Pd, l’eterna notte dei lunghi coltelli

Non è vero che la sconfitta alle comunali di Frosinone è stata ormai assorbita dal Partito Democratico.

 

Le dimissioni del segretario del circolo cittadino Norberto Venturi e del presidente Francesco Brighindi hanno rappresentato un passo che non è stato colto nel suo significato politico. Perché l’obiettivo è quello di “normalizzare” il circolo attraverso il solito congresso che si svolgerà ad ottobre, congresso basato sugli iscritti. Quindi interno, non aperto per esempio alle primarie.

 

Venturi non è uno che se la tiene: doveva essere il candidato sindaco, poi ha accettato un passo indietro per sostenere Fabrizio Cristofari, ma non ha potuto accettare che per Francesco De Angelis la responsabilità della disfatta fosse del circolo cittadino. Fa parte della mozione di Andrea Orlando e intende sostenere Nicola Zingaretti magari anche attraverso una candidatura alle regionali nella lista civica del presidente. Nel frattempo è corteggiato, esattamente come Fabrizio Cristofari, da Mdp di Speranza, Rossi, Bersani e D’Alema e da Campo Progressista di Pisapia e Smeriglio.

Dopo il j’accuse (contro Cristofari) in sede di direzione provinciale del Pd, è (ri)scomparso l’ex sindaco Michele Marini. (leggi qui) Pure lui è nella lunga lista degli scontenti. In buona compagnia.

 

Il punto è che la resa dei conti si terrà alle regionali, nel senso che bisognerà vedere a chi andranno i voti dei tanti scontenti: Cristofari, Venturi, Marini. Sono voti che potrebbero determinare l’elezione o la mancata elezione.

 

Fra le altre cose bisogna capire se il sindaco di Ferentino Antonio Pompeo sarà o meno della partita alle regionali: c’è tempo per decidere, lui il consenso sul territorio ce l’ha, ha fatto le prove generali nelle varie assemblee dei sindaci. Vuole analizzare equilibri e scenari, quindi si confronterà con il senatore Francesco Scalia e poi deciderà. Mauro Buschini, assessore regionale in carica, sta cercando di capire su chi potrà contare e sui chi no.

A pochi giorni da settembre nel Pd c’è qualcosa di nuovo . Anzi, di antico: divisioni e resa dei conti. Con le elezioni che diventano l’occasione per far perdere l’avversario interno.

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