Passa la linea Zingaretti: no al patto con M5S, si alla cabina smart

La Direzione Nazionale Pd approva la linea di Zingaretti. No al dialogo con il Movimento 5 Stelle. Si ad una cabina di regia per decisioni smart ma condivise. Il segretario fa proprie le ragioni di Calenda.

Zero voti contrari, 24 astenuti: Nicola Zingaretti una linea politica ce l’ha e sta cercando di imprimerla al Partito Democratico. La Direzione Nazionale del Partito nel pomeriggio ha approvato la relazione del segretario: senza voti contrari. No all’avvicinamento politico ai grillini e si ad una mini cabina di regia per prendere le decisioni in maniera smart ma condivisa. Invece a maggioranza ha ratificato l’avvio del commissariamento del partito in Sicilia con Alberto Losacco come commissario.

Non cerchiamo il M5S ma i suoi voti

«Noi non perseguiamo un’alleanza con i 5 stelle – ha detto il segretario Nicola Zingaretti non è nelle intenzioni né è mai stato un nostro obiettivo. Noi non lavoriamo ad una crisi parlamentare per fare un governo con loro».

Una definizione della rotta con la quale disinnescare le polemiche di marca renziana che si erano innescate nei giorni scorsi, subito dopo l’intervista di Dario Franceschini al Corriere della sera in cui evidenziava l’opportunità di maggiore collaborazione parlamentare coi grillini.

Zingaretti getta alle spalle la polemica. «Questa discussione inizia ad essere vecchia, superata dalla storia. Si sta verificando quello che ho sempre creduto: Lega e M5S non sono un monolite, hanno aggregato forze sociali e approcci diversi e questa affermazione non è l’anticipazione di accordi di governo. Il M5S – ha spiegato Zingaretti – sta deflagrando sotto il peso della responsabilità di governo e anche per la nostra offerta politica, il loro elettorato, come abbiamo visto nelle elezioni amministrative, non si somma più automaticamente all’elettorato della Lega. Dobbiamo disarticolare il blocco gialloverde per un’alleanza nuova, di centrosinistra civico da costruire nel Paese. La nostra – ha ancora detto – è una missione fondativa».

M5S si sfascia, non sfasciamoci noi per parlare di loro

Analizza il quadro politico, Nicola Zingaretti. Il Movimento 5 Stelle sta collassando. Ma la discussione sui grillini sta accendendo focolai interni al Pd, tra chi punta al loro elettorato e chi accusa gli altri di puntare ad un’alleanza. Nicola Zingaretti traccia un solco netto: «Sono d’accordo sul fatto che i 5 stelle si stanno sfasciando ma attenti che, mentre discutiamo che loro si sfasciano, gli facciamo il regalo che ci stiamo sfasciando noi discutendo di loro»

Indica un punto preciso nell’azione compiuta fino ad oggi dal Pd: «Se loro franano è perche’ su questo noi non abbiamo ceduto». Spiega che il Partito Democratico «La soluzione a questo problema non ce l’ha: come riconquistiamo l’elettorato che si sente tradito da loro ma anche da noi?»  A questro proposito, il Segretario mette in chiaro che non bastano le parole ma sono necessari i fatti concreti, chiede di continuare sulla linea attuale perché «si è percepito che una squadra unita stava lavorando a questo e non con un ‘volemose bene».

I diversi modi di vedere all’interno del Pd non rappresentano un problema per Nicola Zingaretti. Anzi, ne è contento e sottolinea che «Rimarranno delle divergenze ma meno male, sarebbe strano un grande partito di massa in cui ognuno la pensa allo stesso modo».

Ok alle indicazioni di Calenda

Il Pd di Nicola Zingaretti sa ascoltare. E sa fare la sintesi. Lo dimostra recependo le indicazioni avanzate dall’ex ministro Carlo Calenda. E facendole proprie. Al punto che Calenda ritira il suo Ordine del Giorno.

«Carlo, hai ragione, dobbiamo dire tre cose che si comprendono, dobbiamo fregarcene e trovare una giusta sintesi. In questo, assumo l’indicazione del tuo Odg: se ci sono tre temi in cui si percepisce una idea diversa di Italia, scuola, sanità e investimenti, dico bene!».

È la rapprsentazione più evidente del Pd Zingarettiano: no allo scontro frontale se può esserci dialogo e confronto, se il Partito può essere pluralità di sensibilità condivise.

Riportare Faraone a casa

Nei giorni scorsi il segretario della Sicilia Davide Faraone si è sospeso dal Pd. Non ha accettato di buon grado la decisione di annullare il congresso in Sicilia. Al quale aveva concorso da solo: la sua avversaria si er ritirata, denunciando irregolarità.

