Non funziona e non potrà funzionare: nemmeno dopo le elezioni

Non funziona e non potrà funzionare. Perché c'è un evidente scollamento tra i vari mondi di questo territorio. Tutti rappresentano un'eccellenza. Ma ciascuno rimane confinato nel suo ambito. La politica dovrebbe fare da collegamento. E invece si tiene lontana

Non funziona. Non poteva funzionare. E non funzionerà nemmeno nei prossimi anni se i Parlamentari che tra qualche giorno verranno eletti nel Sud Lazio non decideranno di metterlo nella loro agenda. Perché il loro territorio è costellato da eccellenze di valore nazionale: ma tutto rimane scollegato. È come avere il motore di una Ferrari da una parte, il migliore telaio in carbonio dall’altra, Jean Todt chiuso nei box da un’altra parte ancora, Max Verstappen seduto al bar davanti ad una birra in attesa che qualcuno lo chiami.

Non è possibile capire cos’è a non funzionare fino a quando continueremo a guardare questo territorio usando occhi provinciali. Serve uno sguardo molto più ampio: Europeo. Perché molte delle aziende della provincia di Frosinone hanno ormai sedi e filiali all’estero, sono innovative, si sono sviluppate al punto da avere un loro mercato e non dipendono più dalle grandi multinazionali; l’università di Cassino è inserita a pieno titolo in un circuito internazionale ed ha studenti da tutti i continenti.

Ma tutto resta scollegato. Ogni eccellenza fa storia a sé. Non dialoga con le altre parti. E non per sua incapacità o per quella dell’interlocutore. Bensì perché non esistono vie lungo le quali incanalare il discorso.

L’eccellenza Unicas

L’Università di Cassino

Prendete l’università di Cassino. Ha circa settemila studenti iscritti e vengono da 39 Paesi dell’Europa, dell’Asia, delle Americhe. Solo una percentuale di loro ha scelto Cassino per comodità: perché è più vicina a casa. Molti l’hanno scelta per i suoi poli di ricerca all’avanguardia, le prospettive di lavoro che è in grado di offrire, i servizi come la mensa la palestra e gli alloggi, gli insegnamenti fatti in lungua inglese. Questi sono parametri sui quali si è in concorrenza con tutta l’Europa. È qui che si interrompe l’eccellenza dell’Unicas.

I rettori che in questi anni si sono succeduti hanno dotato l’Università di Cassino di laboratori, corsi e strutture. Ma al momento di scegliere, uno studente non tiene conto soltanto di questo. Tiene conto anche della vita che farà durante il periodo di studi. Pure questo è un valore mette in concorrenza Cassino con il resto del mondo. Cassino cosa offre agli studenti? È nata come città dei servizi per il circondario: con il tribunale, l’Inps, l’Inail, l’ospedale; poi è diventata città operaia, funzionale allo stabilimento Fiat. Ma non è mai stata città universitaria.

Questo impone una visione di città che non va costruita dall’Università ma va costruita insieme. Insieme all’amministrazione comunale, insieme alla Regione Lazio che ha la competenza specifica sul Diritto allo Studio, insieme a chi governa quell’immenso mondo di servizi che ruota intorno agli studenti.

Non è solo una questione di tempo libero. È soprattutto di prospettive. Quanto può essere solida, innovativa, trasversale la formazione a Cassino? I fondi per i laboratori di ricerca vengono assegnati dal Ministero sulla base di parametri stabiliti dal Governo. L’Unicas ha una tradizione: ha brevettato decine di innovazioni nel campo dell’energia e fa ogni anno scoperte utili all’industria. Ma se i parametri ministeriali non tengono conto di questo valore, si basano soprattutto sul numero degli iscritti, quali prospettive può avere Cassino?

Questo impone che coloro i quali dialogano con il Governo abbiano la conoscenza della situazione e la forza politica per ottenere i risultati. In questa tornata elettorale non risulta che qualche candidato abbia avuto un confronto su questi temi con il rettore.

L’università può schierare i migliori professori, progettare i migliori corsi, tenerli in inglese ed offrire un alloggio confortevole con vitto di qualità. Ma nella competizione entrano altri pezzi delle Ferrari che restano ognuno nel suo garage.

