La patata bollente di Quadrini ed il caso delle foibe

Ernesto Baronio

Conte del Lungoliri

 

di Ernesto BARONIO
Conte del Lungoliri

 

 

 

Sua Eccellenza Gianluca Quadrini, eroico presidente dell’indomita Comunità Montana di Arce (pervicace alla liquidazione) questa mattina ha aperto gli occhi di buon’ora. Non c’è il canto del gallo a scandire i suoi ritmi mattutini, nessuna sveglia elettronica o meccanica osa disturbare il suo sonno. A regolare i turni tra sonno è veglia è il languore mattutino.

Come ogni mattina, alle 6.10 puntuali, il personale in livrea della Comunità Montana di Arce ha servito la colazione. Un ovetto sodo leggermente scottato per fare la bocca ed accompagnare i suoi 500 grammi di spaghetti aglio olio e peperoncino. Il nobile presidente segue alla lettera, senza eccezione alcuna, il regime alimentare di quel famoso videodietologo. Secondo il quale il vero nemico del nostro corpo è il metabolismo. Che bisogna ingannare, distrarre, velocizzare.

I quaranta e passa grammi di prelibatezza, avvolti alla forchetta, stavano per fare il loro ingresso nelle fauci montane del presidente soprannominato Heidi. Si è fermato di soprassalto. Distratto da un titolo sconvolgente che si è affacciato sullo schermo del suo televisore da 50 pollici. Recitava: “Palombelli: viva la patata bollente”.

Eh no! – ha esclamato il Presidente montano – Barbara Palombelli non può permettersi di fare certe dichiarazioni gratuite. Questa non gliela faccio passare liscia”.

Si è alzato da tavola. E ancora con il tovagliolo penzoloni, è andato a prendere il cellulare. Ha chiamato il suo Ufficio Stampa e Propaganda che ormai fa i turni continuativi, vivendo in costante contatto con Cnn e Bbc.

Il tono è stato imperativo, risoluto solo come quello di chi ha appena dovuto abbandonare una forchettata da 40 grammi di spaghetti fumanti. “Preparate una lettera di protesta indirizzata ad Hillary Clinton. E per conoscenza a Melania Trump, Angela Merkel e Maria De Filippi . Evidenziate il più determinato disappunto del Presidente della Comunità … per le ingiuriose parole di Barbara”.

Approfittando del tempo necessario per mettere su carta quei pensieri ultimativi, sua eccellenza il Presidente ha spazzolato la forchettata prima che diventasse troppo fredda. E poi ancora più carico ha aggiunto: “E’ una vergogna. L’affare è troppo grosso”.

Alle 6,14 minuti l’efficientissimo ufficio stampa della Comunità Montana fa le prime telefonate alle redazioni dei quotidiani on line di tutto il centro Italia. Nel frattempo Gianluca Quadrini sfoglia la Rassegna Stampa. E’ l’elogio della sua abilità da vero statista di montagna: “Quadrini scrive a Mattarella“, “Quadrini denuncia la vergogna delle foibe“, “Assemblea sulle foibe interrotta al liceo di Sora: Quadrini chiede l’intervento del capo dello Stato“.

Ore 6.15. Al Quirinale, il cameriere in livrea, porge il caffè d’orzo sul vassoio d’argento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Accanto ci sono i giornali del mattino.  «Chi cazzo è sto Quadrini?» domanda il Capo dello Stato a mezza voce. Con la mente si ripassa i conti: «Dunque, io a Sora ci sono stato: lì ho conosciuto Angelo Picano, Ettore Urbano, Lino Diana…. ma sto cazzo di Quadrini chi se lo ricorda…?»

Ore 6.18 Al Ministero della Difesa l’attendente del ministro Roberta Pinotti si prepara alla telefonata della senatrice per il primo report del mattino. Situazione delle truppe impegnate all’estero, avanzamento nell’individuazione dei difetti sugli F35, relazione sullo scenario Libico, informazioni sullo scacchiere Ukraino. Il colonnello dei lancieri di Montebello sfoglia i giornali e trasecola: “Quadrini chiede l’intervento di Mattarella per la gravissima offesa alla memoria delle Foibe compiuta a Sora“. E se la senatrice Pinotti dovesse chiedere come abbiamo reagito? L’ufficiale di Cavalleria non esita oltre: Pronto? Mi passi il II Reggimento Granatieri di Sardegna! Comandante, mobiliti i carri armati e si tenga pronto a marciare su Sora per reagire alla grave offesa. Parlo con il ministro e le invio eventualmente l’ordine di mobilitazione“.

Ore 6.30. A Palazzo Madama l’ufficio Stampa del Senato invia alle caselle di posta elettronica dei Senatori la Rassegna Stampa. Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato, sta per andare a dormire. Legge distrattamente i titoli. E prima di infilarsi sotto le coperte detta una nota di sostegno al presidente Quadrini, alla memoria delle Foibe, agli studenti interrotti inopinatamente. Ma erano di Forza Nuova… gli fa notare qualcuno. E io me ne frego! Risponde fascisticamente il senatore ormai in pantofole e papalina.

La risposta del vice presidente è una sferzata di ormoni per il presidente Gianluca Quadrini . Simile a quella di quattro piatti di bucatini alla carbonara.

Occorre la Rai. “Qui ci vuole la Rai. Basta con Teleuniverso che non mi fa mai le interviste e devo stare sempre a pregarli. Dovete portarmi qui la Rai. Merito una diretta io“. Qualcuno prova a fargli notare che farebbe bene ad accontentarsi di Teleuniverso. Ma l’eroico presidente, galvanizzato dalla risposta giunta da Palazzo Madama escogita una soluzione. “Gli propongo uno scambio: loro hanno quel vecchio cavallo davanti a viale Mazzini. Io gli mando il monumento che volevo mettere alla rotatoria di Castrocielo e che invece quel latinista di Filippo Materiale ha rifiutato pretendendo che mi mettessi prima d’accordo con lui. In cambio del monumento mi fanno una bella intervista“. Nei prossimi giorni arriverà la risposta da Roma. E così Filippo Materiale si morderà le mani.

L’eroico presidente dell’indomita Comunità Montana di Arce (pervicace alla liquidazione) Gianluca Quadrini, dopo tante fatiche può finalmente risedersi a tavola ed azzannare la sua forchettata di spaghetti aglio olio e peperoncino. Ma con la mente già pregusta le risposte di domani che arriveranno dalle cancellerie straniere: le Foibe a Sora sono già nel passato. Ora c’è la patata bollente di Barbara…

Improvvisamente un titolo sconvolgente appare sullo schermo del suo televisore: “L’Isola dei Famosi. Chi buttate giù dalla torre: Raz Degan o Vladimir Luxuria?

E’ una vergogna – tuona uno sgomento Quadrini – Ora scrivo al Presidente della Repubblica Cinese, Xi Jinping”.

Si riparte. E sono ancora le 7.09 di mattina.

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