Ottaviani, la seconda non è mai come la prima

Ottaviani
Foto: copyright Stefano Strani 2018

Le tensioni in Giunta a Frosinone. Gli strappi. Le legittime aspirazioni a diventare gli eredi del sindaco. Gli scenari che da Frosinone si proiettano sullo scacchiere provinciale. E perché la successione ad Ottaviani non sarà solo un fatto cittadino.

La seconda non è mai come la prima. Nemmeno se ti chiami Nicola Ottaviani.

La seconda esperienza da sindaco si è trasformata spesso in una via crucis per chi ha ri vinto le elezioni. Perché il traguardo alla fine dei primi cinque anni è il raddoppio del mandato, l’obiettivo al termine della seconda esperienza è diventare il nuovo sindaco. Dopo poco tempo iniziano la rivendicazioni sul trono, la pretesa di diventare gli eredi: per discendenza o merito elettorale poco importa. Lo zar, qualunque zar, giorno dopo giorno perde legittimità, più si avvicina la fine del mandato e più il suo potere sul futuro si assottiglia. Riesce sempre meno a tenere sotto controllo gli uomini della Corona. Che sentono il profumo del trono, la possibilità di stringere lo scettro.

 

Le tensioni in giunta

Se Nicola Ottaviani aveva qualche dubbio, una riflessione gliela stanno facendo fare le nuove tensioni in giunta. L’assessore all’Ambiente ed ai Servizi Sociali Massimiliano Tagliaferri (Lista Ottaviani) non ha votato la delibera sugli assestamenti di Bilancio.

Nemmeno l’assessore al Centro Storico e Promozione del Territorio Rossella Testa (Cuori Italiani) l’ha votata. Assente al momento della votazione. Maledetti cellulari: trillano sempre nel momento chiave della seduta, non fai in tempo ad uscire dall’aula per buona creanza mentre rispondi, e zacchete ti esaminano la delibera.

La realtà dei fatti è che un po’ di maretta c’è. Il problema non è politico: non sono in discussione le strategie scete da Zar Nicola Ottaviani. La discussione è legata al fatto che i soldi in cassa per gli assessori non ci sono. E senza quelli non possono creare il consenso in base al quale la prossima volta ci si può presentare ai cittadini. Magari reclamando lo scettro da sindaco.

 

Il tavolo saltato

Una situazione che mercoledì ha fatto saltare la riunione della giunta. Massimiliano Tagliaferri ha manifestato le sue perplessità, legate al fatto che i Servizi Sociali hanno bisogno di somme che nella delibera di assestamento non ci sono.

Come la tradzione vuole in questi casi, si è acceso lo scontro. Tra lo stesso Tagliaferri e gli assessori Riccardo Mastrangeli (Bilancio) e Antonio Scaccia (Commercio e Industria). Cioè altri due possibili pretendenti all’eredità della corona di Nicola. Così, tutto diventa sospetto.

Uno scontro nel quale subito ha infilato la spada un altro possibile pretendente: il vicesindaco Fabio Tagliaferri (Polo Civico). Che ha chiesto di prendere atto dei risultati della votazione.

 

Lo smoking di Riccardo. E quello di Adriano

Riccardo Mastrangeli ha indossato idealmente lo smoking da diplomatico, messo la feluca. E tentato di smussare gli angoli, spuntare le spade. Ha spiegato che dietro ai conti vuoti non c’è alcun trappolone, nessuna buca nella quale far cadere chi sta legittimamente correndo con l’aspirazione di ricandidarsi a sindaco. La colpa – ha fatto capire – è solo dei debiti ereditati: vecchie sentenze per cause aperte durante il mandato dei loro predecessori. Ma che sono arrivate a sentenza ora. E che bisogna pagare.

Ci sono 300mila euro da liquidare senza perdere tempo. L’assessore al Bilancio ha assicurato che nell’autunno quei soldi torneranno sui conti a disposizione degli assessori per le loro attvità amministrative. E per mantenere le promessse fatte agli elettori.

Anche Adriano Piacentini, un altro dei legittimi aspranti alla successione al trono, prova a raffreddare gli animi. Ricorda che Frosinone è sottoposta a piano di rientro in base al quale deve ripianare 50 milioni di vecchi debiti in 10 anni.

Ma nella corsa al trono non c’è ripiano che tenga.

 

Mario dietro alla tenda

Aspirazioni legittime. Quelle di Massimiliano Tagliaferri tanto quanto quelle di Riccardo Mastrangeli. Del presidente d’aula Adriano Piacentini così come quelle del vice sindaco Fabio Tagliaferri. Silenziose ma non meno intense quelle del capogruppo di Forza Italia Danilo Magliocchetti.

L’errore è sottovalitare lo scenario d’insieme. Frosinone non è una prelatura personale. Il fu commander di Forza Italia Mario Abbruzzese è alla finestra ed osserva la situazione da dietro le tende. Conosce benissimo le dinamiche che si scatenano quando c’è da spartire l’eredità del regnante.

Quando sarà il momento, c’è da giurarlo, non resterà nell’ombra. Perché il peso politico messo in campo da Frosinone ha avuto un grande ruolo nel ridimensionare il suo perimetro d’azione. Dividerlo significa tornare ad imperare dal sud.

La vera sfida per Nicola Ottaviani tra poco sarà quella. Ci sono due vie per essere considerati grandi: riuscire a trasformare il proprio regno in una dinastia, lasciando una scia di eredi che curerà e farà crescere l’impero. Oppure passare alla storia per essere stati gli unici: dopo di lui nessuno.

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