Pd, Codice Astorre. Attacco alla Lega, stoccate alle correnti (di C. Trento)

Foto: © Imagoeconomica, Paolo Cerroni

«Lo spacca-Italia aumenta il divario tra nord e sud»: parla il senatore e segretario regionale Dem. L’affondo: cosa stanno facendo i parlamentari del Carroccio per questa provincia. Poi sottolinea: non demonizzo le riunioni di area come a Cassino, ma serve sensibilità

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

«Non convince affatto, è un provvedimento spacca-Italia». Bruno Astorre, senatore e segretario regionale del Partito Democratico, non ha dubbi. Il riferimento è alle cosiddette Autonomie Regionali, il tema che sta spaccando Lega e Movimento Cinque Stelle.

Senatore Astorre, perché non è convinto?

«Perché lo spacca-Italia aumenta il divario tra le Regioni ricche e autosufficienti del nord e quelle del centrosud. Ho studiato a fondo gli aspetti finanziari soprattutto e le cosiddette “rimodulazioni” sono assai negative per il Lazio. Che perderebbe qualcosa come 1 miliardo e 700 milioni di euro».

Magari però le Regioni del nord sono più virtuose.

«Il ragionamento non può essere questo. Faccio un ragionamento semplice. Il Lazio sostiene, tra le altre cose, il trasporto pubblico locale e la sanità di Roma. Dove ci sono eccellenze del calibro del Gemelli e del Bambino Gesù. Per non parlare poi dei pellegrini con riferimento al turismo religioso. Voglio dire che il Lazio ha delle specificità riconosciute, che non possono non essere tenute in considerazione. Mentre con lo spacca-Italia sarebbe penalizzato. E poi non mi piace a prescindere la logica di dividere i cittadini tra serie A, serie B, serie C. Il progetto sulle Autonomie regionali non esalta né i profili dell’autonomia né quello delle vocazioni. È un provvedimento che penalizza il centrosud. Poi c’è tutto l’aspetto ordinamentale, nel quale rientra, per esempio, l’opzione dell’assunzione diretta nelle scuole. Sono perplesso e preoccupato, si tratta di un provvedimento che non aiuta il Paese e che aumenta il divario tra nord e sud. Confido molto nelle posizioni espresse dal presidente della Camera Roberto Fico e dal premier Giuseppe Conte. Entrambi hanno assicurato che il provvedimento seguirà l’iter parlamentare. Si tratta di un passaggio necessario e fondamentale».

Quali effetti ci sarebbero per la provincia di Frosinone?

«Negativi. Parliamo di una provincia che ha un bisogno enorme di aiuto per fronteggiare una crisi industriale che affonda le radici negli anni passati. Ma la domanda è: questo Governo ha affrontato e migliorato la situazione? La risposta è no. Prendiamo il caso dell’ecotassa: la mancanza di gradualità ha avuto un impatto negativo. Bisogna avere il coraggio di dire alcune cose. La prima: lo stabilimento Fca di Piedimonte San Germano è il più importante del Lazio e tra i maggiori in Italia. Poi vanno considerate le zone industriali del nord e del sud della provincia. Dove sono i tanti esponenti della Lega eletti in provincia di Frosinone? Considerando anche la percentuale (oltre il 40%) ottenuta in Ciociaria dal Carroccio alle europee? Dovrebbero essere loro a chiamare a raccolta tutti per sostenere le istanze della provincia. Noi siamo pronti a fare battaglie comuni per la Ciociaria. Ma dove sono però?».

La sensazione è che lei stia “salvando” i Cinque Stelle. Prove tecniche di accordo?

«Assolutamente no. Sono d’accordo con il segretario nazionale Nicola Zingaretti quando dice che dobbiamo parlare all’elettorato dei Cinque Stelle, soprattutto a quello che, a torto o a ragione, ha votato per loro e non per noi il 4 marzo 2018. E se il Governo cade, niente scorciatoie: si torna alle urne. Non temiamo il voto anticipato».

Il caso Faraone è un segnale che c’è un’aria da resa dei conti nel Partito?

«No, è un provvedimento motivato». Matteo Renzi dice cose diverse però. Mentre Carlo Calenda sembra avere prospettive politiche differenti. Non crede che, senza l’unità, il Pd non va da nessuna parte? «Infatti siamo e restiamo tutti uniti».

Però Matteo Renzi ha ribadito il “mai con i Cinque Stelle”. Su questo non ci sono margini di trattativa.

«Non ci saranno accordi con i Cinque Stelle. Non è però che dobbiamo ribadirlo venti volte al giorno». Sin dal suo insediamento, ma anche prima, Nicola Zingaretti ha detto che il correntismo deve finire. Invece continua ad imperare, pure in Ciociaria. «In Ciociaria, dalla conferma di Antonio Pompeo alla presidenza della Provincia, abbiamo raccolto soltanto successi. Penso alle comunali, dove abbiamo vinto quasi dappertutto. A cominciare da Cassino e Veroli. Il principio è l’unità nel pluralismo».

Lei sembra Messi.

«In che senso?».

Sta dribblando la domanda sul correntismo.

«Non dribblo. Non demonizzo le riunioni di corrente. Come quella che per esempio c’è domani a Cassino (ndr: oggi per chi legge. Si tratta dell’appuntamento in programma alle 18. Ci saranno il presidente della Provincia Antonio Pompeo, il sindaco di Cassino Enzo Salera, Claudio Moscardelli e il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, renziano). Però una considerazione la faccio: a Cassino abbiamo vinto anche grazie ad un’azione iniziale di questa segreteria regionale, che ha svolto un ruolo fondamentale. Una maggiore sensibilità politica a volte aiuterebbe».

Nel Pd provinciale non mancano però tentazioni di resa dei conti.

«Il mio messaggio è questo: basta con la logica della vendetta, occorre sintesi. C’è spazio per tutti, per Pensare Democratico e per Base Riformista. Gli organismi dirigenti diano l’esempio».

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