Pd, dopo la scissione scatta l’assedio ad Andrea Casu

Foto: © Imagoeconomica, Benvegnu' Guaitoli

La scissione di Matteo Renzi lascia le sue truppe sui territori come la divisione Aqui a Cefalonia: senza ordini e senza missione. Scatta l'assedio al segretario Renziano di Roma Andrea Casu.

La scissione a freddo di Matteo Renzi rompe la diga che era stata costruita intorno ad Andrea Casu, il segretario renziano del Pd di Roma città: unica bandiera rimasta al rottamatore in un Lazio completamente in mano all’alleanza che nello scorso congresso ha visto insieme Nicola Zingaretti, Bruno Astorre (Area Dem di Franceschini) e Francesco De Angelis (Pensare Democratico).

Il segretario del Pd di Roma Andrea Casu

Tranne qualche scaramuccia, la Segreteria di Andrea Casu finora non era stata presa d’assalto, riconoscendo al giovane segretario l’impegno messo in campo per ricostruire un Partito ridotto in macerie, senza quasi più sezioni, con molti conti non solo politici lasciati aperti.

Il caso… Casu

La scissione di Renzi ora apre un caso… Casu. A rompere gli argini sono stati sei componenti della Direzione cittadina del Pd di Roma.

«Il Pd di Roma ha bisogno di discutere e di una guida forte e autorevole. Si hanno notizie di Andrea Casu, segretario romano del Pd?» hanno domandato oggi Valeria Baglio, Marco Ciarafoni, Roberto Fera, Maurizio Marrale, Monica Schneider e Giovanni Zannola, della Direzione romana del Partito democratico.

È solo la conseguenza dei movimenti messi in campo già mercoledì sera: insieme a tanti dirigenti territoriali i 6 dirigenti hanno invitato il segretario a convocare ad horas gli organismi dirigenti del Partito. «Si è formato un governo. Si è consumata una grave e pericolosa scissione. Roma vive il dramma di essere anche mal governata e purtroppo perdura un silenzio assordante quando, di contro, occorrerebbe avviare una riflessione collegiale e assumere le conseguenti decisioni di mobilitazione. Quando durera’ il silenzio del segretario Andrea Casu?».

Luciano Nobili

È la fine della tregua. I sei dirigenti mettono nel mirino la scissione. Chiedono a Casu di prendere posizione: con il Pd o con Renzi. «Quando si hanno ruoli apicali – sottolineano gli esponenti della Direzione romana del Pd- non si può rimanere inermi. Occorre assumersi le responsabilità fino a prospettare l’esigenza di trattare dubbi e perplessità personali nei luoghi deputati».

Da qui la richiesta di convocare la direzione romana perché il Partito ha bisogno di una guida forte e autorevole. 

Rimettere il mandato in Direzione

L’impressione è che sui territori le truppe di Matteo Renzi si siano ritrovate nel ruolo della divisione Aqui, abbandonata al suo destino mentre era di stanza a Cefalonia.

La scissione voluta dal rottamatore ha rottamato anche una parte di quello che fino ad oggi è stato il suo seguito. Ed ha scosso dalle fondamenta il Partito romano: per la terza volta in pochi mesi, dopo l’elezione di Bruno Astorre a segretario regionale del Lazio e quella di Nicola Zingaretti a segretario nazionale del Pd.

Roberto Giachetti nel pomeriggio si è dimesso dall’Assemblea capitolina. Insieme a Luciano Nobili ed altri esponenti renziani valutando il da farsi sul piano politico, divisi tra la permanenza nel Pd e la confluenza nel nuovo soggetto Italia Viva. Andrea Casu è chiuso da giorni in un profondo silenzio, sia con la stampa che con i colleghi di Partito. Un silenzio che sta innescando raccolte di firme tra i militanti e prese di posizione di molti amministratori, dirigenti e iscritti. Tutti chiedono l’immediata convocazione degli organismi dirigenti cittadini.

Roberto Giachetti

Casu, stando alle indiscrezioni raccolte in giornata dall’agenzia Dire, nel caso in cui scegliesse di rimanere nel Pd avrebbe deciso di seguire l’esempio del capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci che ieri ha rimesso al gruppo parlamentare il suo mandato, con l’obiettivo di fugare ogni possibile dubbio che la scelta di rimanere nel Pd possa essere legata al mantenimento dell’incarico.

Il segretario romano, trovandosi tra due fuochi – l’indecisione personale da un lato, le pressioni dei capicorrente dall’altro – avrebbe così deciso di presentarsi dimissionario alla direzione federale che sara’ convocata entro la prossima settimana al Nazareno.

L’entropia di Paciotti

A mettere un po’ di sale sulle ferite romane è intervenuto Marco Pacciotti, componente della direzione nazionale del Partito Democratico.

«Purtroppo le ricostruzioni giornalistiche di queste ore derivanti dall’assenza di chiarezza creano ulteriore entropia. In questa occasione, il gruppo dirigente deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità prendendo atto della nuova fase che si apre e mettendo la nostra comunita’ politica nelle condizioni di affrontare con serenità e consapevolezza le sfide che ci attendono».

Le dimissioni di Giachetti

Nel pomeriggio Roberto Giachetti ha tracciato una rotta. Ha deciso di rassegnare le sue dimissioni da consigliere dell’Assemblea capitolina, dove era entrato come candidato sindaco del Partito democratico nel 2016 quando venne sconfitto da Virginia Raggi.

Al suo posto, una volta formalizzate le decisioni, scorrendo le liste dei non eletti Pd dovrebbe entrare in Campidoglio Anna Paola Concia, anche lei renziana: Concia potrebbe confluire nel Misto come espressione di Italia Viva.

Giachetti e Boschi

Una decisione quella di Giachetti che non è stata condivisa dal Gruppo Pd Capitolino. “Non condividiamo la decisione di Roberto Giachetti di dimettersi dal gruppo del Partito Democratico, ma la rispettiamo». Il Gruppo mette in evidenza che la decisione è maturata in un confronto col gruppo consiliare del Pd, avvenuto questa mattina presso la sede dei gruppi.

Corsetti resta

Resta nel Pd il Consigliere Orlando Corsetti. In serata ha smentito le voci di una sua possibile adesione ad Italia Viva. «Continuerò a lavorare ed a fare le mie battaglie nel Partito Democratico. Pur rispettando la decisione di Matteo Renzi, ritengo che le ragioni politiche della scissione siano difficili da comprendere, ancor piu’ in un momento come questo in cui e’ in atto una vera e propria sfida di cambiamento, come quella che sta portando avanti Nicola Zingaretti».

Assicura lealtà al Pd ed al Segretario. Invece Andrea casu ancora non si sa.

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