Palozzi, il Terminator di Forza Italia: «Berlusconi? Il tempo passa per tutti»

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Adriano Palozzi, il Terminator di Forza Italia. Tra i ribelli del Laboratorio Lazio. "O si cambia o non ci sarà più nulla da terminare". Via da Forza Italia? "Dipende da loro, Primarie e restiamo"

A Roma dici Adriano Palozzi e non c’è bisogno di aggiungere altro. Un po’ per le 14.651 preferenze che sono state il suo biglietto da visita alle scorse elezioni Regionali. Un po’ perché è stato il sindaco di Marino arrivato alla fascia tricolore dopo una gavetta lunga e iniziata facendo la colla per andare ad attaccare i manifesti del centrodestra. Soprattutto però è famoso per il suo modo un po’ becero e molto dissacrante di fare politica, con il quale ha tolto i sentimenti alla sindaca Virginia Raggi: contro di lei aveva creato una trasmissione in onda su YouTube intitolata Virgì, senti Adriano tuo”. 

Dopo il Comune è stata la volta della Provincia di Roma e da qui la presidenza del Cotral.

Nella rissosa pattuglia mandata alla Pisana da Forza Italia alle scorse regionali Adriano Palozzi è stato il primo per preferenze: dopo di lui si è piazzato l’inarrivabile Pino Simeone da Formia, battezzato dalle preferenze del potentissimo coordinatore regionale Claudio Fazzone.

Era vice presidente del Consiglio regionale un anno fa quando la Polizia Giudiziaria si presentò a casa sua all’alba. Per arrestarlo. Convolto nello scandalo sulla costruzione del nuovo stadio della Roma. Ci hanno messo 6 mesi per accorgersi che il reato di corruzione era del tutto insussistente e rimetterlo in libertà. Lui è tornato di corsa in Aula. E si è fatto subito notare. Per l’intenzione di assestare nà capata sulla faccia del Consigliere grillino che s’era messo in testa di non riammetterlo. (leggi qui «Mo’ te do’ nà capata»: Palozzi affronta il presidente M5S che vuole fermarlo).

Ora sta con Giovanni Toti. A costo di rompere con il suo alleato storico Francesco Aracri (leggi qui Scontro al veleno tra Aracri e Palozzi: si incrina la colonna romana di Toti nel Lazio). Con il senatore Aracri ed il senatore Maurizio Gasparri, Adriano Palozzi è considerato lo ‘scienziato’ delle preferenze.

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Consigliere Palozzi, il Lazio è in fermento. Ci sono territori, come Latina e Frosinone, dove la Lega non sembra sfondare. Prendiamo il secondo caso: in Ciociaria nessun sindaco leghista è stato eletto, tranne Nicola Ottaviani, che però all’epoca faceva parte di Forza Italia. Insomma: siete pronti al colpo di coda?

Guardi, più che di colpi di coda, credo sia giusto parlare di territori – come Latina e Frosinone, appunto – dove Forza Italia e Fratelli d’Italia sono più presenti e radicati e, quindi, la Lega ha avuto meno voto di opinione. Premesso questo, la cosa importante da analizzare è che, a prescindere dai singoli schieramenti politici, c’è un centrodestra che è maggioranza ormai dappertutto, quant’anche nel Lazio, dove c’è l’opportunità reale e concreta di tornare a essere alternativa di governo”.

Su Roma però la situazione appare diversa. La Lega sembra aver sfondato, specie nelle periferie. Come pensate di recuperare voti?

Su Roma la situazione è sicuramente diversa rispetto al resto del territorio: le recenti elezioni Europee, infatti, hanno presentato un Partito Democratico che, almeno a Roma, sembra tenere. Da par loro, Lega e in parte Fratelli d’Italia sono andati molto forte mentre Forza Italia è crollata. Anche qui vale lo stesso discorso fatto poc’anzi: bisogna lavorare con impegno e dedizione per rilanciare e radicare il centrodestra nella sua complessità. Mi preme, tuttavia, sottolineare che il trend di consenso, legato al dato nazionale, è spesso diverso dal contesto locale”.

Cosa intende?

Mi spiego: in occasione di elezioni comunali o regionali, i dati cambiano di molto perché trainati dal consenso elettorale dei singoli candidati, più che dai simboli di partito. È, dunque, limitativo e parziale giudicare la condizione di salute di un Partito, semplicemente analizzando il solo voto europeo”.

Passiamo al piano nazionale. Giovanni Toti sembra convinto del suo percorso, ma la “partecipazione democratica” via congresso o primarie è un concetto che nel centrodestra italiano ha sempre fatto fatica a passare. Non è che state davvero “perdendo tempo”?