L’eccellenza industriale

Foto: via Imagoeconomica

Un paradosso identico è venuto alla luce con la crisi dell’Automotive. prima che una crisi energetica è stata una crisi di sistema. Perché è agli sgoccioli il modello di spostamenti sul quale siamo andati da una parte all’altra nell’ultimo mezzo secolo. Sta prendendo forma la Mobilità Sostenibile. Per essere concreti: Stellantis ha avviato una sua accademy per convertire i suoi ingegneri meccanici adattandoli alle nuove esigenze. Perché l’auto sarà sempre più interconnessa con lo smartphone. Conoscerà le nostre abitudini e ci consiglierà.

All’inizio del tramonto dell’automotive si sono accumulati i comunicati stampa di politici incompetenti. Che hanno iniziato a piagnucolare sulla crisi dell’indotto. Una visione del tutto sbagliata e lontana dalla realtà.

Sono stati gli industriali di Unindustria a metterli di fronte alla realtà. Una ricerca fatta con Anfia (l’associazione nazionale che riunisce i produttori di automotive) ha rivelato che circa il 70% dell’indotto Stellantis del Cassinate destina oltre la metà della sua produzione a marchi non Stellantis. Cioè il nostro indotto ha sviluppato innovazioni ed eccellenze tali da avere una dimensione globale.

Foto Stellantis / Imagoeconomica

Con il trasferimento del cervello in Francia a seguito della fusione Fca – Psa c’è stata una prima decisiva fase di riassetto. Alla quale gli industriali hanno risposto con un progetto che ha messo insieme tutti i produttori, sviluppando un progetto di fliera da 140 milioni di euro. Che ha bussato all’Ue per sbloccare i finanziamenti a fondo perduto con cui salvare un asset continentale.

Il mondo politico locale è stato del tutto estraneo a questo dibattito. La maggioranza ignora l’esistenza del progetto da 140 milioni, nessuno ha idea di quale percorso di crescita e sviluppo stiano imboccando le fabbriche. Al punto che il Lazio è stato assente dal tavolo nazionale dell’Automotive presso il Ministero dello Sviluppo economico: nessuno lo ha chiamato ai primi incontri, ignorando quanto peso abbia il comparto sul Pil del territorio.

Lontani dalla realtà

Il simbolo di questo scollamento con il territorio è l’arrivo a Cassino della joint venture di Fincantieri: un’operazione milionaria, equivalente ad avere quello che oggi è un pozzo di petrolio. Quel progetto nasce solo su basi economiche, schientifiche ed industriali. I parlamentari locali ne sapevano nulla, qualcuno negava anche che il progetto P4F esistesse davvero. Come può crscere un territorio se non ha una classe politica che la accompagna in questo percorso?

Il massimo è stato raggiunto con il caso Catalent. Il rimpallo di accuse tra Regione Lazio e Ministero della Transizione Ecologica è imbarazzante. Ed è il simbolo dell’incapacità di fare sistema tra politica ed industria, tra politica e territori. La multinazionale britannica del farmaco, stanca di aspettare le autorizzazioni ha rinunciato al progetto da 100 milioni di euro che ad Anagni avrebbe generato oltre cento posti ad altissima qualificazione. Ha trasferito il progetto nell’Oxfordshire dove gli hanno fatto trovare tutto apparechiato.

Una cosa simile accadde nella stessa area con Sanofi Aventis.

Tanto per fare un paragone. Gemar di Casalvieri è tra le due principali realtà mondiali nella produzione di palloncini. Mondiali. Non è un errore. Tra le sue attività in Europa ne ha una in Germania: al momento di dare il via libera al progetto ha bussato alla sede un Comune vicino a quello in cui era stato deciso di localizzare l’impianto. ha offerto condizioni ancora più vantaggiose in termini di servizi e fiscalità.

Fuori da qui c’è la gara ad accaparrarsi le nuove fabbriche. Perché sono posti di lavoro. Sono stipendi. È gente che va a fare la spesa. È sviluppo.

Nemici delle imprese

E questo introduce ad un altro nodo. Che è il clima contrario alle imprese. Mentre al Nord d’Italia ed all’estero le industrie vengono viste come un’opportunità è evidente il clima antindustriale che si registra sul territorio del sud Lazio in genere. Un tema sul quale si sono interrogati spesso Giovanni Turriziani e Miriam Diurni, alternatisi nel ruolo di presidente di Unindustria.

