I Partiti liquidi e la voglia di Prima Repubblica

Gli ultimi sondaggi nazionali dicono che Paolo Gentiloni ha un gradimento più alto di tutti e, nella giungla del proporzionale, è quello più indicato a guidare un governo di larghe intese. Il leader del Pd Matteo Renzi lo sa bene e anche per questo non vorrebbe toccare nulla delle leggi elettorali: Italicum corretto alla Camera, Consultellum al Senato. In modo che nessuno possa vincere davvero. E nessuno possa davvero perdere. All’ex rottamatore Gentiloni appare come la soluzione più praticabile, anche per bloccare sul nascere le ambizioni di Marco Minniti. In attesa poi di ripresentarsi lui,magari nel 2020, dopo che un eventuale governo di unità nazionale avrà esaurito la propria spinta.

 

Beppe Grillo e Davide Casaleggio stanno cercando di blindare la candidatura a premier di Luigi Di Maio, ma molti “senatori” pentastellati non sono d’accordo.

 

Silvio Berlusconi, confortato dai sondaggi che lo danno davanti come gradimento nei confronti di Matteo Salvini, punta a riunire il centrodestra, che poi significa dire allo stesso Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) che non c’è altro leader al di fuori dell’ex Cavaliere di Arcore. Che però ha bisogno di un pronunciamento favorevole della Corte Europea per candidarsi in prima persona. In caso contrario? I nomi che circolano sono diverse, fra i quali quello del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. Ma si sa: Berlusconi vede solo Berlusconi. Silvio. Non Marina, non Piersilvio. Soltanto Silvio.

 

Mdp di Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani si sta organizzando senza il Campo Progressista di Giuliano Pisapia, Angelino Alfano si gioca tutto (dal peso nelle trattative alle alleanze) in Sicilia.
Una torre di Babele in formato digitale a livello di politica nazionale.

 

Sul piano locale è uguale. Nel Pd tutti contro tutti per due posti al sole tra Camera e Senato: Francesco Scalia, Maria Spilabotte, Nazzareno Pilozzi, Francesco De Angelis, Sara Battisti. Va peggio per la Regione: Mauro Buschini, Marino Fardelli, Antonio Pompeo, Simone Costanzo, Barbara Di Rollo, Sara Grieco.

 

In Forza Italia è apparentemente più semplice: prima sceglie Mario Abbruzzese, poi tocca agli altri. E gli altri sono Antonello Iannarilli, Danilo Magliocchetti, Adriano Piacentini, Gianluca Quadrini, Silvio Ferraguti, Pasquale Ciacciarelli, Alessandra Mandarelli, Maria Teresa Graziani, Serena Petricca.

 

Attenzione a non dimenticare il sindaco di Frosinone. A proposito: Nicola Ottaviani ha la tessera di Forza Italia.

 

Ma ci sono pure Fratelli d’Italia di Massimo Ruspandini, il Psi di Gian Franco Schietroma, Alternativa Popolare di Alfredo Pallone. Tra Mdp e Campo Progressista non si capisce come stanno le cose: alle regionali del Lazio, per esempio, andranno insieme oppure no? Sinistra Italiana vuole dire la sua, il Pci e il Prc anche.

 

Non dimentichiamo naturalmente il Movimento Cinque Stelle, che però in Ciociaria è soprattutto Luca Frusonne. Infine, Noi con Salvini: finché sarà commissario Enrico Cavallari, tutto a posto. Poi però bisognerà scegliere una buona volta tra Fabio Forte e Kristalia Rachele Papaevangeliu. Anche se di solito fra i due litiganti, spunta un terzo.

 

Insomma, in Ciociaria, come in Italia, è l’incertezza a predominare. Una ruota della fortuna nelle quali però le candidature le decidono in pochissimi. E’ la conseguenza dei partiti “liquidi”, senza apparati e senza organismi dirigenti in grado di fare da contraltare ai leader.

 

Il ritorno al proporzionale guarda alla Prima Repubblica. Mai così rimpianta.

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