L’attacco al Papa: ecco perché… “al limite ci potrà essere uno scisma”

Foto © Stefano Spaziani / Imagoeconomica

La mancata nomina di un cardinale della Conferenza Episcopale del Lazio. Le parole dette dal Papa in aereo di ritorno dall'Africa. Gli attacchi a Francesco. Sempre più forti. Come si leggono le sue parole

Ascanio Anicio
Ascanio Anicio

Notista, Vaticanista, Ombra silente nella nobiltà nera di Roma

Ottobre, per il Papa, sarà un mese intricato. Il 5 ottobre Jorge Mario Bergoglio presidierà il concistoro. Dieci nuovi cardinali per la Santa Romana Chiesa. Si vociferava potesse esserci anche spazio per qualche presule laziale, ma alla fine la scelta è ricaduta su un solo monsignore italiano: Matteo Maria Zuppi, che è l’arcivescovo di Bologna, che proviene dalla Comunità di Sant’Egidio e che, tra i consacrati italiani, è quasi più bergogliano di Bergoglio.

Sua Santità’ Papa Francesco Jorge Mario Bergoglio Foto © Stefano dal Pozzolo / Vatican Pool / Imagoeconomica

Ma non è la Regione ecclesiastica del Lazio ad aver pagato un prezzo salato: quando si tratta di dignità cardinalizia, il Papa argentino non bada alla residenza o al domicilio. Ne sanno qualcosa il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che è rimasto senza berretta rossa e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, anche lui fuori dal giro delle elevazioni. Gli unici metri di giudizio sono le qualità umane e pastorali. Il che non significa che gli altri, i presunti “esclusi”, non le abbiano, ma che forse il Santo Padre ha deciso di premiare quelli che si sono dimostrati più aderenti alla sua idea di Chiesa, che deve sempre essere “in uscita” e che sempre deve porsi nell’atteggiamento di chi opera in un “ospedale da campo”.

Sua Santità Papa Francesco

Ma il 5 ottobre sarà una giornata decisiva per via di numerosi aspetti. Intanto sarà la vigilia del Sinodo panamazzonico. Sembra quasi di percepire il clima del Concilio Vaticano II: una semisfera clericale sta già provando a smontare, punto per punto, tutte le proposte di studio dei padri sinodali. Anche solo il sentir parlare di laici che dicono messa provoca scombussolamento negli animi della destra della Chiesa cattolica. Per non parlare di quello che viene dichiarato per osteggiare la congettura, perché per ora di questo si tratta, sull’istituzione di un diaconato femminile. 

Uno scombussolamento talmente profondo che è stato lo stesso vescovo di Roma a voler affrontare l’annosa controversia sugli scismi. Mentre tornava dall’Africa in aereo, il Papa ha confidato ai giornalisti di non essere terrorizzato dal fatto che qualche anima possa andare per conto suo. Solo che il Papa prega pure affinché questa scenografia non venga mai portata in video. Dividere – se avete mai ascoltato qualche Angelus dell’ex arcivescovo di Buenos Aires lo sapete – è l’impiego del demonio.

Papa Francesco in confessione © Imagoeconomica

Il 5 ottobre, si diceva, quale prima manche di uno slalom gigante. “Pregare il rosario in ottobre per difendere la Chiesa“, aveva consigliato Jorge Mario Bergoglio lo scorso anno, poco dopo l’affaire Viganò, Beh, in quest’annualità, se possibile, l’attacco al Papa è diventato ancora più palpabile. Nella stessa data in cui il Santo Padre celebrerà il concistoro, i tradizionalisti si ritroveranno a pochi metri da piazza San Pietro . Per cosa? “E’ venuto il tempo di una preghiera pubblica, fatta con spirito soprannaturale, perchè la Chiesa è di Dio e non degli uomini. Una preghiera, però, che sia mossa da una consapevolezza: la Chiesa vive una crisi inaudita, è avvolta da una confusione che, come disse il cardinal Carlo Caffarra, ‘solo un cieco potrebbe negare’”: questa idea è rimbalzata di bocca in bocca, più o meno simile, per mesi e mesi, ed ora si è concretizzata!”, si legge su Libertà e Persona (leggi qui).

