Omron, via libera al referendum: la crisi è alle spalle

Approvato il referendum tra i 120 lavoratori dello stabilimento Omron di Frosinone. Lo avevano proposto Fim Cisl e Fiom Cgil. Di Fatto, supera il periodo di sacrifici che ha portato l'azienda a riorganizzarsi

Emiliano Papillo

Ipsa sua melior fama

Benvenuti nel futuro. Quello in cui tra l’uomo e la macchina dovrà esserci armonia. È la nuova frontiera: la prima fu la sostituzione dell’uomo con la macchina; la seconda fu la collaborazione tra uomo e macchina, il 4.0 dove la linea di produzione mandava un messaggio sullo smartwatch dell’operatore umano per avvertirlo sui vari step e così lavoravano insieme. Ora il prossimo passo sarà l’armonizzazione del contributo di uomo e macchina. Lo sta sperimentando Omron.

Nelle ore scorse ha presentato a Milano la sua visione sul futuro del manifacturing. Prevede che ci sarà un’evoluzione nell’organizzazione delle linee produttive. Un tempo c’erano le linee sulle quali si realizzava un solo genere di prodotto, si è passati a quelle in cui è stato possibile produrre più prodotti. Omron prevede che anche quest’epoca sta per chiudersi: andiamo verso un’organizzazione cellulare, senza linee strettamente integrate. Linee di produzione in grado di essere riconfigurabili sulla base delle necessità di produzione.

La seconda tappa del Flexible Manifacturing Digital Roadshow sarà nello stabilimento di Frosinone.

Fuori dalla crisi

L’evoluzione delle linee secondo Omron

 Omron è uno dei principali produttori di componenti e sistemi tecnologicamente all’avanguardia per l’automazione industriale. A Frosinone ha uno dei suoi plant, specializzato nel campo metalmeccanico, nei settori della produzione di componentistica auto, elettrodomestici e fotovoltaico.

Nelle ore scorse gli oltre 120 addetti hanno votato un referendum che sancisce l’uscita dal periodo di crisi affrontato poco più di due anni fa. Con quel referendum i lavoratori recupereranno quasi un mensilità, per i prossimi anni. Hanno votato per il sì all’accordo 87 lavoratori, 24 hanno detto no mentre si è registrato anche una scheda bianca ed una nulla.

Il referendum è stato indetto dalle segreterie provinciali Fim Cisl e Fiom Cgil. Supera il periodo di crisi iniziato dal 2020 allorquando l’azienda annunciò la volontà di licenziare rischiando anche la chiusura del sito ciociaro. Ci furono diversi giorni di sciopero, manifestazioni con i sindacati. (Leggi qui: Omron dimezza i dipendenti: colpa di Coivd. I sindacati: “È falso”).

Venne individuato un punto di intesa. In pratica i lavoratori accettarono il piano che evitava i licenziamenti, accollandosi un grosso sacrificio: la decurtazione dello stipendio. Salvando però tutti i posti. Grazie a quel sacrificio poi la multinazionale ha potuto investire e diversificarsi. Ora l’azienda gode di ottima salute ed ha iniziato ad investire anche nel settore chimico-farmaceutico. Ed è arrivata a tagliare i nuovi traguardi presentati a Milano, con l’armonizzazione del contributo.

Con il nuovo referendum, i lavoratori riavranno per l’anno corrente e quelli futuri diverse indennità pari ad una mensilità di stipendio.

La soddisfazione della Cisl

Soddisfazione è stata espressa da Antonio Palombo della segreteria provinciale Fim Cisl e da Rosa D’Emilio della Fiom Cgil: “Siamo molto soddisfatti di questo risultato anche perché stiamo parlando di un accordo di secondo livello che permetterà da qui ai prossimi anni di mettere altri soldi in busta paga per i lavoratori”.

Noi come sindacato eravamo presenti prima a fianco dei dipendenti e lo siamo anche ora. La soddisfazione per quanto ottenuto è ancora maggiore se facciamo riferimento al contesto provinciale e quello italiano dove la crisi economica morde purtroppo molti settori produttivi“.

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