Per niente, siamo assolutamente convinti del percorso politico intrapreso insieme al presidente Toti e lo dimostrano – tanto per fare un esempio – il radicamento e il consenso che stiamo ottenendo sul nostro territorio regionale. Così come credo fermamente che il centrodestra possa e debba rinnovarsi attraverso un modello maggiormente democratico, aperto e inclusivo: in questo contesto le primarie e i congressi rappresentano certamente strumenti innovativi, ambiziosi, e tesi a valorizzare il ruolo delle persone e dei territori: questi ultimi troppo spesso dimenticati”.

Si è esaurita la spinta del berlusconismo? I risultati delle elezioni europee sembrano dimostrare il contrario: Silvio Berlusconi è uno dei pochi motivi per cui Forza Italia regge ancora. Bastano le preferenze per raccontarlo. Non è che il quadro, ormai, è completamente polarizzato tra sovranisti e progressisti?

Gli anni passano per tutti e anche per il presidente Berlusconi che chiaramente rimane il più grande leader del centrodestra negli ultimi venti anni e ancora attrattivo a livello di preferenze personali, come hanno dimostrato le elezioni Europee. Queste ultime, come le dicevo, hanno però dimostrato che se le preferenze personali non sono sostenute da idee di rinnovamento, da proposte politiche concrete e da un percorso partecipativo e inclusivo, non portano da nessuna parte: su questo, in Forza Italia, è necessario aprire a una profonda riflessione se non si vuole giungere alla totale estinzione politica”.

Nel consesso di Forza Italia Roma, lei sembra tra gli esponenti più “battaglieri”. Non ultimi, i colpi di spillo con Aracri. Sta cercando lo scontro per affermare una leadership territoriale?

Guardi, io non ho mai cercato né scontri né leadership personale, ho sempre lavorato per rafforzare il centrodestra e attualmente sto tentando di costruire un percorso politico che ridia linfa vitale e slancio alla nostra base. Questo potrebbe avvenire anche dentro Forza Italia, a condizione che si apra alle primarie, si rinnovi la classe dirigente, si azzerino le cariche e si rilanci il metodo democratico, altrimenti si è destinati all’estinzione. Questa è la realtà dei fatti”.

Lei crede ancora nell’esistenza di uno spazio al centro? Se il progetto di Toti non va in porto, la ritroveremo con Calenda e Renzi in un ipotetico partito liberal-liberista?

Ritrovarsi con Calenda e Renzi? Lo escludo in maniera categorica. Detto questo, sono profondamente convinto che il progetto del presidente Toti sia vincente e i risultati si vedranno molto presto. Un progetto che guarda al centro del centrodestra. In quest’ottica abbiamo osservato con grande attenzione l’azione politica di Giorgia Meloni che ha recentemente aperto all’ala moderata del centrodestra: un esperimento avvenuto con successo in occasione delle europee dove nelle liste Fdi sono stati eletti candidati dell’area moderata e che potrà essere ripetuto in futuro”.

Che rapporto ha con i forzisti frusinati? Vi aspettavate maggiore partecipazione in questi mesi? Ha definitivamente convinto Abruzzese e Ciacciarelli?

Non ho dovuto convincerli di nulla, semmai abbiamo compreso insieme l’esigenza di rinnovamento. Mario e Pasquale sono due persone che stimo profondamente, con le quali sono molto legato e non da oggi, e che hanno sempre lavorato per i bene dell’era territoriale che rappresentano. Con loro e con il consigliere Aurigemma abbiamo compreso che l’unione e la condivisione di intenti possano rendere il Lazio più forte e centrale. Non a caso abbiamo creato “Laboratorio Lazio”, con il quale vogliamo dare una nuova spinta propulsiva e forte, per un cambiamento profondo del centrodestra. Intendiamo essere un punto di incontro e riferimento per i tanti amministratori vicini al centrodestra”.

Ma il potenziale spacchettamento di Fi non finisce per favorire la Lega?

Ripeto quanto affermato in precedenza: qui nessuno vuole spacchettare Forza Italia anche perché, avanti di questo passo ci sarà ben poco da spacchettare. Appare palese che gli elettori non vedono più Forza Italia come punto di riferimento della nostra area politica: dunque, la nostra azione non è volta a distruggere ciò che è rimasto ma piuttosto ad allargare la base elettorale e di partecipazione di un partito che ha disperato bisogno di rinnovamento e radicamento sul territorio. Noi auspichiamo da tempo questa inversione di rotta, staremo a vedere. Per questa ragione, reputo giusto seguire la spinta innovatrice, liberale ed inclusiva lanciata dal presidente Toti e sposata da tanti amministratori ed esponenti politici in tutta Italia”.