La nuova linea Pd dopo il disastro di Fondi e Terracina

Cosa c'è dietro la nomina di Matteo Marcaccio e Carmela Cassetta a commissari del Pd a Fondi e Terracina. La politica del reset unitario scattata a Ceccano e Pontecorvo. La rotta indicata da Bruno Astorre. La linea Moscardelli per Minturno. E la dottrina Bartolomeo per Formia.

Non solo Ceccano, non solo Pontecorvo. Il Partito Democratico mette mano a tutte le Sezioni che nelle elezioni di settembre hanno scelto la strada sbagliata. Le azzera, invia un commissario, resetta le polemiche e riparte. Anche a Terracina e Fondi. A calare la mannaia è stato il Segretario regionale Bruno Astorre. Lo ha fatto in pieno stile Dem: ha atteso quaranta giorni per decidere. Con una semplice finalità. Prima di commissariare il Partito ha aspettato che il segretario locale facesse autocritica ed un passo indietro. Non tutti lo hanno fatto. (leggi qui Pd, Fantini azzera Ceccano e Pontecorvo: è reset unitario).

Roberta Tintari e Beniamino Maschietto, sindaci di centrodestra

Sono otto i Circoli nei quali il Partito ha deciso di mettere le mani. Ariccia e Palombara in provincia di Roma. Civita Castellana a Viterbo, Fara Sabina a Rieti. Poi Ceccano e Pontecorvo in provincia di Frosinone. Per quanto riguarda quella di Latina, il Segretario Regionale ha azzerato i Circoli di Fondi e Terracina: i comuni più importanti chiamati ad eleggere il nuovo sindaco lo scorso settembre. In questi due centri pontini il comportamento elettorale del Pd è stato a dir poco disastroso. (Leggi qui Cambiare senza cambiare: Tintari e Maschietto sindaci).

Il Partito Democratico è stato spettatore inerme di una guerra fratricida nel centrodestra. A Terracina tra Lega e Forza Italia unite contro Fratelli d’Italia e liste civiche; a Fondi tra Forza Italia e Lega unite contro l’ex sindaco azzurro Luigi Parisella.

Terracina e Fondi flop

Protagonista di tante battaglie compiute al fianco del sindaco ex Pci Vincenzo Recchia, il professor Armando Cittarelli a Terracina ha ottenuto “soltanto” il 7% dei voti. Questo quando il secondo miglior piazzato Valentino Giuliani della Lega si era piazzato al 33,86%. Secondo miglior piazzato e dunque con il diritto di partecipare al ballottaggio. Una differenza siderale. (Leggi qui Il Pd presenta il candidato sindaco rimasto senza Pd).

A Fondi stesso clichè (anzi peggio) per il candidato sindaco del Pd, il dirigente della Regione Lazio Raniero De Filippis. Soltanto quarto con il 7,52% delle preferenze. Anticipato anche da Giulio Mastrobattista di Fratelli d’Italia e dal civico Francesco Ciccone.

Davide Di Stefano, segretario dimissionario a Ceccano

Il senatore Bruno Astorre non ha dovuto pazientare molto per ricevere con una Pec le dimissioni. Le ha inviate il segretario fondano del Pd Danilo Pallisco. Ufficialmente attende ancora di ricevere quelle del coordinatore Dem di Terracina Daniele Cervelloni. Le ha inviate il Segretario della Sezione di Ceccano Davide Di Stefano. Ma il dado era ormai tratto. (Leggi qui Pd giù la testa: dopo il ko va via il Segretario di Ceccano).

Nel fine settimana la Segreteria Regionale ha disposto il commissariamento dei Circoli. Un provvedimento approvato con 53 voti a favore, solo due sono stati gli astenuti.

Marcaccio e Cassetta al timone

Al timone per guidare la transizione sono stati chiamati ora due dirigenti Dem di primissimo piano del sud-pontino che hanno precisi punti di riferimento. Ad avere l’onere di traghettare il Pd di Fondi verso una nuova e più stabile guida è stato chiamato Matteo Marcaccio. È un promettente consigliere comunale a Minturno. E’ anche componente della segreteria particolare del Consigliere regionale Enrico Forte.

A Terracina la scelta è caduta su una dirigente politicamente più navigata, Carmela Cassetta. Lei è consigliera comunale a Santi Cosma. Da qualche mese è anche presidente dell’ente parco Riviera di Ulisse. Questo grazie ai buoni uffici del segretario provinciale di Latina del Pd Claudio Moscardelli. Terza delle elette alle regionali del 4 marzo 2018 è stata la più votata sul territorio del Golfo da Fondi sino al Garigliano. E lo è stata alle spalle di Salvatore La Penna ed Enrico Forte.

Carmela Cassetta

La Cassetta aveva sostenuto alle primarie della segreteria regionale l’onorevole Claudio Mancini. Ed era stata eletta alla vice-presidenza dell’assemblea del Pd. Con ‘licenza di frequentare’ la segreteria dell’assessora di Priverno all’agricoltura Enrica Onorati, poi quella del consigliere pontino Salvatore La Penna e di vantare buoni, se non ottimi, rapporti anche con l’ex capogruppo Pd e presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini. In più, con la consigliera regionale romana e presidente della Commissione Lavoro Eleonora Mattia.

Basta ed avanza per avere il nulla osta. Per cosa? Per rilanciare un Partito che a Terracina ha grande macchia da rimuovere. Essere stato cioè capace di presentare una sola lista, quella del Pd. E di farlo al cospettto delle macchine elettorali da guerra di Fratelli e Lega Forza.

