Non c’è pace per le Commissioni: la ‘modalità mista’ è un fallimento

In presenza? O da remoto? Alla fine la soluzione è la 'modalità mista'. Che si rivela un fallimento. Tra connessioni che saltano, difficoltà personali e nell'uso dei computer

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Problemi tecnici a non finire, connessioni che saltano, difficoltà personali nell’utilizzo del mezzo informatico. E anche la modalità mista, da strumento per facilitare il lavoro del consigliere comunale, si trasforma in impedimento. Non c’è pace, per le commissioni consiliari del Comune di Latina, e per i consiglieri, così come per i cittadini.

Nei giorni scorsi, non senza fatica, il Comune aveva inserito la novità nel regolamento di funzionamento degli Organi Consiliari. Un regolamento che, fino all’arrivo della pandemia, non si era mai dovuto preoccupare del fatto che i consiglieri potessero o dovessero partecipare in modo diverso da quello della fisica presenza in aula consiliare.

Poi, il Covid, il lockdown della primavera 2020 e la sospensione delle attività avevano reso necessaria la modifica al regolamento per svolgere sedute: di Consiglio come di commissione, di capigruppo come di conferenza dei presidenti come di giunta, in videoconferenza.

Si torna in presenza

Da allora, era l’aprile 2020, al Comune di Latina non si era più tornati in presenza: l’allora presidente del Consiglio comunale di Latina, Massimiliano Colazingari, si era sempre opposto a questa ipotesi, lamentando il perdurare dello stato di emergenza da pandemia da parte del Governo e le dimensioni dell’aula consiliare, insufficienti a garantire il necessario distanziamento e quindi a ospitare in sicurezza 33 consiglieri, 9 assessori, la segretaria generale, il personale tecnico di supporto, per un totale di una cinquantina di persone.

Ci sono volute le elezioni amministrative, un nuovo presidente del Consiglio comunale, Raimondo Tiero, e le modifiche all’aula (principalmente i pannelli di plexiglas tra gli scranni) per tornare in presenza in Consiglio, per la seduta di insediamento della nuova amministrazione, il 9 novembre 2021. Si è fatto appena in tempo a svolgerne un’altra, per le linee di mandato, il 20 dicembre, e poi, di nuovo, tutti a casa collegati davanti a un monitor, a causa dell’aumento dei contagi.

Intanto però, le commissioni ancora non c’erano, per le note vicende politiche dell'”anatra zoppa”, che teneva in sospeso l’avvio degli organi consiliari. Sono partite ai primi di febbraio e subito si è posto il problema: in presenza o in videoconferenza?

Non è una questione solo sanitaria

Damiano Coletta (Foto: Valerio Portelli / Imagoeconomica)

Il problema non è solo sanitario, ma anche politico, dato che la maggioranza del sindaco Damiano Coletta è appena di 17 (primo cittadino compreso) a 16; e uno dei consiglieri di maggioranza non era vaccinato, dato che ha preferito attendere l’arrivo del vaccino Novavax (che, appena disponibile, ha subito prenotato l’appuntamento). Non è stato una decisione di poco conto.

Quando la conferenza dei presidenti ha iniziato a valutare, date le dimensioni delle aule (quella consiliare e quella intitolata a Rita Calicchia, storica addetta stampa dell’ente, scomparsa anni fa, usualmente utilizzata per le commissioni) e il numero dei partecipanti (11 commissari, 1 segretaria, 1 assessore, 1 dirigente), come svolgere le sedute, il primo cittadino ha suggerito, stante l’entità dei contagi, di proseguire la modalità in videoconferenza almeno fino alla fine dello stato di emergenza, ovvero il 31 marzo.

Alla fine, l’idea: svolgerle in modalità mista: ovvero, chi vuole, viene, chi non vuole, se ne sta a casa. Una possibilità avallata, norme alla mano, da una relazione della nuova segretaria generale dell’ente, Simona Manzo secondo cui «un’eventuale modalità mista risponde ai principi di trasparenza, partecipazione e autoorganizzazione».

Il problema è politico

Foto Mario Iavarone

Ma è un problema politico: se infatti i presidenti di commissione di maggioranza optano per le sedute miste, che si svolgono nella più ristretta aula Calicchia, quelli di opposizione le convocano in sola presenza, in aula consiliare. Strategie, per garantirsi di volta in volta il numero legale.

Ma non c’è solo il problema di garantire al consigliere comunale l’esercizio delle sue funzioni. Sussiste anche quello della pubblicità della seduta, come ricordato dalla stessa Manzo nella sua relazione. Ovvero, l’accesso del pubblico o la trasmissione in streaming.

Ma, al primo esperimento di modalità mista, lunedì, c’è stato il caos. Non solo a partire dal fatto che alcuni presidenti avevano in corsa, venerdì scorso, rettificato la modalità di convocazione. Quattro consiglieri comunali della maggioranza, lunedì mattina, avevano optato per seguire i lavori da remoto, ma il collegamento non c’era. Oltretutto per una seduta, quella della commissione Urbanistica, che finalmente avrebbe dovuto affrontare la variante puntuale al Prg per un ampliamento richiesto da una ditta agricola. Discussione attesa addirittura dalla fine della scorsa consiliatura, sei mesi fa.

Niente spettacolo in diretta

E, parallelamente, non c’è stato neanche lo streaming per i cittadini. Alla fine, è stato un fallimento tecnico: l’opposizione ha tenuto il numero legale, ma si è comunque convenuto di votare in una seduta successiva.

Difficoltà di streaming anche per le sedute successive di lunedì (nessuna commissione è “andata in onda” all’esterno del Palazzo). Idem per la prima di martedì, Lavori pubblici, che vedeva l’illustrazione del Piano triennale delle opere pubbliche da parte dell’assessore al ramo.

In definitiva, la modalità “mista”, nata per favorire l’esercizio della funzione dei consiglieri comunali e la pubblicità all’esterno, si è scontrata con i mezzi tecnici. Per le commissioni consiliari di Latina, un ulteriore ostacolo da superare.

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