Pd e Cinque Stelle, questione di sopravvivenza e di sardine

Cresce la convinzione che il Governo possa terminare il mandato, arrivando cioè al 2023. Ma è lo scenario successivo che dovrebbe preoccupare Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio. Dall’opposizione Salvini e Meloni stanno crescendo in modo esponenziale. La svolta rigenerante potrebbe arrivare dalle 'sardine'

La convinzione che la legislatura possa arrivare alla fine, vale a dire al 2023, esiste. Perfino Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, non esclude uno scenario del genere. Perché nella maggioranza giallorossa in diversi cominciano a dire che in ogni caso le sconfitte alle regionali non possono mettere in discussione il Governo.

Le sardine in piazza a Bologna

In realtà il punto è un altro. Il Movimento Cinque Stelle non vuole tornare alle urne perché sa che verrebbe ridimensionato. Mentre nel Partito Democratico l’ala “ministeriale”, guidata dal “Cardinale” Dario Franceschini, è molto forte. Poi c’è Italia Viva di Matteo Renzi, che rischierebbe grosso ad andare al voto subito, senza cioè essersi organizzata e strutturata sul serio. Ma potrebbe reggere un Paese nel quale le opposizioni vincono la maggior parte delle regionali e dimostrano di essere ampiamente maggioritarie?

Non è una domanda banale, perché il rovescio della medaglia è che a indirizzare l’Italia sarebbero forze politiche minoritarie. Vero è che siamo una Repubblica parlamentare, ma esiste pure un consenso reale che non può essere tenuto sempre in secondo piano.

Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) stanno crescendo in maniera esponenziale all’opposizione e continueranno a farlo. Silvio Berlusconi (Forza Italia) ha detto di non essere soddisfatto dei sondaggi, ma che comunque gli “azzurri” rappresentano una sorta di “scudo” per la Lega in Europa.

Matteo Salvini

Matteo Salvini ha capito l’errore commesso durante la sua esperienza da vicepremier ed ha cominciato a rivedere sia i toni che i contenuti. Ha capito che erano sbagliate le felpe, le urla su ogni palco, l’odio contro un nemico tutti i giorni diverso. Messaggi efficaci ma che hanno mobilitato la Chiesa, l’Economia che con le chiacchiere ci fa poco e vuole sostanza. Devastante è stata soprattutto l’ipotesi di scardinare l’Alleanza Atlantica, creare un corridoio con i sovranisti del Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovcchia).

Il Matteo Salvini visto ieri a Roma è profondamente diverso. Più tranquillizzante. Più cinico. (leggi qui La profezia di Salvini: “Voteremo per Roma, Regione e Italia”). E se dovesse scantonare, gli americani stanno già iniziando a fare quattro chiacchiere con Giorgia Meloni.

Insomma, il centrodestra c’è. Ha avuto il tempo di metabolizzare il collasso del Governo gialloverde e rimettersi in rotta.

È esattamente il tempo che non ha avuto Nicola Zingaretti. Voleva usare lui questo periodo per riorientare il Partito Democratico. Fornirgli quella serie di cambiamenti ideologici e culturali che eliminassero i comitati d’affari ed aprissero il Pd ad un dibattito vero, inclusivo, capace di aggregare quelle forze che si sono allontanate dalla politica e dalla sinistra, deluse dai contenuti sempre più centristi, generici, poco ideali, del tutto sganciati dalla realtà moderna: ambiente, nuove povertà, nuovi mestieri.

Nicola Zingaretti

In questo senso la novità potrebbe arrivare dalle sardine: stanno riempiendo ogni giorno le piazze, in ogni parte d’Italia: dicendo dovunque e con chiarezza no ai principi della Lega. Sono fatte in parte da quei giovani che Zingaretti voleva aggregare, dai delusi della sinistra e del Cinque Stelle.

Potrebbero essere loro l’elemento di svolta. Evitando il rischio più grande che ora corrono Pd e Cinque Stelle. Perché se si arrivasse al 2023 nelle condizioni di oggi, non ci sarebbero i presupposti per gestire una eventuale sconfitta. Questo è il punto vero. In altri termini, la sopravvivenza politica.

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