L’orgoglio dopo la rabbia: Antonio Pompeo prende per mano il Pd

Non vuole fare il Segretario provinciale. Ma nel Pd vuole giocare un ruolo. Aprendo il Partito ai civici, ai movimenti, per assorbire l'esperienza sul campo fatta da sindaci e amministratori. Antonio Pompeo ora gioca da titolare. E raccogliere tutta l'eredità di Francesco Scalia

Un po’ come Cacciari, ma senza barba. Un po’ come Fassino, ma molto più indovinato nell’abbinare i colori. Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino e presidente della Provincia di Frosinone, come i suoi due colleghi ha una convinzione: il Pd del futuro deve essere il Partito dei sindaci, dei consiglieri comunali, degli amministratori che stanno a contatto con la gente. E sono capaci di risolverli. Non è un mistero che da mesi si sia costruito una rete basata su di loro. Intende dirlo al Pd ora che si aprirà il dibattito: quello in cui si determinerà il Partito dei prossimi anni.

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Pompeo, favorevole o contrario al dialogo con i Cinque Stelle?

Il dialogo si costruisce sui temi concreti e sulle cose da fare. Ritengo che il momento del Paese sia tale che è importante battere tutte le strade per cercare delle soluzioni. Ma la stella polare rimane il programma.

 

I renziani sono contrari e forse in questi anni i toni tra Cinque Stelle e Pd hanno lacerato perfino i rapporti personali

Intanto la posizione di Matteo Renzi in questi quasi due mesi è servita a far emergere tutte le contraddizioni di chi per anni non ha fatto altro che criticare. Detto questo, il Pd deciderà in Direzione e in Assemblea. Noi siamo l’unico Partito vero che è rimasto. Discutiamo (forse anche troppo) e ci confrontiamo ad ogni livello. Chi altri lo fa? Certamente un dialogo serio presuppone il riconoscimento di quanto fatto dai governi Letta, Renzi, Gentiloni in questi anni. Signori, ricordate dove stava l’Italia nel 2013 tra spread e crisi politica? Se quella situazione è alle spalle il merito è soprattutto del Pd.

 

Però siete passati dal 40% al 19%

Non abbiamo comunicato bene quello che abbiamo fatto. Ma soprattutto non ci siamo resi conto che mentre si mettevano a posto i conti e si creavano le premesse per il rilancio del Paese, la gente non era fuori dal tunnel. Anzi. L’errore è stato questo.

 

Le analisi dicono che i vostri voti sono andati ai Cinque Stelle

I cittadini hanno lanciato un messaggio chiarissimo, di protesta. Possiamo riprenderci quei voti. Con la serietà, l’impegno e la capacità di ascoltare il disagio per cercare soluzioni. Ventre a terra, non dal pulpito.

 

Il Pd è un Partito di governo?

Sicuramente. Il Pd è il Partito della responsabilità e della capacità. Nessuno ha la nostra classe dirigente. Nessuno.

 

Lei insiste molto sugli amministratori

Perché noi siamo il Partito che invece di strillare si mette a risolvere i problemi mentre gli altri strillano. Noi siamo il Partito dei sindaci, degli assessori, dei consiglieri, dei presidenti di enti. Noi abbiamo una straordinaria ricchezza, anche in provincia di Frosinone. Dobbiamo valorizzare gli amministratori, che sono sempre in trincea a risolvere i problemi delle varie comunità. La parola d’ordine è coinvolgimento. Ritroviamo l’orgoglio di appartenenza dopo la rabbia per la sconfitta alle politiche.

 

Ma come si supera la logica delle correnti?

Voglio essere realistico. Le correnti fanno parte del Pd, è impensabile azzerarle. Però è fondamentale non esasperare i toni e non vivere il confronto come una “guerra” tra Partiti diversi. Sono soltanto sfumature diverse all’interno di un dibattito. E devono esserci: perché intorno a noi ci sono tante sensibilità. L’abilità sta nel saperle ascoltare, comprenderle e sintetizzare. Le sintesi vanno trovate e poi ci sono momenti nei quali l’unità deve prevalere assolutamente.

 

Prenderà lei le redini dell’area di Francesco Scalia?

Intanto Francesco Scalia va ringraziato per quello che ha fatto nelle istituzioni e nel Partito. E per quello che farà ancora.

 

È l’erede di Scalia?

Non sfuggo alla domanda: l’importante è parlare, confrontarsi, portare avanti le proprie ragioni nel rispetto di quelle degli altri. Attenzione però: il Pd è uno solo. Non dimentichiamolo, mai.

 

I rapporti con Francesco De Angelis?

Di grande collaborazione e continueremo a farlo. Lui è una risorsa importante del Pd.

 

Il 10 giugno si vota a Ferentino. Sente il bis in tasca?

No. Resto concentrato. Certo è che ci presentiamo agli elettori sulla scorta di un programma realizzato e di risultati raggiunti. Il Comune di Ferentino è un esempio di funzionalità, efficienza e spirito di squadra. Intendo proseguire questo percorso.

 

L’onda lunga del centrodestra nazionale potrebbe arrivare a Ferentino

Sono abituato a guardare a casa mia. E poi in una competizione amministrativa contano i risultati raggiunti sul campo.

 

Cercherà il bis anche come presidente della Provincia?

Un passo alla volta. Però mi piacerebbe, non lo nego. E sono un “combattente”.

 

Il tavolo tra amministratori e parlamentari serve davvero?

Certamente. E’ importante individuare pochi punti ma concreti e fattibili. Non dimentichiamo che alcune delle soluzioni che oggi stanno dando respiro all’economia di questo territorio sono nate dal confronto. L’accordo di programma, l’area di crisi complessa: nascono dal confronto.

 

Oggi però, a quel tavolo ha politici molto meno navigati 

Il confronto è iniziato bene. Proseguirà.

 

In futuro potrà essere lei il segretario provinciale del Pd?

Non le pare che ho già diversi impegni?

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