Pd e Fratelli d’Italia, licenza di inciucio alla Provincia

Continua nel sostanziale silenzio delle coalizioni e dei partiti l’asse di ferro tra Antonio Pompeo e il gruppo di Fratelli d’Italia. Ma in primavera si vota per il rinnovo dei consiglieri e difficilmente Ottaviani e Fantini faranno finta di nulla.

Quando nella scorsa consiliatura c’era l’accordo tra il Pd e Forza Italia per sostenere Antonio Pompeo, un giorno sì e l’altro pure partivano attacchi politici fortissimi. Dall’interno del Pd per esempio, contro il presidente della Provincia. Ma pure dagli alleati di centrodestra degli “azzurri”. Nei confronti di Mario Abbruzzese per esempio. Alla fine si arrivò alla rottura.

Patto di ferro Pompeo-Fratelli

Massimo Ruspandini (FdI)

Stavolta invece è diverso. C’è un sostanziale accordo di ferro tra il presidente della Provincia Antonio Pompeo e Fratelli d’Italia.

Daniele Maura, che svolge il ruolo di presidente dei lavori dell’assemblea, è un fedelissimo da sempre del senatore Massimo Ruspandini, il padre-padrone del partito di Giorgia Meloni in Ciociaria. Il quale sa perfettamente come stanno le cose e quindi di fatto “tollera” un’intesa che ha poco a che fare con qualunque tipo di dinamica.

Gli unici a protestare sono i due esponenti di Forza Italia, Gianluca Quadrini e Gioacchino Ferdinandi. Ma lo fanno a corrente alternata, senza dare continuità alla loro posizione.

Circa un anno fa il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani manifestò tutta la sua contrarietà. Ora è coordinatore provinciale della Lega e quindi potrebbe tornare all’assalto. Non è escluso che possa farlo, magari nell’immediatezza di appuntamenti elettorali importanti. Ma per adesso tutti zitti.

Perfino all’interno del Partito Democratico. L’unica che ci provò fu la consigliera regionale Sara Battisti, che però venne isolata.

Provincia, problema di identità

I corridoi di Palazzo Iacobucci

Il problema è di prospettiva. Cosa sono oggi le Province e quale deve essere il loro ruolo? Quando Antonio Pompeo ha messo piede a palazzo Iacobucci da primo presidente eletto dopo l’inutile riforma Delrio – Renzi ha trovato tra quegli stanzoni bui i fantasmi di un passato fatto di politica.

In quel Palazzo sono passati i destini di alleanze finite poi sui tavoli nazionali. Come avvenne con la famosa staffetta tra il democristiano Valentino D’Amata ed il socialista Massimo Struffi: il passaggio di testimone tardò al punto da diventare un caso per le Segreterie politiche romane. La stessa cosa accadde quando Frosinone fu l’unica provincia in Italia tra quelle centriste a non avere un governo di Pentapartito: Dc – Psi – Psdi – Pri – Pli; accadde che dopo tre notti e due giorni trascorsi a dividere con il bilancino le centinaia di incarichi che all’epoca esistevano negli enti intermedi, nulla si fosse trovato per i Liberali. Ai quali non rimase che revocare il loro appoggio, del tutto ininfluente.

Gli aneddoti sarebbero centinaia: tutti appartenenti ad un mondo di fantasmi. Con i quali Antonio Pompeo ha preferito non perdere tempo ad organizzare sedute spiritiche. Piuttosto si è seduto nel suo nuovo ufficio ed ha tracciato, tra i primi in Italia quella che riteneva dovesse essere la nuova mission.

Altre Province italiane sono collassate, altre si sono limitate a pagare gli stipendi in attesa di una liquidazione imminente e mai più avvenuta. Frosinone no e non è un caso che Pompeo abbia ricevuto un ruolo di peso all’interno dell’Unione delle Province Italiane.

La visione di Provincia che non c’è

Palazzo Iacobucci, sede della Provincia

Le Province, nella visione di Antonio Pompeo, poco o nulla hanno a che vedere con la politica: sono Enti nei quali si amministra. E con margini talmente risicati che c’è poco di politica da fare.

Tanto per fare un parallelo: ai tempi di Francesco Scalia presidente, la scelta politica della Provincia di Frosinone fu netta e decise di costruire una serie di scuole convertendo gli affitti in rate per pagare i lavori alle imprese, puntò sugli incentivi ai negozi ed alle imprese che collocavano i giovani per un periodo di formazione generando così centinaia di assunzioni, creò strade e svincoli strategici come il casello A1 a Ferentino e lo svincolo alla Folcara di Cassino; puntò su un Aeroporto che solo una congiura impedì di realizzare.

Oggi Antonio Pompeo ha meno di un’unghia di quei margini. Perché le Province di oggi non hanno i soldi, non hanno i dipendenti, non hanno le competenze su quelle materie. Restano tre soldi per rifare l’asfalto, due per le tapparelle nelle scuole, uno per qualche evento culturale.

Pompeo ha rinunciato alla politica, puntato sull’amministrazione. Piaccia o no è una visione delle cose. (Leggi qui Pompeo – Maura: il Patto è servito, ma non chiamatelo inciucio).

Lo scenario ora cambia

Una seduta del Consiglio Provinciale

Chi ha una visione più classica delle cose, riconosce che le Province sono enti di secondo livello, ma un’alleanza tra Pd e Fratelli d’Italia non sta scritta da nessuna parte.

E ora lo scenario potrebbe cambiare.

In primavera si tornerà alle urne per eleggere i 12 consiglieri provinciali. Nell’aprile 2018 Forza Italia e Fratelli d’Italia si presentarono in un’unica lista. Stavolta difficilmente sarà così, anzi è probabile che possa definirsi un accordo tra Lega e Forza Italia. Per cercare di mettere all’angolo Fratelli d’Italia, che alle comunali è pronta ad andare per conto proprio.

Nel Partito Democratico, invece, Antonio Pompeo, proverà a dire la sua per lasciare una “impronta” sull’ultimo scorcio del suo mandato. Ma bisognerà vedere quali saranno le scelte del neo segretario Luca Fantini.

Complicato che alla Provincia i vertici dei Partiti possano consentire la prosecuzione di quello che nella precedente consiliatura, quando l’accordo era tra Pd e Forza Italia, veniva definito “inciucio”.

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