Se il tutto non fosse provvisto di buone intenzioni, come va sempre presunto quando si ragiona di intraprendenze cattoliche, sembrerebbe quasi una sfida de visu all’uomo eletto al soglio di Pietro. Pure perché, ascoltando un po’ di indiscrezioni provenienti dalle vicinanze di Borgo Pio, sembra che le presenze attestate siano quelle dei cardinali Raimond Burke e Walter Brandmueller, già noti per un lungo repertorio di appunti fatti al Papa sudamericano, quella del vescovo kirghiso Athanasius Schneider. Alcuni hanno indicato anche il cardinale Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, che è singalese. Che però smentisce categoricamente l’indiscrezione: «è una falsità – assicura Sua Eminenza – io sono un Cardinale leale e vicino al Santo Padre e “le sfide” di “alcuni” che vogliono schierarsi contro la Sua Persona, non appartengono al mio pensiero». Impossibile più chiaro di così.  Ma non sarà l’unico assente. Anche il cardinale Brandmuller non ci sarà: «È impegnato in una critica più di natura dottrinale» spiegano ambienti a lui vicini. Inoltre Burke e Schneider in realtà presenzieranno effettivamente ad una sola delle tre iniziative previste durante la Giornata ma senza un’adesione formale, limitandosi a portare i saluti ad un convegno.

Il. cardinale Raimond Leo Burke

Potrebbe palesarsi pure Antonio Socci, che non è un consacrato, ma che in qualche modo contribuisce alla resistenza dottrinale a questo pontificato. E la Chiesa del Papa “venuto dalla fine del mondo” come intende attivare una reazione?

Magari non è un caso che proprio a ridosso di tutti questi accadimenti il Papa abbia esaminato come gli scismi, di tanto in tanto, compaiano nella storia ecclesiastica: “Nella storia del cattolicesimo è già successo molte volte che un gruppo si stacchi, ma c’è di mezzo la salute spirituale di tanta gente“. Sia quel che sia, ma che nessuno faccia il male altrui. 

Il giornalista francese Nicolas Sèneze ha scritto un libro: “Come l’America vuole cambiare il papato“. Possono essere tuoni e fulmini per le orecchie di chi pensa che Joseph Ratzinger sia stato deposto per via di qualche lunga mano. Lì qualche ultraconservatore ha sospettato di qualche noto democratico. Qui qualche progressista sta sospettando di qualche ultraconservatore. Nel senso che se un disaccordo organizzato contro Francesco esiste, parte dagli Stati Uniti, ma dal lato opposto di quello che usava disapprovare il Papa di prima .

Il vescovo di Rieti Domenico Pompili – © Rietilife

Solo macchinazioni? Aspettiamo di leggere il libro per giudicare. La Chiesa italiana non è quella americana: è in salute. Gli scandali che hanno turbato il clero cileno, quello statunitense, quello australiano e pure un po’ di quello francese, dalle parti nostre non hanno prosperato. Per lo meno non c’è ancora una possibilità di paragone. Guardate alle Comunità Laudato Sì di monsignor Domenico Pompili: continuano a crescere. “È importante aderire non solo idealmente ma concretamente alla campagna nazionale ’60 milioni di alberi’ promossa dalla Comunità Laudato si’. Ovvero far sì che in pochi anni il nostro Paese accolga 60 milioni di nuovi alberi, uno per ogni italiano” (leggi qui su Agensir).

Quale testimone è migliore di don Luigi Ciotti per aderire a una campagna che piacerà anche al Papa, che in Africa ha piantato un baobab per la difesa vigile e concreta della biodiversità. Il progetto delle Comunità è partito da Rieti, ma si è allargato a macchia d’olio. È il più classico dei dinamismi papali: persone che, con concretezza, sviluppano l’economia del dono, in questo caso per la custodia ambientale. Monsignor Pompili non avrà ricevuto la porpora, presumibilmente perché troppo in qua con l’età (non ha neppure sessant’anni), ma chi più di lui è adiacente alle direttive pastorali di Santa Marta? Nessuno, oseremmo pensare.

Ottobre è arrivato. Per certi vaticanisti di grido è il momento di telefonare ad ogni fonte conosciuta. A leggere alcune osservazioni, pare quasi che stia per succedere la qualunque. Ma magari andrà com’è sempre andata. Al limite ci sarà uno scisma. E che sarà mai (se non si è cattolici). Francesco, comunque, paura non ne ha