Zingaretti sconfessa Delrio e boccia la Covid Tax

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Il segretario del Pd: “Non è stata né formalizzata né depositata alcuna proposta”. Un’iniziativa del genere sarebbe la fine del partito nel dopo Coronavirus. Ma Matteo Orfini insiste

Una Covid Tax per finanziare la ripresa? Un contributo di solidarietà di chi guadagna di più? Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha semplicemente bocciato la proposta avanzata dal gruppo della Camera e illustrata da Graziano Delrio e Fabio Melilli.

Il segretario ha usato il linguaggio soft di queste occasioni. Ma non è stato meno netto. Ha affermato: “Lo ha spiegato bene il capogruppo Graziano Delrio: non è stata né formalizzata né depositata alcuna proposta. E’ un contributo a una discussione che si dovrà fare sulla ripresa, che proviene dai rappresentanti del gruppo”.

Nicola Zingaretti Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Vuol dire che è stata una proposta  a titolo personale, che non si può fare. Ma non si può fare perché questa è una crisi profondamente diversa da quelle che abbiamo conosciuto in passato. Una crisi che ha toccato tutti, anche chi guadagna di più. Negozi, bar, ristoranti, alberghi sono chiusi da più di un mese. Come potranno finanziare la ripresa?

Inoltre, una proposta del genere significherebbe giustificare una eventuale abdicazione da parte dello Stato, del Governo. È il Governo che deve programmare e finanziare la ripresa. Non si può sempre tassare i cittadini onesti.

Pensare che uno con un guadagno di 80mila euro lordi l’anno sia un ricco testimonia l’enorme scollamento tra il Paese reale e chi dovrebbe governarlo. Al netto delle tasse quella somma si riduce a 40mila euro; divisa per tredici mensilità fa 3mila euro al mese. Sarebbe una tassa su quel ceto medio che oggi s’è messo le mani in tasca ed in silenzio ha rimpito i carrelli della spesa sospesa. In maniera spontanea.

Fausto Bertinotti e Armando Cossutta © Carlo Carino / Imagoeconomica

Capire il Paese reale dovrebbe far comprendere che invece questo è il momento di tagliarle le tasse: mettendo le ali alla ripresa. Le risorse stanno nei grandi capitali all’estero, nel sommerso che bisogna rendere conveniente portare alla luce. Basterebbe una legge di una riga: più guadagni e meno paghi. Scatenerebbe la corsa a far emergere il nascosto e lo Stati ci guadagnerebbe il 22% in un istante con l’Iva generata da quei capitali messi in giro.

Si è rischiato il bis della figuraccia fatta da Fausto Bertinotti quando disse che era ricco chi aveva beni per più di cento milioni di lire: scoprì a sue spese che un garage a Roma costa quella cifra.

Matteo Orfini © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Eppure nel Pd c’è chi insiste. Matteo Orfini, per esempio. Che si è detto “stupefatto” di fronte alle reazioni a una “proposta giusta e doverosa e che nel Pd era nota a tutti”. Ha dichiarato: “Nessuno, né il Partito né la delegazione di governo aveva obiettato alcunché. Deciderà Delrio se presentare un emendamento a nome del gruppo. Però credo che rinunciare a battersi per una proposta come quella sarebbe un errore e uno schiaffo ai più deboli. Non mi stupiscono le reazioni ostili del centrodestra, faccio davvero fatica a comprendere quelle della maggioranza”.

Una tassa del genere significherebbe essere rimasti al pre Covid. E segnerebbe la fine politica del Pd nel dopo Covid. Nicola Zingaretti vuole evitare questo scenario.

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