Sallusti tiene a battesimo il panino con la Provincia

MARCO DANDINI per LA PROVINCIA QUOTIDIANO

Un piacevole incontro. Nato per presentare un progetto editoriale. Proseguito con sane e profonde riflessioni sul giornalismo. Concluso con una finestra aperta sul prossimo referendum del 4 dicembre. Lo avevamo anticipato: nulla di celebrativo. Ma una cosciente assunzione di impegni per la professione e per il territorio: fare la cronaca del territorio attingendo e donando elementi di crescita e arricchimento culturale.

L’abbinamento tra La Provincia Quotidiano e Il Giornale è stato presentato ufficialmente ieri sera alla presenza del direttore del quotidiano, Alessandro Sallusti, e del responsabile della redazione romana dello stesso giornale, Vittorio Macioce. Tra loro il direttore del giornale, Filiberto Passananti, ad illustrare un progetto che mira a scrivere una nuova pagina di quella informazione locale che resta una vera fucina di idee, pensieri, notizie.

La sala del Caffè Minotti di Frosinone era gremita di rappresentanti istituzionali, politici e, soprattutto, gente comune. A cominciare dal sindaco del capoluogo, Nicola Ottaviani, arrivato a portare il saluto della città che vede crescere un progetto che è parte integrante della struttura cittadina e provinciale.

«L’unico rammarico – ha esordito il direttore Passananti – l’assenza del Prefetto di Frosinone. L’informazione, tutta, porta rispetto e considerazione alle Istituzioni. Di contro l’informazione merita lo stesso rispetto e la stessa considerazione».

Chiusa la piccola parentesi, è stata la volta del direttore Sallusti arrivato in prima persona a salutare l’iniziativa ribadendo soprattutto l’importanza del giornalismo locale: «La provincia può dare un grosso aiuto a noi e ai nostri già numerosi lettori perché se riflettete su quello che è successo in Inghilterra (su Brexit) e Stati Uniti (la vittoria di Donald Trump) i grandi giornali non hanno capito nulla. Questo significa che le capitali dei grandi Paesi hanno perso il contatto con le loro realtà. Questo è un problema serio che non fa altro che aumentare quella forbice e quel divario che esistono tra la politica e l’informazione. Tra la politica e tutto il resto della società, il Paese reale. Per questo dico che essere agganciati a un quotidiano locale significa per noi e per i nostri lettori rimanere agganciati alla realtà e capirla meglio. Io sono un grande stimatore dei giornali locali. Professionalmente nasco in un giornale locale e ne sono orgoglioso. Per questo vi faccio gli auguri per rilanciare questa impresa e per continuare a fare quel giornale locale che non ha nulla da invidiare alle esperienze nazionali».

Ringraziamenti che sono di ventati speculari nell’intervento del direttore de La Provincia, Passananti: «Il nostro grazie va a Sallusti e al suo giornale perché ci stanno offrendo una grande occasione. Altrimenti avremmo continuato a fare un giornaletto di provincia. Nella nostra prima riunione redazionale il ragionamento è stato quello, approvato da tutta la redazione, di cercare di fare qualcosa di nuovo che ci legasse di più al territorio. L’idea fondamentale è quella di creare una informazione capace di rivolgersi ai giovani. Molto difficile. Ma lo faremo. Il nostro sarà un giornale di servizio che punterà a fare soprattutto una’operazione “culturale”. Tra le tante cose illustreremo ai giovani la storia di Frosinone e della provincia. La storia della loro terra. Una storia che molti giovani non conoscono, ma che va raccontata e conosciuta. Parliamo di importanti tradizioni che altrimenti rischiano seriamente di andare perse. Molti giovani stanno lasciando queste terre andandosene all’estero. Figli che questo Paese perde dopo che ha investito per formarli. L’importanza dei giovani è fondamentale. È su di loro che dovremo puntare».

Poi è stata la volta di Vittorio Macioce: «Sono convinto che il mestiere del giornalista è molto cambiato. È cambiato tutto ciò che è intorno a lui. Oggi dobbiamo essere come i cartografi che andavano per luoghi sconosciuti per disegnare le mappe. Oggi c’è bisogno di ridisegnarle perché da 30 anni le mappe sono scadute. Di fronte ai problemi nuovi, e sono stati tanti, la nostra risposta è stata una risposta vecchia. Questo uno dei tanti motivi per i quali i grandi giornali non ci stanno capendo nulla. Il vero problema non sono i sondaggi. Quello che manca è la visione del mondo. Non siamo stati capaci di adeguare la visione del mondo del Ventunesimo secolo ai problemi del Ventunesimo secolo. Non abbiamo una teoria. Parlando di questo territorio provinciale, credo che si sia fermato negli ultimi anni aspettando che qualcuno pensasse a lui. Quello che sogno, oltre la cultura, che ci sia l’orgoglio di essere figli di questa terra, riscoprendo la forza di credere in noi stessi (Macioce è di Alvito, ndr). Così credo che questa provincia riuscirà a trovare il suo nuovo miracolo con coraggio e determinazione».

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