Papa: «Basta campanilismi, sarà l’unione a farci vincere»

Ama i motori. Li conosce in ogni dettaglio. Ma non ci mette le mani. A lui piace domarli, spremerli, soprattutto in curva. E venderli. In pochi anni ha costruito un impero: fatto di motori, ma anche di chassis, sedili, volanti… Insomma macchine intere. O come si dice oggi: automotive. Davide Papa ha creato un colosso regionale nel settore della vendita, dell’assistenza e dei servizi al cliente. E nel frattempo si è reso conto che più di qualcosa intorno a lui non quadrava. E lo ha detto. Ritrovandosi al centro del dibattito: troppa burocrazia, leggi da aggiornare, sistemi da snellire. Si è ritrovato presidente di Unindustria Frosinone. Il mandato è finito da poco. Ora una nuova sfida: presidente del nuovo polo Unindustria Cassino – Gaeta. Un’altra prova delle fusione in atto tra Frosinone e Latina?

 

Alessioporcu.it – Nei giorni scorsi abbiamo denunciato che poco alla volta tutti i centri delle decisioni si stanno spostando da Frosinone a Latina (leggi qui): Cgil, Coldiretti, Confcommercio, Camera di Commercio. Siamo destinati a sparire? 
Tutta l’attività di Unindustria verte ad una azione sinergica, assolutamente contraria ad ogni forma di campanilismo. Però i territori hanno una loro specificità: che va salvaguardata. Va trovato il giusto punto di equilibrio tra sinergie e individualità. La nostra Associazione ne è esempio tangibile: creando Unindustria abbiamo unito le forze di tutte le nostre articolazioni provinciali ed abbiamo dato vita ad una delle più importanti associazioni confindustriali in Italia, seconda solo ad Assolombarda. Ma abbiamo salvaguardato le individualità dei singoli territori. Nel caso di specie: le province di Frosinone e Latina, in particolare il sud delle due province, hanno numerosi interessi in comune e soltanto lavorando per obiettivi condivisi riteniamo si possa sperare di raggiungere dei risultati.

 

Di fatto con questa operazione non state riformando la geografia amministrativa del Lazio e disegnando nuove province? 
Per quello che riguarda Unindustria, assolutamente no. Non facciamo politica. Il nostro unico e solo obiettivo è essere sempre più vicini alle nostre imprese associate.

 

Unindustria crea il comprensorio Cassino – Gaeta: vi siete accorti con quindici anni di ritardo che l’asse sul quale si intendeva costruire la provincia di Cassino aveva effettivamente un senso, oppure qual è la logica industriale alla base di questa operazione? 
La zona del Cassinate e quella del sud pontino sono particolarmente strategiche dal punto di vista industriale. Su quell’asse passerà buona parte dello sviluppo economico del Lazio per i prossimi anni. E’ per questo che verrà rafforzata la nostra presenza su Cassino istituendo un nuovo presidio sul territorio che si aggiungerà all’ufficio già esistente. Dove c’è industria ci siamo noi. Fa parte della nostra nuova strategia. E’ per questo che  Unindustria ha già aperto altre due sedi e più precisamente ad Aprilia e Civitavecchia, nell’ottica di una maggiore vicinanza alle imprese e agli imprenditori, nelle zone dove le industrie sono più presenti ed hanno le maggiori potenzialità.

 

Il polo dell’automotive di Cassino e quello del marmo di Coreno hanno enormi interessi collegati al traffico del porto mercantile di Gaeta: oggi torna attuale  l’antica idea delle autostrade del mare? 
L’autostrada del mare è un’idea che non è mai morta. Anche la prospettiva di sviluppo sostenuta dal Governo, così come i finanziamenti che riguardano il mare,  vanno in questa direzione.  Gaeta, del resto, è un porto che sta assumendo estrema importanza. Non a caso si stanno facendo rilevanti investimenti per  migliorare e far crescere il livello di servizio. Sono impegnate in questo sia l’autorità portuale, adeguando i fondali, sia le aziende che vi operano. Va da sé che è necessario che vengano create le condizioni affinché  sia agevolata l’accessibilità allo stesso via terra. Ed è su questo fronte che occorrerà lavorare.

 

La paura è alle spalle per lo stabilimento Fca di Cassino?
Le cifre parlano chiaro: Giulia sta vendendo molto bene. Addirittura già con le vendite di settembre si è raggiunto l’obiettivo prefissato per il 2016. Questo significa che il progetto è valido e la manodopera di Cassino è all’altezza di un prodotto d’eccellenza come questo.

 

Stelvio cosa porterà?
La consacrazione della nostra capacità manifatturiera nell’automotive. E per ‘nostra’ intendo quello che sollecitavo nei momenti di crisi più nera: qualità del lavoro, coesione di squadra, tranquillità sociale, capacità di buone e corrette relazioni. Se la gente, se i lavoratori si questo territorio non fossero stati così, difficilmente avremmo potuto raggiungere questi risultati. Stelvio, ma nemmeno Giulia, non li avrebbero mai fatti nascere qui altrimenti.

E’ sicuro che tutti abbiano fatto la loro parte? Per asfaltare le strade intorno allo stabilimento è dovuto scendere in campo il prefetto. Chi governa il territorio non è stato all’altezza di un progetto del genere?
Lo ha detto lei, non l’ho detto io.

Veramente, c’era un punto interrogativo alla fine…
Davvero? Non lo avevo sentito.

Tracciando un bilancio della sua presidenza, ritiene che la politica sia stata presente accanto alle esigenze degli industriali?
Ritengo che la politica abbia fatto quel che ha potuto. Oggi, infatti, stiamo vivendo una difficile fase di transizione dovuta al  riassetto delle deleghe e alla riassegnazione delle competenze a livello amministrativo e tra poteri dello Stato. In questa situazione ovviamente anche per la politica diventa più difficile operare. Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre cercato di agire nella massima  condivisione di obiettivi, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli. Ritengo infatti che soltanto attraverso un’azione sinergica e collaborando attivamente e fattivamente si possa intraprendere la strada per un nuovo sviluppo.

Tornando a Giulia: com’è?
Bellissima, da perderci la testa.

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