Oltre Roma. Il rapporto tormentato tra il Pd e Calenda

La leadership romana dei Democrat non sopporta il leader di Azione. E viceversa. Ma la politica non finisce nella Capitale e il Centro si sta riorganizzando. Davvero Enrico Letta vuole “regalarlo” alla Lega di Giancarlo Giorgetti? Questo è il dilemma.

Per tutta la campagna elettorale (fino alla chiusura) il braccio di ferro è andato avanti. Da una parte il leader di Azione Carlo Calenda, dall’altro i vertici del Pd romano, che ha dinamiche e assetti propri rispetto a quelli nazionali. Vale a dire Goffredo Bettini, Claudio ManciniBruno Astorre. Calenda non ha risparmiato una sola occasione per attaccarli. Ricambiato naturalmente.

Cui prodest? Già, a chi giova? Mancini, Bettini e Astorre (esattamente in questo ordine) sono quelli che hanno voluto la candidatura a sindaco di Roberto Gualtieri. Ma la politica non finirà a Roma, per quanto il risultato della Capitale è davvero l’unico che può modificare assetti e “verso”. Quello che non si riesce a comprendere è se, a parte l’alleanza con il Movimento Cinque Stelle, il Pd si rende conto che non può essere autosufficiente.

Roberto Gualtieri e Nicola Zingaretti (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

E che un conto sono le amministrative (dove alla fine riesce spesso a prevalere e comunque ad essere competitivo perché ha classe dirigente), altri discorso sono le politiche e le regionali. Dove il centrodestra ha dimostrato di essere forte. Inoltre, nonostante le difficoltà e le spaccature di questi ultimi tempi, alla fine un assetto verrà trovato.

Senza autosufficienza

Il centrosinistra ha costruito i suoi successi sulle alleanze, la vocazione maggioritaria non ha dato mai risultati apprezzabili e il sistema elettorale non aiuta. Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, ha rivolto parole di apprezzamento a Calenda non tanto per le comunali di Roma, quanto in prospettiva. Perché c’è la sensazione diffusa che l’area centrista possa affermarsi nei prossimi anni.

Matteo Renzi (Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica)

Carlo Calenda è un interlocutore. Come Matteo Renzi. E come altri. Il Pd ne prenderà atto oppure li “regalerà” magari ad una Lega più moderata? E’ uno dei temi che dovranno essere affrontati. Unitamente a quello della coalizione con i Cinque Stelle. Perché finora l’unico ad averla fatta è il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Enrico Letta e tutto lo stato maggiore del Nazareno dovranno anlizzare con attenzione il risultato di Roma e proiettarlo a livello nazionale. Fare politica con il “rancore” non si può. Lo sanno i Democrat. Lo sa Carlo Calenda.

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