Provinciali, Ottaviani alla fine confermò: «No grazie, non mi faccio impallinare»

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Cosa c'è dietro al rifiuto (ampiamente annunciato) di Nicola Ottaviani alla candidatura a presidente della Provincia di Frosinone. Le dichiarazioni formali. E la verità non detta

In amore vince chi fugge. Anche in politica. Proprio per questo il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani ha deciso di fuggire dalla candidatura a Presidente della Provincia di Frosinone.

Nel pomeriggio ha detto no. Ufficializzando quello che tutti sapevano dal primo momento. Cioè da quando il tavolo del centrodestra gli ha proposto in modo unitario di sfidare Antonio Pompeo. (leggi qui Il candidato del centrodestra unito sarà Nicola Ottaviani (ma dirà no) )

Al di là delle belle parole affidate al comunicati stampa, alla base del ‘no grazie‘ c’è un motivo chiaro. Anzi un odore preciso. O meglio una puzza: di bruciato. Per troppi, nel centrodestra la candidatura di Ottaviani era quella ideale: per impallinarlo.

 

Un movente lo avevano tutti. Dalla Lega a Fratelli d’Italia, da Noi con l’Italia all’ala di Forza Italia che fa riferimento a Mario Abbruzzese. O meglio: tutti avevano lo stesso movente. Eliminare l’uomo più scomodo tra quelli che scenderà in campo nella prossima tornata: Camera o Senato fa poca differenza.

L’uomo vincente, l’unico capace di togliere un capoluogo al Pd quando la sinistra vinceva in tutta l’Italia; uno dei pochi a mantenerlo per il secondo mandato. Al punto da suscitare l’attenzione di Silvio Berlusconi.

L’unico capace di realizzare un ponte sul viadotto Biondi mentre la Regione non ha ancora posato nemmeno un palo. L’unico in grado di sbloccare la realizzazione di uno stadio da Serie A che giaceva sepolto sotto quarant’anni di burocrazia.

 

L’elenco dei difetti, secondo gli avversari, potrebbe essere molto più lungo. In questo caso però ciò che conta sono gli assi da poter calare in una campagna elettorale. Abbastanza per giustificare il fuoco amico: non intenso. Ma mirato: quel poco che basta per far mancare il bersaglio. Senza lasciare tracce.

Con il risultato doppio di eliminare un possibile competitor. Ed indebolire un sindaco che oggi ha il controllo sulla sua maggioranza.

Una puzza di bruciato impossibile da non percepire.

 

Il resto, le belle parole del Comunicato stampa, servono solo per creare una spiegazione ufficiale. Come il passaggio in cui il sindaco dice di ritenere

che l’impegno per il Capoluogo non sia conciliabile, obiettivamente, con altri incarichi politici, e poi perché non credo che la mancata riforma delle province possa essere ancora tollerata, in un momento in cui la gente chiede maggiore spazio alla democrazia diretta.

Balle. In tutta l’Italia sono i sindaci a governare le Province: Ottaviani sa bene che a lui manca niente per fare altrettanto.

 

Dire no è stata però per Ottaviani l’occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

La recente vicenda del bilancio della Saf è sicuramente emblematica. Mentre tutti i Sindaci, molti di loro solo a chiacchiere, continuavano, anche in sede di assemblea, a sostenere di essere contrari ai rifiuti provenienti da Roma come chiedevano i rispettivi cittadini ed elettori, contemporaneamente, gli stessi sindaci approvavano un bilancio che lasciava in vita quel carrozzone mangiasoldi solo grazie ai rifiuti provenienti dalla Capitale, ipotecando il futuro ambientale del nostro territorio per i prossimi anni.

 

Cosa c’entra? Il sindaco prova a spiegarlo nel passaggio successivo. Quando sostiene che

«secondo l’attuale normativa organizzativa ed elettorale delle province, su materie come i rifiuti o la gestione delle risorse idriche, con tutto quelle che discende dal rapporto con Acea, non decidono direttamente l’Amministrazione provinciale o i cittadini del nostro territorio, ma le solite consorterie di interessi che non appartengono alla mia storia personale e politica».

 

Equivale ad ammettere: non ho i numeri.

Ad essere onesti, i numeri li avrebbe. ma la puzza di bruciato è troppo forte.

 

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