Pd, e adesso l’intera area di Antonio Pompeo si guarda intorno

Dopo il durissimo scontro in direzione tra il presidente della Provincia e il consigliere regionale Sara Battisti. Il richiamo all’unità di Nicola Zingaretti è naufragato, si è tornati alla contrapposizione di cinque anni fa. Sfiducia reciproca e ostilità tra le componenti. Ma il punto è che ieri sera in sede di riunione congiunta tra direzione e assemblea i presenti erano una trentina. Così non si va da nessuna parte.

Non è cambiato nulla, non cambierà mai nulla. Il Partito Democratico non riesce mai a trovare l’unità in provincia di Frosinone: cambiano i segretari nazionali, mutano quelli regionali, ma non c’è niente da fare. (leggi qui Grosso scazzo alla Direzione Pd: l’ira di Pompeo contro Battisti)

Da una parte l’area maggioritaria di Pensare Democratico, quella di Francesco De Angelis, Mauro Buschini e Sara Battisti. Dall’altra quella di Antonio Pompeo, che ormai ha raccolto in pieno l’eredità politica di Francesco Scalia. Da una parte quelli che sono cresciuti nel Pci-Pds-Ds, dall’altra quelli che le ossa se le sono fatte nella Dc-Ppi-Margherita. Stanno insieme perché nell’ormai lontanissimo 1994 scese in campo Silvio Berlusconi. Certamente sono “mischiati” rispetto alle originarie appartenenze. Nel senso che qualche ex Ds sta con De Angelis e viceversa, ma il senso di sfiducia e di ostilità reciproca è rimasto. Riemerso ieri sera nel durissimo scontro in sede di direzione regionale.

Con il consigliere regionale Sara  Battisti che è tornata sul “post” di Daniele Maura, consigliere provinciale di Fratelli d’Italia con delega alla presidenza dell’aula. (leggi qui: Maura contro il Lazio Pride innesca la guerra interna nel Pd: fuoco amico su Pompeo). Chiedeva una sconfessione pubblica da parte del presidente della Provincia Antonio Pompeo, che ha risposto urlando che non soltanto stiamo parlando di un ente di secondo livello (dove maggioranza e opposizione contano fino ad un certo punto), ma che alle elezioni per il rinvio dei consiglieri provinciali la maggioranza ponderata ce l’ha il centrodestra. Da qui una sorta di Patto d’aula su scala minore, quel Patto d’aula costruito da Mauro Buschini e che alla Regione Lazio ha consentito a Nicola Zingaretti di far volare l’anatra zoppa uscita dalle urne. Quel patto d’aula che ha portato alla Pisana all’attribuzione di una vicepresidenza del consiglio ad un esponente del Movimento 5 Stelle (Devid Porrello) e ad uno di Forza Italia (Adriano Palozzi) poi sostituito da Pino Cangemi, sempre di centrodestra.

Furibondo lo scontro di ieri pomeriggio presso il ristorante Memmina. Fortunatamente tra pochi intimi, considerando che tra Direzione ed Assemblea provinciale erano presenti non più di una trentina di persone. Pochissime. Magari per il caldo, magari per il fatto che l’analisi del voto avviene dopo tanto tempo dal voto stesso (26 maggio).

Ma al di là di tutto resta un Pd destinato a non andare da nessuna parte. Perfino quando sono tutti d’accordo, come sul sostegno al Lazio Pride. Pompeo ha dato il patrocinio due volte, come Provincia e come Comune di Ferentino. E lo stesso Daniele Maura ha sottolineato in aula che la linea politica dell’ente era comunque quella dettata da Antonio Pompeo. Ma la contrapposizione c’è. Simile a quella del 2014, quando il Pd si spaccò proprio sulla presidenza della Provincia.

E oggi che Nicola Zingaretti chiede unità ad ogni costo, nulla è cambiato. Nell’area di Antonio Pompeo ci sono diversi amministratori: ieri il telefonino del presidente della Provincia è stato sommerso di chiamate e di messaggi di ogni natura. Cresce la voglia di vedere se e come nascerà un Partito di Carlo Calenda o qualche altra cosa, come ha lasciato intendere il sindaco di Milano Beppe Sala.

Il rispetto e il sostegno verso Comunità Lgbt non è in discussione, però evidentemente nel Pd c’è chi sente il bisogno di diversificare le posizioni. Antonio Pompeo è sindaco di Ferentino, presidente della Provincia e dell’Upi Lazio. Un elemento di spicco del Pd, perfino a livello regionale. Esattamente come Francesco De Angelis, Mauro Buschini e Sara Battisti. Ma l’unità non c’è. Perciò l’intera componente di Pompeo, la stessa che fu di Scalia, si guarda intorno.

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