Ci ha fatto i conti con sorpresa Antonio Baldassarra, geniale inventore di uno dei primi provider d’accesso ad internet insieme a Tiscali, Tin, Libero, Aol ed oggi presidente e Ceo di Seeweb. Quando la sua impresa partita da Frosinone è cresciuta al punto di radicarsi a Milano ha ricevuto una chiamata dalla Regione Lombardia. Preoccupato, subito ha fatto verificare se ogni versamento fosse stato fatto ed ogni procedura amministrativa fosse completata. Una volta salito al Pirellone s’è trovato di fronte ad una Regione che intendeva conoscerlo meglio, sapere che progetti avesse ed in che modo l’ente potesse essergli utile.

È l’atteggiamento avuto dalla Polonia con l’anagnino Domenico Beccidelli della Centro Costruzioni che lì ha realizzato uno dei suoi stabilimenti per la meccanica industriale avanzata. In due settimane è stato in grado di iniziare ad essere operativo. E dopo pochi mesi la produzione era già in viaggio verso i clienti.

Foto: Alberto Lo Bianco © Imagoeconomica

Una differenza di approccio radicale che ha sperimentato anche Corrado Savoriti, amministratore della Sama, presidente dei Giovani Industriali. Nei vari tavoli nazionali ai quali partecipa per il settore Cartario emerge che solo in pochissime altre realtà d’Italia c’è un clima antindustriale analogo a questo.

Un clima sul quale sarà possibile incidere solo se ci sarà una convergenza. Alla quale la politica non partecipa. ma che continua ad ignorare. salvo bussare per chiedere qualche contributo o di piazzare qualche assunzione.

Il tema dell’energia

La politica è rimasta assente dai dibattiti chiave. A parole c’è nei fatti no. Come accade sul tema delle energie. Siamo arrivati a queste bollette perché non abbiamo voluto costruire anche al Centro ed al Sud gli impianti che invece sono al Nord.

Giovanni Turriziani ha introdotto nel gruppo industriale di famiglia una visione green. Proponendo già cinque anni fa la conversioni alle coltivazioni No Food della valle del Sacco dove è vietato produrre alimenti o foraggi. Le coltivazioni agricole proposte da Turriziani servono a produrre i bio carburanti con i quali in America latina si spostano intere flotte di navi e di camion. Ha fatto elaborare studi, produrre analisi, verificare la concreta fattibilità. È rimasto senza risposte. Eccellenze scollegate.

A parole tutti (tranne il Movimento 5 Stelle) sono a favore di biodigestori e termovalorizzatori per ricavare energia dai rifiuti anzichè mandarli in discarica. Ma ad Anagni è stato il Pd a ritardare un progetto che avrebbe tenuto in attività le fabbriche della zona ora chiuse per il caro energia. A Frosinone è stato un sindaco della Lega a bloccare un progetto analogo.

Foto: ThG /Pixabay

A Milano e Brescia ormai le discariche non esistono più. Portano tutto ai termovalorizzatori ed ai biodigestori ed hanno una delle Tari più basse d’Italia. Parigi e Vienna hanno in centro i loro impianti. Coopenhagen l’ha costruito per abbellire il panorama dietro alla sirenetta.

In maniera provocatoria, Francesco Borgomeo nella sua veste di presidente di Unindustria Cassino propose di realizzare un termovalorizzatore in ogni sito Stellantis partendo dalla Ciociaria. Nemmeno l’hanno preso in considerazione per una risposta. Poi però la produzione è precipitata: lentamente si sta spostando in Francia tutto l’asset italiano. Perché oltralpalpe hanno l’energia fatta con le centrali che la politica qui non volle fare. E siccome non aveva il coraggio di dirlo si affidò ad un referendum. La conseguenza è che in Francia costa meno produrre anche se gli stipendi sono più alti.

Sul territorio sono saltati progetti ed investimenti. E la politica s’è tenuta ben alla larga dal tema dell’energia. Non c’è stata una sola manifestazione per sollecitare l’attivazione di un nuovo impianto sul territorio. E non è questione che ad alimentarli sarebbero i rifiuti: l’80% dei progetti per ottenere energia da fonti naturali è stato bocciato dai sindaci sostenendo che deturperebbero il paesaggio.

Non è così che può funzionare. Né ora né dopo, se la mentalità rimane questa.

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