Ottobre rosso trama nera

Nonostante l'assalto alla Cgil, i sospetti ed i veleni, le parole del ministro Lamorgese, più che un autunno caldo sembra un autunno tiepido. Dove tutto capita al momento giusto. Dipende per chi.

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Non si sa bene chi abbia creato l’espressione autunno caldo. Si sa benissimo però quando sia stata creata. Perché con queste espressione venne da subito indicato il periodo storico caratterizzato da lotte sindacali ed operaie che si sviluppo dall’autunno del 1969.

Certamente ne furono precursori come spirito agitativo i movimenti giovanili e studenteschi sessantottini. Resta certa una cosa però: che da allora il periodo naturale e preferito delle proteste in particolare sindacali è stato l’autunno.

Sarà quell’arietta frizzantina, il timore dell’incombente inverno, gli strascichi della pigra estate o quel non so che ma ottobre in particolare è sempre stato il mese elettivo di tutte le proteste.

Si saranno fatti influenzare dall’ottobre rosso memori della rivoluzione russa dell’ottobre del ‘17, anche se in Russia ancora vigeva il calendario Giuliano.

Il nostro strano ottobre rosso

Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica

Ed anche questo ottobre non tradisce le aspettative. Certo con caratteristiche un po’ mutate dagli eventi originali ma l’aria frizzantina colpisce sempre.

I temi sono diversi, oggi ti trovi i sindacati a fianco dei “padroni” ad imporre il green pass ai lavoratori e questi a protestare senza le sigle sindacali che invece li condannano. Gli studenti sono anestetizzati, al massimo si fanno qualche venerdì appresso a Greta Thunberg a fare i fighetti per l’ambiente.

Infatti per produrre la più partecipata manifestazione sindacale degli ultimi decenni c’è voluto l’incrocio fra le elezioni e lo scelerato attacco di Forza Nuova alla sede Cgil che ha dato la sferzata portando alla popolata manifestazione di ieri per le strade di Roma.

E qui, diciamolo, torna un grande classico che va sempre di moda da decenni che è arrivato come la ciliegina della torta a pochi giorni dalle elezioni. La trama nera.

La trama nera

Trama nera trama nera sol con te si fa carriera” cantavano gli Amici del Vento nell’omonimo brano del 1977.

E non sbagliavano: un po’ di fascismo e cospirazione nel periodo elettorale non può mancare, è come l’usato sicuro costa poco e non sbagli mai. E fa benissimo la sinistra ad usarlo perché ogni volta gli viene fornito su un piatto d’argento.

Come non trovare un candidato che inneggia al duce sui social. Che ha un parente di nono grado ex gerarca. Un antisemita d’accatto che dice fesserie immani. Uno che ripete litanie razziste o contro i diritti lgbt.

Un fagiano del genere lo trovi in tutte elezioni. Quasi li fabbricassero appositamente per l’occasione. E loro si prestano contenti e felici al ruolo.

Certo a trovare un manipolo di ardimentosi che in piena campagna elettorale si staccano da un corteo no green pass e vanno ad assaltare la sede del sindacato storico della sinistra italiana e si fanno fotografare belli belli con i propri leaders in posa in prima fila è un colpo di fortuna insperato.

(Foto: Carotenuto / Imagoeconomica)

Sembra quasi fatto apposta. Con le forze dell’ordine occupate a manganellare chiunque per non farlo arrivare a palazzo Chigi ma timorose di intervenire a difesa della Cgil per non creare disagi e ripercussioni. E sentirlo dire in parlamento con candida ammissione dal Ministro degli Interni in carica avrà fatto rivoltare nella tomba il povero Francesco Cossiga che di questi metodi era stato abilissimo precursore e raffinato teorizzatore. Ma almeno aveva sempre pervicacemente negato.

Maliziose coincidenze

Ed allora ecco la più importante differenza odierna, la manifestazione non è più spontanea, non ha un tema una necessità, ma è indotta da un evento che capita “a ciccio”. A due giorni dalla campagna elettorale ed in pieno silenzio elettorale. 

Si c’è anche qualche maligno che ipotizza che Forza Nuova agisca spesso in combutta con qualche fantomatico servizio segreto. Ma sono dei maliziosi e delle malelingue impertinenti. 

