L’aperitivo di Pallone, la cena di Pompeo, l’amaro di Quadrini

«Ho sentito Angelino, la linea è quella che ha scritto Alessioporcu.it: in Sicilia appoggiamo il candidato scelto dal Pd, è il rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari. Nel Lazio se il candidato è Nicola Zingaretti scendiamo in campo con lui, se il centrosinistra si sfascia scende in campo Beatrice Lorenzin».

Il coordinatore regionale di Alternativa Popolare Alfredo Pallone è rilassato, sta in T-shirt e jeans mentre a Fiuggi prende l’aperitivo in compagnia del suo braccio sinistro Michele Nardone (già vice sindaco di Cassino) e del suo responsabile organizzativo Michele Mele.

Conferma ad entrambi che sono fondate le anticipazioni fatte dal blog all’inizio della settimana (leggi qui ‘Vertice con Alfano: nel Lazio si va con Zingaretti. Altrimenti si candida Lorenzin’)

Gli chiedono come farà adesso con Antonio Tajani. Alfredo Pallone ed il presidente del Parlamento Europeo si vedono sempre più spesso. «Non fate l’errore di confondere la situazione della Sicilia con quella del Lazio. Sono due situazioni diverse e non sovrapponibili. In Sicilia stanno prevalendo i veti di Salvini e Meloni e quella non è terra con voti estremisti».

Già, ma che fine fa a questo punto la rotta tracciata da Angela Merkel con Silvio Berlusconi: la nascita di un grande movimento Popolare Europeo in Italia? Pallone, che è stato membro della Commissione Econ durante gli anni a Bruxelles fa capire che il dialogo è aperto ma ora ci sono le elezioni e c’è l’emergenza di un Paese che chiede di essere governato. «Una cosa è certa: io non mi candiderò. Né Camera né Senato. È arrivato il momento vostro. Ma scordatevi che io faccia accordi con il Pd. O meglio: non voglio più vedere quelli del Partito Democratico della provincia di Frosinone. Sono stati scorretti. E quando sarò al tavolo delle trattative regionali state pur certi che lo metterò sul piatto della bilancia. Lo farò pesare il loro atteggiamento».

Michele Nardone cerca di convincerlo a dare la disponibilità alla candidatura: «Alfré sei il più preparato di tutti, ti stimano a livello nazionale, sia su un fronte che sull’altro. Sei in condizione di costruire il dialogo. Non capisco perché dovresti ritirarti».

La risposta del coordinatore regionale è che ormai non ha più l’età per sostenere i ritmi che impone una campagna elettorale.

La rotta tracciata dall’attuale consigliere d’amministrazione Enac prevede che Michele Nardone si schieri sulla strada per Montecitorio.

Vuole che sia chiaro a tutti il recupero pieno del dialogo con Massimiliano Mignanelli, il consigliere provinciale di Cassino con il quale erano arrivati ai ferri corti. Al punto che Mignanelli si era candidato da indipendente nella lista del Pd alle Provinciali di gennaio.

Ora il dialogo è recuperato. Merito soprattutto del ministro Beatrice Lorenzin che ha favorito la ripresa dei contatti. Un recupero tale che qualcuno, nel corso dell’aperitivo, domanda se Mignanelli sarà il prossimo vice presidente della Provincia di Frosinone.

La fascia della vice presidenza oggi è sulle spalle di Andrea Amata. Ma i rapporti con Alfredo Pallone in questo momento sono freddi. Molto. Al punto che il coordinatore regionale dice a Nardone e Mele: «La vice presidenza della Provincia di Frosinone non è più una priorità per Alternativa Popolare. In questo momento, non muoverei un dito per difenderla».

Il segnale è chiaro. Strade spianate per Mignanelli. Gelo con Amata.

Che – assicurano dai corridoi di Palazzo Iacobucci – spera con tutto se stesso che il presidente della Provincia Antonio Pompeo si candidi alla Regione, per assumere le funzioni di presidente fino alla prossima tornata elettorale.

Un’ipotesi di candidatura sulla quale Antonio Pompeo ancora non ha messo la parola fine. La decisione arriverà entro le prossime due o tre settimane. Ha trascorso la mattinata al telefono, contattando tutti i sindaci della sua area: sta organizzando una riunione. Vuole sapere chi ci sta e chi invece non sta con lui. Un modo per iniziare a fare due conti in modo concreto, valutare il peso elettorale.

Antonio Pompeo intende candidarsi. Ma solo se ha i numeri per vincere.

Chi invece vede i numeri assottigliarsi invece è il capogruppo provinciale di Forza Italia Gianluca Quadrini. La ferrea cura dimagrante alla quale si sta sottoponendo inizia a far scendere ago della bilancia. Ha perso una taglia e mezza. Ma nelle ore scorse ha avuto un travaso di bile.

Non si è trattato di un fenomeno gastronomico. Bensì politico. All’Onu Caffè di Ceprano gli hanno fatto sapere che non può più contare su un gruppo di voti che finora erano sicuri ed arrivavano da Ceccano. Chi ha sentito gli strepiti dell’Eroico presidente della Comunità Montana assicura che non fosse arrabbiato per i voti. Poca cosa. Ma era deluso dal nome che ha condotto l’operazione.

In politica, come a tavola, ogni tanto si devono masticare bocconi amari.

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