Pagliara: «La mia Frosinone vista dalla Cina»

DANILO DEL GRECO per PERTE’ WEEK

«Quando arrivo a Frosinone mi sento come un marziano: trascorsi pochi giorni, dopo essermi tuffato negli affetti che ancora ho qui e nei ricordi, puntualmente mi scatta la voglia di scappare, non vedo l’ora di andare via e di tornare sul mio Marte».

Parole provocatorie, figlie di tanta rabbia, di sbigottimento, di amarezza e incredulità ma anche di un enorme amore per la città che gli ha dato i natali e che «con le lacrime agli occhi vedo ridotta in uno stato pessimo».

Claudio Pagliara, uno dei più grandi e noti giornalisti italiani oggi inviato Rai in Cina, dove risiede a Pechino, a Frosinone vuole bene davvero. E’ nato qui, in via Garibaldi, 57 anni fa. In quella strada i genitori gestivano un negozio di giocattoli. O meglio, come puntualizza con orgoglio, “il” negozio di balocchi di Frosinone.

«Tutti i frusinati che oggi hanno tra i 40 e i 50 anni – annota con una punta di nostalgia – sono passati lì dentro per comprare qualcosa. Quel negozio, ormai da tempo sostituito da altro, era un’istituzione e c’era sempre un gran via-vai di gente. Come del resto allora accadeva in tutto il centro storico, che adesso invece vedo desolatamente abbandonato».

Un’osservazione pungente, che dà il via all’intervista che tra un impegno e l’altro di lavoro ha concesso in esclusiva a “Perté Week”.

Dunque, una bocciatura senza appello per il centro del Capoluogo.

«E come potrebbe essere diversamente? Voglio usare un’immagine forte, ovviamente metaforica: la parte più antica di Frosinone è ridotta ad un cumulo di macerie esattamente come a L’Aquila. Solo che lì c’è stato un terremoto vero, qui quello dell’incuria: da almeno 40 anni quella che dovrebbe essere la zona più ambita e curata della città, il suo fulcro, il suo cuore, è dimenticata, moribonda, lasciata morire. Mi domando perché, non trovo spiegazioni logiche e allora la rabbia mi annebbia il cervello. So che ora c’è un assessore con specifica delega al centro storico: speriamo riesca ad invertire la rotta. Magari trovando il coraggio, dopo aver creato le premesse strutturali, di pedonalizzare la zona almeno nelle aree più belle e importanti. Come la “mia” via Garibaldi”.

Forse però, e aggiungiamo purtroppo, i problemi di Frosinone arrivano ben prima di avventurarsi nelle stradine del centro.

«Verissimo. E’ infatti sufficiente uscire dal casello dell’A1 e inserirsi sulla famigerata Monti Lepini per capirlo. Qui da 2 o 3 anni, non so esattamente quanti perché non seguo da vicino le vicende locali ma di certo troppi, sono in corso i lavori per il rifacimento dei marciapiedi. Anni per qualche chilometro di banali marciapiedi. Pazzesco. E poi le rotatorie: dovranno restare “fasciate” per sempre o verranno scoperte? Senza dimenticare, solo per fermarci agli esempi più eclatanti, l’ascensore inclinato e ovviamente il viadotto, anch’essi rotti e bloccati da troppo tempo. Tutto ciò è di impossibile comprensione, in assoluto e in specie per chi, come me, viene da un Paese come la Cina dove i grattacieli si costruiscono al ritmo di 3 piani al giorno.

Ecco, questa è la grande problematica che noto ogni volta che vengo a Frosinone: l’incapacità e la lentezza esasperante nel dotarsi di quel minimo di opere necessarie a farne una città più vivibile”.

Ha citato opere finite anche sotto inchiesta e vittime di ritardi, di casse in rosso e rimpalli di responsabilità.

«Sarà pure così, sarà pure colpa della carenza di fondi che il governo centrale non dà più, delle varianti, dei ricorsi, delle vicende giudiziarie, dell’ombra della corruzione che c’è sempre, ma resta tuttavia vergognoso questo procedere con passo più lento di quello delle tartarughe”.

E’ nel constatare tutto ciò che si sente un marziano?

«Certo. E lo dice uno che è orgoglioso di essere ciociaro e di Frosinone. Non trovo spiegazioni a tale andazzo. Che, attenzione, non caratterizza solo Frosinone e provincia ma tutta l’Italia. Un Paese ormai fanalino di coda non solo in Europa ma anche rispetto a parte dell’Africa. Un Paese dove impera lo sciattume e dove l’incapacità di portare a termine i progetti grida vendetta».

Come uscirne?

«Ehhhh… auguri! Non lo so. Non ho soluzioni. Posso soltanto ripetere che vedendo l’Italia scivolare sempre più nei bassifondi di tutte le classifiche, specie in innovazione, servizi e tecnologie, mi assalgono l’ira e lo sconforto. E qui in provincia di Frosinone per tanti motivi, soprattutto storici, il quadro è anche peggiore”.

Ma qualche pregio la Ciociaria lo avrà pure.

«Ne ha tanti veramente, in particolare sotto l’aspetto artistico, storico, monumentale, paesaggistico e anche enogastronomico. Non necessariamente a Frosinone che di bellezze in questo senso ne ha poche. Ci sono però paesi con borghi meravigliosi come Alatri, Anagni, Veroli che andrebbero valorizzati per fare del turismo una vera risorsa. In questo senso Frosinone come capoluogo potrebbe, e anzi dovrebbe, svolgere una funzione di raccordo”.

E l’industria? Recentemente si è parlato del Polo Farmaceutico frusinate, in Italia secondo solo a Milano per l’export.

«Un vero “tesoro” per la provincia. Anche qui, però, la parte pubblica dovrebbe fare il proprio dovere bene e fino in fondo. Vanno create infrastrutture tali da rispondere adeguatamente alle richieste e alle necessità delle aziende affinché quelle già operanti restino sul territorio e possano arrivarne di nuove”.

Poi c’è la serie A…

«Una grande vetrina per Frosinone e tutta la Ciociaria. Un’opportunità storica di visibilità mai avuta. La serie A non solo entra nelle case di tutti gli italiani ma arriva anche negli altri Paesi di tutto il mondo. In Cina, ad esempio, il campionato italiano è seguitissimo.

E questa potrebbe essere una straordinaria chance: lo scorso anno più di un milione di cinesi sono andati all’estero. Si potrebbero mettere a punto strategie e pacchetti turistici capaci, legando la serie A con le bellezze del territorio, di intercettare parte di questo enorme flusso. Basterebbe una piccola percentuale e le ricadute per l’economia locale sarebbero molto positive. E io sarei felice di poter aiutare questa provincia. Se possibile anche con il mio lavoro”.

In che modo?

«Non so, si dovrebbe studiare qualcosa insieme alle istituzioni locali. Potrei anche fare da testimonial della Ciociaria in Cina…”.

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