Moscardelli: coppia del territorio

Matteo Marcaccio

Così ha subito commentato Claudio Moscardelli. «La direzione regionale ha optato per due espressioni del territorio. Due bravi amministratori. Una coppia che sarà in grado di rilanciare l’azione politica del Pd in due città importanti della provincia di Latina. Il coinvolgimento della base degli iscritti e l’avvio del tesseramento saranno le prime due fasi. Fasi in cui Matteo e Carmela dimostreranno tutto il loro indiscusso valore».

De Filippis: dove eravate voi?

Non tutti condividono la linea del reset. Non perché sia inopportuna. O perché le cose siano andate bene alle urne di Fondi e Terracina per il Pd. Ma perché le responsabilità sono più ampie e ben più in alto del livello cittadino. Ha le spalle sufficientemente larghe per dirlo il candidato sindaco presentatosi a Fondi, Raniero De Filippis.

«Dov’era la segreteria provinciale del Partito? Dov’era quando sono state decise le candidature, fatte le liste e svolta la campagna elettorale? Noi non abbiamo visto nessuno».

Raniero De Filippis

Raniero De Filippis, ha confidato ai suoi di non aver ricevuto alcuna telefonata. Questo quando sabato 24 ottobre la maggioranza Forza Italia e Liste civiche nel consiglio d’insediamento aveva votato la sua clamorosa decadenza dall’incarico di consigliere comunale. Il motivo della cacciata? La Regione Lazio non si era ancora pronunciata sulla sua richiesta (tardiva) di beneficiare dell’aspettativa. Perché l’incarico di dirigente regionale è incompatibile con quello di consigliere comunale. (Leggi qui Giulio ritira il ‘premio’ ma perde la tessera: FdI lo isola).

Unico a difendere in aula De Filippis era rimasto il solo Luigi Parisella. Cioè il candidato a sindaco sconfitto da Beniamino Maschietto al termine del ballottaggio del 4 e 5 ottobre.

Minturno ‘renziana’ tout court

Ma non è tutto. Perché non ci sono soltanto le elezioni di settembre scorso, non ci sono solo i casi di Terracina e Fondi ai quali mettere riparo. Ci sono anche quelle della prossima primavera, Covid permettendo. (Leggi qui Elezioni, rischio rinvio per Roma, Sora e Alatri).

Il Pd ora rischia di finire all’angolo a Minturno. Proprio lì dove si voterà per il nuovo sindaco tra qualche mese.

Gerardo Stefanelli

Gerardo Stefanelli inseguirà il bis. Ma, a differenza del 2016, non imbraccerà più la bandiera del Pd bensì quella renziana di Italia Viva. Il Senatore Moscardelli lo sa. E definendo ancora una volta «doloroso l’abbandono di Gerardo», ammette una cosa. Che «l’alleanza che governa a Minturno, tutto sommato, è quella che c’è a Palazzo Chigi. Se quella di Stefanelli è stata una buona amministrazione, il merito è anche dei nostri due assessori presenti in Giunta. Cioè Imma Nuzzo e Piernicandro d’Acunto. Il sindaco deve riconoscercelo».

Stefanelli sta pensando di superare l’opzione del Pd “flirtando” con pezzi di Forza Italia (Massimo Signore) e alcune liste civiche? Il tono del Senatore Moscardelli diventa più serioso: «Questa segreteria provinciale ha sempre concesso autonomia di scelte al Partito a livello locale. Se gli amici di Minturno volessero fare altre scelte le motivino. Poi vedremo, tutti insieme, quali potrebbero essere gli scenari elettorali alternativi».

Il caso Formia

A Moscardelli fa male vedere il Pd in alcune realtà della provincia di Latina attestarsi con percentuali da prefisso telefonico.

Claudio Marciano

E’ il caso di Formia. Dove dopo il voto amministrativo del giugno 2018 il Pd è presente in consiglio comunale con il solo ex candidato a sindaco Claudio Marciano. Quest’ultimo è stato l’unico a non firmare, perché era assente, un documento con “tutte le minoranze” riu nite al Bajamar. Documento per denunciare la “non amministrazione” del sindaco Paola Villa. (Leggi qui “Stressiamo Villa in consiglio e spingiamola a mollare”).

Moscardelli sottolinea che a Formia il rinnovamento del partito è stato avviato. Avviato con l’elezione alla segreteria e alla presidenza di Luca Magliozzi e di Gennaro Ciaramella. Tuttavia sa che il Partito, dopo aver guidato la città a più riprese, deve fare un altro sforzo. Politico e culturale.

Il Pd non deve farsi trovare impreparato. Questo qualora si presentasse la possibilità di mandare a casa l’amministrazione del sindaco Villa. Team la cui gestione è simile «ad un fan club. All’interno del quale è inesistente l’incapacità nei rapporti di coalizione».

La dottrina Bartolomeo

Moscardelli condivide la scelta dell’ex sindaco Sandro Bartolomeo di «ricostruire un modello amministrativo all’avanguardia. Modello competitivo ed innovativo. Per lavorare, a fianco di forze politiche serie e responsabili. Per tentare, grazie ad un programma di rilancio che Formia merita, di vincere le prossime elezioni amministrative».

L’ex sindaco di Formia, Sandro Bartolomeo

Aggiunge Moscardelli: «Quando ci saranno non lo so. Ma Sandro ha mille e mille ragioni da vendere. Le ha quando sostiene che il Pd dogmatico e fideistico, che baratta la dignità politica a tutti i costi, corre il rischio di fare la fine di quello di Fondi. Che è all’opposizione da quasi un trentennio. Dobbiamo abbandonare queste inutili tentazioni. tentazioni che l’elettorato non ci perdonerebbe ancora una volta.

Poi la chiosa: «Il Pd non vuole e non può essere un Partito di testimonianza. Partito buono per una stagione e da scartare per un’altra».

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