Nicola Zingaretti fino ad oggi non ha rilasciato dichiarazioni sul tema. «Sono stato in silenzio perchè ci tenevo a tenere distinte le funzioni di segretario da un organismo terzo, lo dice lo Statuto, ma farò di tutto affinché Faraone torni sui suoi passi sull’appartenenza al Partito“. Altra lezione di Zingarettismo: è un organismo di garanzia del Partito ad avere deciso, il Segretario deve rispettare.

I renziani di Faraone però non gradiscono. E accusano Zingaretti di voler usare la Sicilia come «primo laboratorio politico dell’alleanza tra Pd e 5 Stelle», come aveva detto Davide Faraone immediatamente dopo avere appreso dell’annullamento.

Zingaretti intanto ha nominato il nuovo commissario del Pd in Sicilia: è il deputato Alberto Losacco, esponente dell’area di Dario Franceschini. Ai renziani non piace, così come non sarebbe piaciuto chiunque altro. Hanno aperto un sito web per denunciare l’ipotesi di un accordo siciliano tra Pd e M5S.

Illoro sospesso si basa su un’intervista rilasciata un paio di giorni fa da Losacco al sito di analisi politica formiche.net. Al quale ha detto: ‘Creare muri insormontabili tra noi e i 5 Stelle in questa fase non mi sembra una scelta politica lungimirante. Ad esempio guardo con grande attenzione a personalità come Conte e Fico‘.

Franceschini e l’arco anti Salvini

Dario Franceschini chiede di lavorare per costruire «un arco di forze che, anche se non governano insieme e sono diverse e contrapposte, sono pronte a difendere i valori umani e costituzionali che Salvini calpesta e violenta ogni giorno».

È uno dei passaggi più applauditi. Evoca un nuovo “arco costituzionale” come quello che, ai tempi della prima Repubblica, isolava il Msi dai Partiti che si riconoscevano nei valori fondanti della Costituzione.

Chiarisce di non avere mai detto di voler fare un governo con il Movimento 5 Stelle. E ribadisce che «E’ sbagliato lasciare il M5s nelle braccia della Lega. Dobbiamo allargare l’arco delle forze politiche che condividono i valori fondanti della nostra democrazia. Questo non vuol dire fare il governo con il M5s, sia chiaro, non l’ho mai detto nonostante qualcuno anche internamente l’abbia raccontata così tanto per alimentare inutili polemiche».

Insomma, Franceschini ritiene che si debba lavorare per disarticolare la maggioranza, infilandosi nei loro problemi e nelle loro divisioni. Per questo «è sbagliato mettere Lega e 5 Stelle sempre sullo stesso piano: sono elettorati profondamente diversi».

Gentiloni: alleanza sarebbe tradimento

Sulle stesse posizioni anche l’ex premier Paolo Gentiloni. Definisce un tradimento l’ipotesi di un eventuale ribaltone. Evidenzia che una parte consistente dell’elettorato che ha lasciato il Pd è andato in direzione dell’astensionismo e dei 5 stelle. «Dobbiamo lavorare sulle ragioni di questa insoddisfazioni e dei nostri elettori e offrire un’alternativa».

Basta discussioni tra noi

Proprio per questo Nicola Zingaretti ha concluso dicendo che la discussione sui fatti degli altri rischia di lacerare il Pd. E allora «C’e’ bisogno adesso di un salto di qualità nella iniziativa politica e programmatica e di rilancio del Partito per rendere chiara l’alternativa tra quello che c’è e quella che potrebbe essere la storia italiana».Sollecitando a mettere fine alle discussioni ed a tuffarsi nei problemi del Paese.

Il segretario del Pd ha annunciato per settembre «la nuova App per il Partito digitale, ognuno potrà avere il partito in tasca, un nuovo strumento di lotta politica». 

Zingaretti ha respinto l’idea di una «discussione tra di noi di fronte a una crisi di governo non ancora esplosa. Ma con il fallimento di un progetto politico si sta disegnando il ruolo di un partito baricentro di un’altra proposta nel Paese, che però deve battere un colpo, mettere in campo una proposta per il Paese costruendola non al Nazareno ma nell’incontro con l’Italia migliore».

Annuncia una struttura più smart per la massima condivisione delle scelte. In pratica, una «delegazione ristretta con presidente, tesoriere, capigruppo e vice segretari. Una squadra che si assume responsabilità e che vorremo usare per dare, anche in queste ore se la situazione dovesse precipitare, capacità di iniziativa e massima collaborazione nelle scelte».

Il Pd c’è. Una rotta è tracciata.

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