La verità è solo una e molto deprimente che il centrodestra che nei periodi normali spopola nei sondaggi con percentuali da sicura vittoria ma invece nel momento delle elezioni si incarta così tanto e così irrimediabilmente da rischiare di non vincere mai.

È vero potrebbe obiettare qualcuno  che pure quando vince le elezioni non lo fanno governare mai. Ma c’è una massiccia dose di autolesionismo che ormai ne risulta connaturata all’azione.

Prima presentando delle candidature obiettivamente deboli e poco sostenibili poi facendosi indirizzare verso tutti gli argomenti possibili ed immaginabili che lo vedono soccombente ed impastandosi sempre in ragionamenti che non prendono mai veramente la distanza dai temi critici.

Roberto Fiore, leader di Forza Nuova (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Vedi così che un Partito come il Pd, ridotto da guerre intestine e moribonda partecipazione di base a percentuali da lumicino per tutto l’anno, risollevarsi d’improvviso vincendo moltissime grandi città al primo turno e rischiando di vincere anche tutti i ballottaggi più importanti, realizzando un cappottone che veramente neanche i tempi della rivoluzione d’ottobre.

Perché diciamolo chiaramente se il centrodestra perde Roma e Torino è una débâcle di proporzioni inimmaginabili fino a poco tempo fa.

E perde perché, in particolare dopo il tramontato berlusconismo, non ha saputo produrre un benché minimo modello culturale e programmatico di riferimento.

Leaders di coalizione che fanno a gare a dire le cose più diverse misurando l’apprezzamento di queste solo dai like. Colleghi di Partito che si smarcano dai leaders solo per rappresentare una posizione visibile. Addirittura gli stessi leader che se vedono non tira un tema sono disposti a smentire se stessi producendosi in dichiarazioni di segno opposto a quelle fatte magari qualche settimana prima. Un parlamento immobile, ridotto alla stregua di un presepe vivente.

Con queste premesse cosa vuoi ne esca.

Nessuno legge, nessuno approfondisce, pochi capiscono

Eppure le vicende italiane molti “maitre à penser” le hanno sviscerate da anni, analizzate comprese individuate. Ma nessuno legge più. Nessuno approfondisce un tema. Nessuno ha un idea propria. Fluttua nelle correnti di pensiero degli altri ed in quelle affoga.

Bastava leggere ciò che Pier Paolo Pasolini aveva scritto già nel ‘73 a Moravia: “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”.

Una lettera così chiara e dirimente che molti la considerano apocrifa ma che qualsiasi leader avrebbe dovuto leggere e soprattutto comprendere. Lasciamo stare il dualismo fascismo antifascismo che è argomento consunto. Ma la si può applicare a tutto. Basterebbe sostituire il tema. Ad esempio oggi i vaccini o il green pass. 

Pier Paolo Pasolini

Invece no si procede per inerzia. E l’inerzia in politica si paga. Con la sconfitta. Non esistono più rendite di posizione. Oggi la politica è dinamica. Il voto cambia con velocità assurda. Non esistono più gli armadi ideologici a cui fare riferimento e l’elettore si sente libero di cambiare in base al suo umore del momento.

Sarà per questo che la platea elettorale oggi si è trasformata in un immenso gregge condotto dai social mainstream, come dicono gli intelligentoni di oggi.

E chi oggi esprime un opinione diversa viene sommerso da quella dominante. Solo per quella diversità a volte, a prescindere dalla ragione.

Il gregge di Schopenhauer

Ma questo lo aveva già capito Schopenhauer molto tempo fa definendo “il grande gregge del genere umano” e ricordando chiaramente che: “Ciò che il gregge odia di più è chi la pensa diversamente; non è tanto l’opinione in sé, ma l’audacia di pensare da sé, qualcosa che non sanno fare.

Allora i temi di questo ottobre caldo non nascono più dal basso ma dall’alto, non sono più un esigenza ma un imposizione, perdono della loro spontaneità e quindi di propulsione. Hanno un solo fine quello elettorale e scompariranno terminate le votazioni.

Per questo più che un autunno caldo sembra un autunno tiepido tranne che per i leaders di centrodestra che se soccomberanno nei ballottaggi odierni invece del tepore autunnale sentiranno il ghiaccio scorrere lungo la loro schiena.

Winter is coming. Again.

(Leggi qui tutti gli articoli di Franco Fiorito)

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