: «In un Governo solo per occupare le poltrone non rimango: o questo governo cambia l’Italia o viene meno motivo per cui questo Governo esiste». Rilassato, in jeans e camicia bianca senza cravatta, il segretario nazionale del Pd è nel salotto di Non è l’Arena su La7.

Il sipario è calato da poche ore sulla decima edizione della Leopolda. Da quel palcoscenico Matteo Renzi è stato critico nei confronti della manovra. Il Segretario chiosa «Matteo Renzi alla Leopolda sta parlando male di un progetto di legge che Italia Viva ha condiviso, deciso e sottoscritto nel corso del Consiglio dei ministri».

Se qualcuno fa il furbo, salta tutto

Leopolda 10 Matteo Renzi © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

Un concetto che si innesta sulla frase chiave della serata: «Se in questo Governo qualcuno si illude che facendo il furbo, dicendo il giorno prima siamo tutti d’accordo ed il giorno dopo inizia a fare polemica, io dico, senza minacciare nessuno, che l’interesse di andare avanti viene meno».

Uomo avvisato, mezzo salvato: vale per Matteo Renzi e per Luigi Di Maio. Il Segretario del Pd non lo ha mai nascosto: fosse stato per lui non sarebbe nato il Conte 2 ma si sarebbe andati al voto anticipato. Vale anche ora adesso. Soprattutto ora che non scatterebbe la nuova legge con la riduzione dei parlamentari, si voterebbe con il Rosatellum che complicherebbe la vita proprio a Renzi ed ai 5 Stelle.

«Le biciclette stanno in piedi quando camminano per il bene comune. Se si ferma una bicicletta cade e visto che mi sono preso degli impegni voglio fare il garante e gli impegni li manterremmo insieme e non accetto un gioco di chi la spara più grande. I litigi hanno distrutto la credibilità di una classe politica».

I sondaggi di questi giorni dicono che Italia Vera viene percepito come un Partito nato da una rivendicazione personale. Il segretario Dem mira in quella direzione: «Gli italiani puniranno chi pensa solo a se stesso».

Spread calato perché credibili

Nicola Zingaretti a Non è l’Arena

Nicola Zingaretti sottolinea che la competenza e la credibilità sono fondamentali. Cita un esempio: «Nei quindici mesi precedenti il nostro arrivo sono stati bruciati 20 miliardi di euro in interessi bancari sul debito. Tutto per la non credibilità del Governo precedente. Quando è cambiato il Governo lo spread è calato. Proprio per questo dico: Non ricominciamo con gli sgambetti».

Chiede responsabilità. A tutti i protagonisti del dibattito politico. A cominciare dal Movimento 5 Stelle. «Noi saremo molto responsabili. Diciamo ai nostri alleati: si può andare avanti ma nessuno continui o rincominci a mettere le bandierine sulle proprie identità perché di questo gli italiani sono stanchi».

Fa capire a Luigi Di Maio che questi sono i tempi supplementari. Ed il fischio finale potrebbe arrivare in qualsiasi momento. «Questo è un Popolo molto paziente, abbiamo fatto delle promesse ma gli italiani non sono coglioni. Ora bisogna mantenere e rispettare gli accordi. Perché altrimenti gli italiani si arrabbiano e giustamente ci sarà una rivolta».

Pronti ad andare via

Nicola Zingaretti e Massimo Giletti a La7

La legge bilancio è stata votato da tutti i Partiti della coalizione, ricorda Zingaretti. E se ora si vuole cominciare a prenderne le distanze il Pd non resterà un minuto di più.

«Non ho problemi a dire che il Pd farà di tutto per andare avanti, per dare stabilità ma se non ci sono risultati del Governo allora ne dovremo prenderne atto. Chi sarà stato il protagonista di questa situazione dovrà risponderne al Paese. Non si va avanti con le polemiche continue e con bisticci continui».

Basta odio

Su quella Manovra ha aperto il fuoco anche l’intero centrodestra. Dicendo che quello in carica è un governo delle tasse e degli arresti. Nicola Zingaretti mette in chiaro: «Sull’evasione fiscale bisogna colpire chi evade e premiare le persone oneste». Sostiene che «I grandi evasori rubano soldi a chi ha bisogno. Bisogna arrivare a sanzioni o al carcere non ho paura a sostenerlo ma ci vuole una strategia nella lotta contro l’evasione».

La pressione del centrodestra è forte. Zingaretti ammette che il leader della Lega Matteo Salvini «è sicuramente il miglior d’Italia a raccontare i problemi degli italiani ma in 15 mesi abbiamo visto che è il peggiore a trovare soluzioni».

Nicola Zingaretti su La7 con Giletti

Chiede concretezza. E la fine della stagione dell’odio. «Il dramma dell’Italia? Che oggi aprire un bar, un’impresa, un’attività è un incubo. Produrre ricchezza è un incubo. Ci sono troppe leggi, troppi che decidono, troppi che controllano chi decide. Da presidente di Regione so bene cosa vuol dire, so che l’Italia ha bisogno di semplificazione e meno burocrazia».

Assicura che il Pd sposterà l’asse verso la semplificazione andando incontro alle richieste che sono sempre più pressanti da parte di commercianti, artigiani e di chi produce lavoro. «C’è chi punta sull’odio, noi puntiamo su benessere e felicità. Vediamo chi vince».

Le bande di Bellanova

C’è spazio per commentare la frase pronunciata nelle ore scorse dalla renziana Teresa Bellanova. Il ministro delle Politiche agricole aveva parlato di un Pd diviso in bande armate.

Nicola Zingaretti non ha dubbi: «Ha sbagliato: ha fatto veramente una gaffe. È scivolata su una buccia di banana perché bisogna avere memoria di cosa siano state le bande armate nel nostro Paese. Ha sbagliato. E’ una cosa che non si dice mai».

Il saluto a Salvini

Nicola Zingaretti e Matteo Salvini si stringono la mano a La7

Al momento dei saluti, Massimo Giletti rivela che l’ospite successivo è Matteo Salvini. Chiede a Nicola Zingaretti se è disposto ad una stretta di mano ed un saluto davanti alle telecamere. Il segretario del Pd non si sottrae e spiega «Siamo avversari su tutto ma ci siamo sempre detti la verità. Avversari certo ma leali».

Al centro della scenografia avviene la stretta di mano. La sfida non è solo sui contenuti ma soprattutto sui messaggi nascosti. E così, se Nicola Zingaretti ha affrontato l’intervista di Non è l’Arena in jeans e camicia bianca aperta, Matteo Salvini deve trovare una forma che sia ancora più disinvolta ed alla mano. Entra in scena anche lui in jeans e camicia bianca aperta. Ma senza la giacca, la tiene nella mano sinistra mentre porge la destra all’avversario politico.

Giletti approfitta del momento e propone un confronto tra i due leader di Partito. Zingaretti dice si, «Quando vuoi» gli risponde Salvini.

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