«Pasquale che caz.. ci stai a fare in Regione?»

Segnali di tensione interna nella componente di Mario Abbruzzese. Screzi con il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli. Che però non culmineranno in una rottura. Ecco perché

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

«Io vorrei sapere tu che caz… ci stai a fare in Regione», Carlo Maria D’Alessandro, sindaco di Cassino redento della sua stessa impulsività (che l’aveva portato a dimettersi senza motivo politico) lo ha spiattellato in faccia a Pasquale Ciacciarelli, presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio, per grazia di Dio ed i voti di Mario Abbruzzese. Cioè lo stesso padre politico della donchisciottesca maggioranza che amministra la città.

Non sono noti i motivi della reprimenda fatta in mattinata dal sindaco capace di bruciarsi e risorgere in sei giorni. Ma è certo che non lo abbia detto con tono di scherzo.

 

Sono i primi segnali di una nuova manifestazione della Sindrome di Crono nella politica provinciale. Nella mitologia greca Crono-Saturno è il dio del tempo: ogni volta che la sua compagna Rea concepiva un figlio ,lui lo divorava. Crono Aveva creato le condizioni per la vita tra la terra e il cielo eppure poi divorava la vita che lui stesso aveva creato.

In psichiatria viene associato al timore di Crono: cioè che uno dei suoi figli potesse fargli ciò che lui aveva fatto al padre Urano: lo evirò separandolo dalla Madre Terra, costringendolo così ad abbandonare l’abbraccio voluttuoso con la Terra ed a  ritirarsi per sempre in cielo.

 

In politica è una chiara fase di passaggio. Il figlio (politico) che inizia a muovere da solo i primi passi fa scattare nel suo creatore il timore di finire evirato e confinato all’insignificanza.

Accade quasi sempre. In una sorta di legge del più forte che determina le gerarchie.

Se Carlo Maria D’Alessandro ha affrontato così Pasquale Ciacciarelli è il chiaro segnale che nella foresta in cui il re è Mario Abbruzzese iniziano a vedere come un pericolo o un estraneo il consigliere regionale. E lo dicono in maniera sempre più esplicita.

Anche perché il sindaco non è stato l’unico ad avanzare riserve.

 

In questo caso lo scontro non finirà né con l’evirazione (politica) di Mario Abbruzzese né con Pasquale Ciacciarelli mangiato da Crono-Mario. Anzi, in giornata, per smentire tutto, si faranno un selfie sorridente e lo pubblicheranno sui social.

Non accadrà parricidio perché i tempi non sono maturi: Ciacciarelli non ha ancora a disposizione un falcetto abbastanza grande per recidere gli attributi politici del suo creatore; Abbruzzese ha ancora bisogno del lavoro svolto dalla sua creatura, soprattutto in Regione: altrimenti non avrebbe più alcun riferimento nei luoghi che contano.

A dividerli è il tema del futuro politico. Ciacciarelli reclama uno spazio di agibilità che i padri non sempre sono disposti a coincidere ai figli. Senza del quale rischia di apparire solo un mero esecutore di ordini.

Cosa che, intelligentemente, non è disposto a fare. Perché le coltellate alle spalle del candidato presidente della Provincia Tommaso Ciccone, la sconfitta elettorale di marzo, la manovra di accerchiamento sul Comune di Cassino in via di definizione tra Lega, FdI e tutte le altre opposizioni, sono per Mario e non per lui.

 

Il lavoro sporco, alla fine, eventualmente, lo faranno altri. Evitandogli il parricidio.

 

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