Open, perché il Parlamento ha votato per la tesi di Renzi

A 30 anni dall’inizio di Mani Pulite il rapporto tra politica e magistratura non è stato ancora risolto. In questo momento stanno riemergendo forti motivi di contrasto. E il senatore fiorentino pone un problema reale: la differenza tra difendersi nel processo e processo mediatico.

Matteo Renzi spacca e divide l’opinione pubblica. Come ha saputo fare Silvio Berlusconi, il quale però è stato protagonista della vita politica italiana per molti  più anni e con ruoli sicuramente più importanti. Il senatore fiorentino ieri in Senato si è difeso attaccando. Dicendo: “I pm di Firenze? Non hanno seguito le regole. L’inchiesta? Un giudice vuole stabilire cosa sia una corrente di un Partito, come si deve organizzare. Scappare dal processo? Chi dice che io voglio farlo mente sapendo di mentire. La stampa? Si fida più di una velina della procura che della Cassazione”.

Matteo Renzi (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Ha scritto La Repubblica: “Il senatore fiorentino, ex premier, ex segretario del Pd, attuale leader di Italia Viva interviene in Aula nel giorno della discussione sulla richiesta del leader di Italia Viva di sollevare presso la Consulta un conflitto di attribuzioni contro i magistrati di Firenze che indagano sulla fondazione Open. Alla fine del suo intervento l’Aula di Palazzo Madama approva la sua relazione con 167 sì e 76 no. In sostanza sarà la Consulta a pronunciarsi sull’operato dei magistrati di Firenze che avrebbero inserito nel fascicolo dell’inchiesta chat e mail di quando Renzi era già senatore, dunque, secondo la relazione votata, avrebbero dovuto chiedere prima una formale autorizzazione al Senato”.

Oltre gli schieramenti

Con Matteo Renzi hanno votato Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Pd. Contro si sono espressi il Movimento Cinque Stelle e Leu. Ma probabilmente, al di à degli schieramenti dei vari Partiti, hanno pesato gli orientamenti in quella che è l’eterna contrapposizione tra la politica e la magistratura.

Piercamillo Davigo e Antonio Di Pietro (Foto Carlo Carino / Imagoeconomica)

In questi giorni ricorrono i 30 anni dall’inizio di Mani Pulite. Un’inchiesta che ha scoperchiato il pentolone di una corruzione diffusa e di sistema, che tutti conoscevano però. Un’inchiesta che ha anche sancito la fine della supremazia della politica. Oggi Matteo Renzi incarna quel sentimento critico (a tratti perfino ostile) nei confronti di una parte della magistratura. E’ per questo che la maggioranza del Parlamento ha votato con lui e per lui.

Ha detto Renzi: “Un attacco della politica alla magistratura? Si vergogni chi lo pensa. Rispettiamo la magistratura al punto da citare la Corte di Cassazione. Si parla di carte illegittimamente acquisite dalla procura fiorentina. Lo dice la Corte di Cassazione, che con cinque sentenze – cinque! – hanno annullato i provvedimenti della procura di Firenze. La Cassazione dice che sono stati illegittimamente acquisiti documenti che dunque non andavano acquisiti”.

Forse però sarebbe davvero arrivato il momento di definire i rapporti tra politica e magistratura. Nel rispetto della Costituzione più che dei ruoli. (leggi anche La Procura denuncia Renzi, il senatore denuncia la Procura).

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